domenica 6 novembre 2011

Il Sistema di Contribuzione alla Chiesa Cattolica in Italia


Mi è stato chiesto da alcuni amici di scrivere un articolo, quanto più possibile autoconsistente ed equilibrato, sul sitema di contribuzione alla Chiesa Cattolica in Italia. 

Questo è il risultato, che condivido con i lettori del mio blog, sperando in un commento sugli aspetti più controversi che vengono qui delineati.

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Il Sistema di Contribuzione alla Chiesa Cattolica in Italia

In questo articolo si daranno alcuni cenni, senza pretesa di esaustività, sul sistema di contribuzione alla Chiesa Cattolica vigente in Italia, in modo particolare per ciò che riguarda il cosiddetto contributo dell’otto per mille dell’imponibile IRPEF, descrivendo le origini storiche della legislazione attuale, legati in massima parte al Concordato tra Stato e Chiesa e ai Patti Lateranensi, e descrivendo la situazione attuale e i possibili sviluppi futuri.

Origini storiche

A seguito della annessione dello Stato Pontifico nel Regno d’Italia, avvenuta nel 1870, e con la conseguente perdita del potere temporale da parte della Chiesa Cattolica, venne riconosciuto da parte del nascente Stato Italiano un danno economico subito dalla Chiesa a causa delle molteplici confische di beni ecclesiastici avvenute in quel periodo. Tale riconoscimento comportò tra l’altro, con i Patti Lateranensi del 1929, nel contesto di una più ampia regolamentazione dei rapporti tra Stato italiano e Chiesa Cattolica, l’impegno da parte dello Stato a pagare direttamente lo stipendio al clero cattolico tramite il meccanismo della congrua.
L'assegno di congrua rappresentava una erogazione mensile effettuata dallo Stato italiano agli esponenti del clero, a guisa di stipendio. Gli importi erogati non erano molto elevati, tanto che spesso venivano stanziate delle somme di integrazione. Per esempio ad un parroco dal 1925 fino al 1944 veniva liquidata la somma annua di 3.500 lire, importo che aumentò gradualmente fino ad arrivare negli anni '50 ad una somma di poco superiore alle duecentomila lire e nel 1986, ultimo anno di pagamento della congrua da parte dello Stato, ad una cifra annua tra gli otto e i dieci milioni di lire.
Quando nel 1948 venne promulgata la Costituzione Italiana, l’articolo 3 sancì che: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Tale principio di uguaglianza anche nei confronti della religione professata dai singoli indusse ad avviare una revisione del meccanismo di sostentamento del clero basato sull’assegno di congrua. Pur volendo continuare a mantenere un sostegno da parte dello Stato nei confronti del clero, si cercò per molti anni di studiare un sistema che fosse aperto anche alle altre confessioni religiose. Tale sistema vide la luce solo il 18 febbraio 1984, con la firma del nuovo Concordato tra l'allora Presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi e il Segretario di Stato Vaticano Agostino Casaroli. Nel nuovo Concordato si stabilì che il sostegno dello Stato alla Chiesa avvenisse nel quadro della devoluzione di una frazione del gettito totale dell’IRPEF, ovvero dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, che comprende la tassazione derivante da redditi fondiari, di capitale, di lavoro dipendente, di lavoro autonomo e di impresa. Il meccanismo di devoluzione che venne studiato prevedeva una scelta da parte del contribuente circa l’ente a cui destinare tale frazione del proprio reddito. La frazione da corrispondere da parte dello Stato alla Chiesa Cattolica, alle altre confessioni convenzionate (per scopi religiosi o caritativi), o allo Stato stesso (per scopi sociali o assistenziali), venne definita in misura dell'otto per mille del gettito totale, in base alle opzioni espresse dai contribuenti contestualmente alla dichiarazione dei redditi. La materia fu regolamentata dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 e da successivi decreti legge e circolari attuative e divenne operativa a partire dalla fine del 1986.
A differenza del meccanismo dell’assegno di congrua, il sistema di contribuzione basato sul versamento dell’otto per mille dell’IRPEF è dunque un sistema aperto anche ad altri enti o realtà, infatti negli anni successivi lo Stato italiano ha firmato intese analoghe a quelle stipulate con la Chiesa Cattolica anche con altre confessioni: nel 1986 con le Assemblee di Dio, nel 1993 con gli Avventisti, nel 1995 con l'Unione delle Chiese metodiste e valdesi e con i Luterani, nel 1996 con le Comunità ebraiche. Ad oggi sono quindi sei le confessioni religiose che possono ricevere l'otto per mille. I Battisti hanno firmato un'intesa con lo Stato nel 1993, ma rifiutano di ricevere l'otto per mille.

