domenica 9 maggio 2010

L’arrivo nel Nuovo Mondo

Appunti di viaggio  - New York Maggio 2010 - (1)

La casa e’ immersa nel silenzio, sono le 7 di mattina. Mi trovo nel New Jersey, non distante da New Jork, e sono ospite di una carissima famiglia di amici di vecchia data, conosciuti sin dai tempi dell’universita’. Ripercorro mentalmente le due giornate vissute finora di questo meraviglioso viaggio…

A Fiumicino, arrivo nel terminal dedicato ai voli “a rischio” e, dopo le pratiche di accettazione, mi trovo di fronte alla solita disomogenea fila che si forma di fronte ai metal detector per i controlli di sicurezza. Ma vengo avvisato da una gentile poliziotta che, se voglio, posso sottopormi al controllo mediante il “body scanner”. Incuriosito, nell’arco di pochi secondi vengo professionalmente fatto transitare per un corridorio parallelo, e attraverso a braccia alzate il passaggio all’interno della macchina (una sorta di fratello maggiore degli accessi a porte semoventi che si usano per entrare in banca). Quasi non mi accorgo dei sensori che rapidamente effettuano la scansione. Guardiamo il risultato insieme all’addetto alla sicurezza: a parte la zona delle ascelle (un po’ sudata?) e’ tutto a posto, e cosi’ nell’arco di mezzo minuto ho saltato praticamente tutta la fila. Ora mi chiedo: sono io che ho la faccia da body scanner, o gli altri avevano rifiutato la nuova tecnologia? La cosa piu’ divertente e’, pero’, che dopo tanta tecnologia, chi ha superato i controlli viene stipato in un piccolo autobus per raggiungere i gate veri e propri, in quanto il terminal 5 si trova in una zona distaccata dello scalo e per raggiungere i gate c’e’ un bel di strada da fare. Nel tragitto diamo anche un passaggio a un paio di addetti alle pulizie e a qualche hostess… Forse sono io un po’ paranoico, ma non mi sembra il massimo della sicurezza mischiare in questo modo il personale viaggiante, i passeggeri e degli impiegati di terra che vorrei sapere quanto siano sottoposti a controlli di sicurezza nell’arco della loro giornata lavorativa.

Comunque il viaggio trascorre in tutta tranquillita’. Dopo 6 bicchieri d’acqua, due succhi d’arancia (la birra costa 6 dollari), un pranzo accettabile, uno snack abbondante, un paio di cioccolatini, due film divertenti, qualche pagina della guida di New York, qualche altra pagina dell’ultimo fantasy di Martin, un po’ di chiacchiere con il mio vicino di posto, un ragazzo che da Torino va a Boston passando per Roma e New York, e soprattutto dopo tre caffe’ lunghi, per cercare di non dormire durante il volo in modo da assorbire meglio il fuso orario, si arriva a destinazione.

Ai controlli di sicurezza momento di tensione: trasporto alcuni oggettini di un certo “valore affettivo” (principalmente cibo e suppellettili di arredamento) che sto portando agli amici, e che non so se scrivere o meno nella dichiarazione doganale che bisogna compilare. Alla fine opto per una soluzione salomonica: dichiaro un valore inferiore ai cento dollari, stima plausibile, e specifico che tra gli oggetti c’e’ anche del cibo in “sealed bags” ovvero in scatole sigillate, come mi era stato consigliato di fare. Al controllo doganale vengo fatto deviare su una corsia specifica per il controllo alimentare. La tensione sale. La valigia passa tramite vari sensori, scanner, e mi trovo costretto a rispondere a un paio di domande in piu’  da parte di un energumeno niente affatto amichevole. Mi accompagnano verso una sala separata. La tensione sale ancora. Avro’ violato qualche legge federale a mia insaputa? Quando la sala in cui sto entrando si rivela essere solo un’anticamera con porte scorrevoli verso l’uscita dell’areoporto, tiro un sospiro di sollievo.

Sono arrivato in America!

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