mercoledì 26 gennaio 2011

Come iniziò la fine dell’era cristiana

Quella che vi voglio raccontare è una storia di ordinaria follia ecclesiale andata in scena dal settembre al dicembre scorso nelle marmoree stanze di alcune delle principali basiliche cristiane romane, che dovrebbe farvi capire lo stato della vita ecclesiale nella nostra amata Roma, moderno baluardo del cattolicesimo e sancta sanctorum dei valori morali e religiosi del nostro tempo.

church_ruinsIpotizziamo che un giovane adulto sui 35, un professionista con un buon lavoro, già impegnato nel mondo dell’associazionismo cattolico e laico, e in particolare nel campo del dialogo interreligioso e interculturale, che chiameremo per semplicità l’Illuso, decida di promuovere una nuova serie di incontri di formazione e riflessione spirituale in una delle associazioni di cui fa parte. Lo scopo: creare un gruppo di persone nuovo rispetto agli abituali frequentatori dell’associazione, con cui intraprendere un percorso, a cadenza mensile, per promuovere il rispetto e il dialogo tra i diversi credi e informare sui problemi storici del Medio Oriente in questo campo, che proprio il fondatore dell’associazione ha sperimentato sulla propria pelle. Subito nascono le prime resistenze da parte della Direzione dell’associazione, in quanto viene sollevata eccezione che questo percorso non sia appropriato rispetto a quanto fa l’associazione da anni: si scrivono quindi mail e papielli, telefonate fiume per raddrizzare la rotta, e dopo un mesetto di discussione in cui si è cercato di trovare dei compromessi ragionevoli, il tutto rischia di nuovo di venire abortito perché “non prioritario per il percorso che l’associazione vuole proporre”, tuttavia alla fine l’Illuso riesce a convincere la Direzione quanto meno a tentare di organizzare gli incontri valutando man mano come vanno le cose, e ne riceve dunque mandato.

Iniziano i lavori: si scrivono le prime tracce degli incontri, si confeziona un volantino, si sceglie un nome per l’iniziativa. Tutto sembra procedere bene, rimane però da organizzare i dettagli logistici. Il luogo deputato a ospitare una prima serie di questi incontri mensili, viene individuato in una delle basiliche del centro di Roma, quartiere ideale per raccogliere da tutta la città un bacino ampio di persone, e che ben si presta a iniziative di questo genere, anche per la sua prossimità ai numerosi collegi e università pontificie. L’Illuso immagina un percorso ormai in discesa, superate le difficoltà interne, visto che sembra molto facile trovare una chiesa che ospiti degli incontri di tal fatta nel cuore della cristianità, dove nel raggio di duecento metri ci sono più di venti basiliche… Si tessono così i primi contatti: viene interessato un prete romano già amico dell’associazione, che vive proprio in una chiesa del centro, ma che subito mostra le prime difficoltà. Pur manifestando vivo interesse per l’iniziativa, non ha infatti la possibilità di organizzare nulla nella chiesa dove vive in quanto la struttura è affidata a delle suore che tutto il giorno (e la notte) hanno da fare preghiere e giaculatorie nella chiesa stessa.

L’illuso non si scoraggia, forte della sua amicizia da molti anni con i gesuiti, prova a coinvolgere un padre gesuita già sua guida spirituale, ora in un’altra città, a fornire idee su quale potrebbe essere il luogo migliore per gli incontri  e la persona da contattare: ne escono alcuni nomi di altri padri gesuiti che ora sono responsabili di comunità proprio nel centro di Roma. E’ fatta: basterà contattare questi padri, forti di tanta referenza, e non si avranno problemi!

Si parte così da una delle più belle basiliche del centro di Roma, progettata dal Bernini, il cui responsabile è un padre gesuita che è anche direttore di uno dei principali centri per l’accoglienza dei rifugiati nella Capitale. Ovviamente non si riesce a parlare direttamente con lui, perché è spesso all’estero, molto impegnato, ma l’Illuso è comunque fiducioso, perché ha avuto l’opportunità di parlare e a lungo, con dovizia di particolari sui dettagli dell’iniziativa, con un gesuita più giovane, compagno di comunità del responsabile più anziano, che si è mostrato entusiasta della cosa! Passano le settimane, proseguono le telefonate, i contatti, le cene con il gesuita giovane, volenteroso e promettente, che rincuora nonostante le difficoltà, perché “sai in comunità ci sono padri più tradizionalisti, più conservatori, ma ne parleremo di nuovo la settimana prossima”, “sai il padre ora è fuori ma ne vuole parlare insieme un pomeriggio, vorrebbe incontrarvi”. E allora l’Illuso fissa un incontro, chiede un permesso al lavoro, sta per attraversare la città il giorno prefissato, chiama il centro dove dovrebbe avvenire il fatidico appuntamento per la conferma, ma “no oggi non l’abbiamo visto il padre, non le conviene venire con il rischio di non trovarlo, sarà stato trattenuto altrove”. La settimana seguente, la risposta definitiva, mortificata, da parte del gesuita più giovane: “sai i padri hanno pensato che in una basilica dove da anni non si fanno attività pastorali non sia il caso di iniziare ora”. Lascio ogni commento a voi che leggete.