Situazione attuale

Il gettito totale dell’otto per mille, ripartito tra le varie realtà convenzionate, risulta pari negli ultimi anni a circa 1.000 milioni di euro. La percentuale di persone che ogni anno sceglie di destinare la quota dell’otto per mille del proprio gettito IRPEF alla Chiesa Cattolica si aggira intorno al 35-40% del totale dei contribuenti: la Chiesa risulta così la confessione religiosa di gran lunga maggioritaria nelle preferenze sia rispetto alle altre confessioni, la cui quota si attesta per ognuna al di sotto dell’1%, sia rispetto allo Stato stesso, che viene scelto esplicitamente solo da circa il 5% della popolazione. Va detto inoltre che tutti i governi italiani, finora, hanno sempre deciso di computare le preferenze di chi non esprime una scelta (comportamento, questo, adottato dalla maggioranza della popolazione) non allo Stato stesso, ma in maniera proporzionale rispetto alle scelte esplicitamente espresse. Ciò comporta ad esempio che alla Chiesa Cattolica vengano computate circa l’85% delle preferenze ai fini della ripartizione del gettito. Questo aspetto controverso è stato portato negli ultimi tempi all’attenzione dell’opinione pubblica con sempre maggiore frequenza da chi critica il meccanismo di sostentamento della Chiesa basato su tale ripartizione.
Venendo all’utilizzo delle somme devolute, la legge prevede che ogni soggetto destinatario dichiari esplicitamente come viene utilizzata la propria quota. La Chiesa Cattolica negli ultimi anni ha dichiarato di utilizzare le somme devolute dall’otto per mille nel seguente modo: il 35% per il sostentamento dei sacerdoti, il 20% per interventi caritativi in Italia e nel Terzo Mondo, il 15% alle diocesi, il 12% per la nuova edilizia di culto, l’8% per la tutela dei beni culturali ecclesiastici, il restante 10% per altre iniziative nazionali (fondo per la catechesi, tribunali ecclesiastici, ecc.) tra cui il 2,33% per finanziare iniziative pubblicitarie a fini promozionali per la scelta dell’otto per mille stesso. 

L'home page del sito dell'Otto per mille alla Chiesa Cattolica

Lo Stato Italiano dovrebbe destinare la sua quota dell’otto per mille solo a scopi sociali o assistenziali, tuttavia non sempre questo avviene. Ad esempio nel 2004 lo Stato ha ricevuto circa 100 milioni di euro ma, diversamente dalle attese, solo 20 sono stati destinati a fini sociali o assistenziali: il Governo infatti quell’anno decise di sottrarre 80 milioni di euro dalla quota destinata allo Stato dell’otto per mille, trasferendoli nel bilancio generale, e usandone poi una parte per finanziare la missione militare italiana in Iraq, destando reazioni critiche da parte dell’opinione pubblica. Un altro esempio di uso improprio del fondo è avvenuto nel 2008 quando circa 60 milioni di euro sono stati usati per finanziare l’abolizione di una tassa patrimoniale sulla prima casa di proprietà, a vantaggio della generalità dei contribuenti che fossero proprietari di almeno una abitazione, e non per gli scopi propri previsti dalla legge.
Un altro dato interessante, e forse legato proprio agli utilizzi che sono stati fatti del gettito, è l’evoluzione delle scelte nel tempo. Le preferenze esplicitamente espresse sono attualmente in diminuzione di anno in anno, essendo passate dal 55% del 1990 al 43% del 2007.  Le preferenze a favore dello Stato sono anch'esse in diminuzione anno dopo anno, a fronte di una sostanziale stabilità delle preferenze accordate alla Chiesa Cattolica e alle altre confessioni. Questi dati possono far pensare ad un effetto della disaffezione generalizzata verso la classe politica e verso le istituzioni civili da parte del popolo italiano, che si è andata acuendo nell’ultimo ventennio anche a seguito delle note vicende giudiziarie che hanno interessato una parte consistente degli esponenti politici italiani della cosiddetta “Prima Repubblica”, e non solo.

