mercoledì 10 gennaio 2007

Il matrimonio civile

Il 30 dicembre una coppia di carissimi amici di vecchia data si sono sposati. Per problemi organizzativi e anche per questioni riguardanti le loro convinzioni personali hanno alla fine deciso di sposarsi al comune. Sarà stata la sala rossa del Campidoglio, o la presenza del mitico sindaco Walter Veltroni, o anche probabilmente il fatto che per la prima volta mi è stato chiesto di fare da testimone in una occasione così importante, ma devo confessare che ho vissuto l'evento con molta emozione.

Ora voglio approfittare di questa esperienza vissuta per fare alcune considerazioni sul matrimonio civile e sulle differenze che ho riscontrato tra quest'ultimo e quello religioso. Innanzitutto, ho ritenuto la "cerimonia" molto dignitosa e sicuramente la presenza del sindaco ha aggiunto quel tocco di ufficialità che è necessaria in questi momenti. La "pecca" principale non l'ho riscontrata, come tutti pensano quando confrontano i due tipi di matrimonio, nel fatto che la cerimonia è molto più breve e meno sontuosa. Questi sono dettagli inessenziali per una coppia di persone che hanno deciso di sancire in modo ufficiale la loro volontà di continuare insieme il loro percorso per il resto della vita.

Semmai la vera differenza che ho riscontrato è stata nel fatto che nella cerimonia non viene mai dichiarata la presenza di un "terzo" quale garante e aiuto del proposito annunciato dagli sposi. I testimoni "confermano di aver ascoltato la risposta affermativa degli sposi". Il pubblico ufficiale "in nome della legge li dichiara marito e moglie". La società civile riconosce e ufficializza il legame matrimoniale ma, almeno nella forma (che purtroppo spesso è la sostanza delle cose), nessuno si prende in carico la nuova coppia per sostenerla, aiutarla, portarla innanzi nel cammino matrimoniale. Nessuno viene riconosciuto come origine di questo legame che è in sostanza "autogestito" dagli sposi stessi. Sappiamo che in realtà non è così: le famiglie di origine, gli amici, anche alcune istituzioni per fortuna sono davvero disponibili a svolgere questa preziosa funzione di sostegno per chi si propone di avventurarsi in un cammino così impegnativo.

Nel matrimonio religioso però c'è innanzitutto un "Terzo" che viene invocato come originatore, sostenitore e garante del legame d'amore degli sposi. E' Dio che fa scaturire questo sentimento, Dio che unisce in matrimonio, Dio che si fa garante di sostenere gli sposi nel cammino futuro. Gli altri, testimoni, amici, parenti, istituzioni civili e religiose, sono o dovrebbero essere gli strumenti con cui Dio si rende presente per i due che intendono unirsi nel vincolo matrimoniale.

Durante la cerimonia civile, come dicevo, sono stato molto emozionato. E' stato davvero un bel momento, che ha rinforzato l'amicizia con i due amici e ha sancito qualcosa di davvero importante per loro e per noi. Tuttavia, pensandoci a freddo, ho sentito un po' la mancanza di quel "Terzo"...

Voi che ne pensate?

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