Ma ancora l’illuso non si arrende, infatti lo stesso gesuita si propone di cercare un altro luogo più accogliente, e così avviene. Pochi giorni dopo, in una fredda sera, ci si ritrova in un’altra splendida basilica romana, avvolti dai marmi barocchi e dall’atmosfera di misticismo e spiritualità, per incontrare un altro gesuita responsabile della chiesa, che, assicura il cicerone dell’Illuso, “ha già dato conferma via mail di essere interessato alla cosa”. Ma la realtà è diversa. Il padre, nemmeno anziano, all’avvicinarsi del piccolo drappello al termine della messa, non ricorda di aver mai ricevuto mail sull’argomento, tuttavia, sebbene l’incontro non inizi sotto i migliori auspicii, si mostra accogliente, apre la porta della sacrestia e si mette ad ascoltare quello che, per l’ennesima volta nelle ultime settimane, l’Illuso pazientemente spiega. Vengono descritte le finalità, mostrate le tracce, le carte, tutto sembra procedere per il meglio, ma ad un certo punto il “padrone di casa” gela tutti con un secco “Io penso che se avete problemi a fare quello che fate nelle parrocchie dove già siete, prima dovete risolvere i vostri problemi e poi cercare altrove”. Frainteso completamente il senso di tutto quanto era stato detto, ovvero che questi incontri erano una iniziativa nuova dell’associazione, che continuava a fare tutto quello che faceva e dove lo faceva, e quindi incomprensibile il “cambiare parrocchia per problemi”, problemi inesistenti e di cui l’Illuso rimane allibito, di come anche solo l’interlocutore possa averne pensato l’esistenza. Viene ribadito il tutto, ma di fronte ad un “la nostra chiesa comunque ospita già dei concerti la sera, più di uno al mese, non possiamo fare troppe cose” non rimane che andarsene.

Abbandonata così con rammarico e dispiacere la pista dei gesuiti, rimane un ultimo tentativo, in una grande e centralissima chiesa, dove l’Illuso si rivolge speranzoso inviato da un sacerdote amico dell’associazione. Purtroppo, anche questo tentativo ha vita breve a causa della effettiva mancanza di serate libere all’interno della “settimana tipo” della vita parrocchiale, infatti la chiesa in questione è bersagliata da richieste di ogni tipo essendo il parroco uno dei pochi preti disponibili del centro storico di Roma.

L’Illuso rinuncia così ad organizzare il percorso di incontri mensili. Se ne dispiacciono tutti, formalmente, tuttavia, pervaso da maliziosi retro pensieri, egli non può fare a meno di pensare che forse il dispiacere della Direzione dell’associazione cela in realtà un sentimento di sollievo per il non doversi preoccupare di una nuova serie di impegni da supervisionare e controllare, che forse il rammarico dei preti avvicinati in questi mesi nasconde in realtà un sorriso sardonico per l’aver fatto desistere un altro scocciatore che bussa alle porte della propria chiesa, che forse l’alzata di spalle di alcuni interlocutori contattati nel corso di questa avventura manifesta in realtà un disinteresse ben più profondo verso i temi del dialogo interreligioso e dell’apertura fraterna all’altro.

E l’Illuso non può fare a meno di pensare che chi realmente invece si dispiace di questo esito, è il Signore Gesù, che ancora un volta, come già al momento della sua incarnazione, non ha trovato una casa che potesse ospitarlo. E insieme a lui, forse se ne dispiacciono quelle persone che sono in cerca di un percorso spirituale vivo e vero, di una famiglia cristiana a cui agganciarsi e di cui far parte, e faticano a trovarla proprio nel cuore della nostra cristianissima Roma, condannata dall’incompetenza e dalla totale e assoluta mancanza di professionalità di preti incapaci e opportunisti, all’oblio di ciò che ha di più sacro e di più prezioso.

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