Prospettive future

Il 4 aprile 2007 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha firmato il concordato con l'Unione Buddista Italiana (UBI), l'Unione Induista Italiana, la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, la Chiesa dei Santi degli ultimi giorni (costituita da Mormoni), la Chiesa Apostolica in Italia, l'Arcidiocesi Ortodossa d'Italia. Nella stessa data ha anche firmato la modifica delle intese con la Tavola Valdese e con l'Unione delle Chiese cristiane avventiste del Settimo Giorno. Tutte queste intese non sono state ancora ratificate dal Parlamento italiano. Pur restando per ora escluse le diverse organizzazioni dell'Islam in Italia, è dunque ipotizzabile nei prossimi anni una diminuzione della quota di “astenuti” a favore delle nuove confessioni concordatarie, e di conseguenza, per effetto della ripartizione proporzionale delle preferenze inespresse descritta in precedenza, una diminuzione della quota destinata alla Chiesa Cattolica.
Un altro effetto che potrebbe intervenire a variare il gettito annuo di cui usufruisce la Chiesa Cattolica è l’applicazione dell'articolo 49 della legge istitutiva dell'otto per mille, che prevede che ogni tre anni si valuti  l'andamento del gettito, per evitare eccessi in un senso o nell'altro. Questo articolo prevede che si possa modificare l'aliquota applicata nel caso in cui il gettito risulti inappropriato. Va detto che negli ultimi anni i fondi devoluti alla Chiesa (e alle altre confessioni, in proporzione) sono quintuplicati: dai 210 milioni di euro del 1990 ai 1.000 delle ultime annate, crescendo dunque molto di più dell’inflazione reale. A fronte di una perdurante situazione di crisi economia, il Governo potrebbe voler impugnare l’articolo 49 per rivedere al ribasso la quota da destinare alle confessioni religiose, così come potrebbe ipotizzare l’attribuzione allo Stato anche delle quote corrispondenti alle preferenze inespresse, anziché continuare a ripartirle con il meccanismo attuale su base proporzionale, sistema che di fatto premia ulteriormente la Chiesa Cattolica.
Un’ultima considerazione riguarda il giudizio generale che il popolo italiano ha del meccanismo di contribuzione alla Chiesa Cattolica (e alle altre confessioni concordatarie) basato sull’otto per mille dell’IRPEF. E’ impossibile generalizzare, tuttavia si ha l’impressione che, pur crescendo il numero delle persone che si allontanano dalla vita di fede e dalla pratica della religione, in Italia il sentimento comune sia di un’ampia fiducia nel modo in cui la Chiesa utilizza i fondi che le vengono affidati. Al contrario si osserva una crescente sfiducia nel modo in cui vengono destinati i fondi devoluti allo Stato, che negli ultimi anni li ha usati in modo improprio destando reazioni contrastate. In linea generale dunque la devoluzione dell’otto per mille è comunemente accettata dal popolo italiano e rappresenta una buona mediazione tra la possibilità di garantire una effettiva uguaglianza di tutti i cittadini di fronte allo Stato, al di là della religione professata, e la volontà derivante da motivazioni per lo più storiche di contribuire da parte dello Stato al sostentamento del clero.

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Fonti: Sito web Wikipedia – Otto per mille, Sito web Wikipedia – Assegno di congrua, Sito web della Conferenza Episcopale Italiana, Sito web “Chiedi a loro”, Sito web “Italia laica”, Sito web della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Sito web della Presidenza della Repubblica.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Per il momento dico questo, ed è ciò che penso e il mio punto di vista personale, sebbene condiviso da molti: se qualcuno pensa che sia normale che uno stato finanzi con 1 miliardo di euro l'anno una confessione religiosa e meno della metà la lotta al cancro, allora non mi troverò mai d'accordo con questa persona.

Poi ci sta il tuo articolo, ben fatto, ben scritto. Ma il problema per me, come vedi, è alla base. Per quanto mi riguarda lo stato non deve in nessun modo finanziare la religione, essendo uno stato laico, ma lasciare SU BASE VOLONTARIA E NON OBBILIGATORIA, ogni cittadino di devolvere una parte di soldi (non tolti dalle tasse) magari deducibili... non so... ma il modo attuale lo trovo molto ingiusto. Non so se ti ho risposto...
--- Marco

ELiBuS ha detto...

Quoto quello che dice il primo commento. Ci sarebbe 1000 cose da dire ma si andrebbe sicuramente lontano.

Aggiungo, osservazione piu' stilistica, che l'ultimo capo verso e' un'opinione personale non supportata dai fatti o dai numeri che comunque non citi.

Nel merito invece di quello che affermi: anche se "... la devoluzione dell’otto per mille ..." sia un fatto vero non significa che non sia comunque sbagliato e quindi da cambiare mediante informazione ed educazione. Non e' detto che una maggioranza esprima una valutazione corretta in quanto maggioranza. Anzi, Berlusconi ne e' la prova.

Guido F. ha detto...

Grazie per il commento. L'ultimo capoverso è sicuramente un mio commento personale, nè vuole essere altro visto che l'articolo mi è stato chiesto proprio da amici interessati ad avere una visione obiettiva ma anche una qualche forma di giudizio complessivo che non è possibile esprimere "oggettivamente". Mi interessa molto comunque sapere perchè secondo voi lo Stato non deve finanziare la Chiesa. Se il principio è "non voglio che si spendano soldi in finalità in cui non credo" allora alcuni potrebbero pensare che lo Stato non deve finanziare i militari, altri potrebbero pensare che non si deve finanziare la medicina (vedi testimoni di Geova che non praticano operazioni chirurgiche). Chi decide cosa è giusto finanziare, se non il Parlamento?

ELiBuS ha detto...

Lo Stato non dovrebbe finanziare le religioni per il semplice motivo che le religioni (almeno quelle che conosco) partono da Verità assolute, non discutibili e in molti casi non verificabili scientificamente con le conoscenze attuali.

Fissare un principio di Legge basandosi su una Verità religiosa e non su un fatto oggettivo, per quanto anche questa rappresenti una conoscenza parziale della realtà, preclude la possibilità di raggiungere un punto di incontro tra le componenti sociali per il semplice motivo che chi non crede o crede in altro non potrà MAI convenire su ragioni basate sulla fede. Occorre mettere in discussione solo fatti oggettivi, su quelli si può parlare, discutere, confrontarsi.

Si potrebbe anche elencare i motivi del perché lo Stato debba essere laico ma questo, mi pare, sia un dato assodato.

Le chiese allora non hanno diritto a finanziamenti? Credo di si, ma al pari di altre associazioni che operano sul territorio e che mediante il loro operato portano benifici al collettivo e sono moralmente e socialmente encomiabili dal punto di vista dello Stato laico (e non dunque religioso).
Il finanziamento può pertanto avvenire nel caso si parli di interesse collettivo, come accade esattamente per tutte le altre associazioni non religiose.

Poi, chi ci crede, può aprire il borsellino e fare la propria donazione.

ELiBuS ha detto...

Sul "chi decide", la risposta è ovvia: il parlamento e dunque in ultima istanza le persone.

Il problema è che le persone hanno bisogno di informazioni corrette sulle quali decidere. Se non si apprendono gli strumenti base per poter valutare le informazioni e fare cultura... poi ci ritroviamo con la Gelmini ministro dell'istruzione! :/

La scuola è la strada per l'emancipazione delle persone e Don Milani l'aveva capito bene! E infatti l'hanno osteggiato non poco...

Anonimo ha detto...

Propongo un altro spunto di riflessione: trovate corretto che, sia per l'8x1000 che per il 5x1000, in molte pubblicità si proclami: "non costa nulla" ?

Francesco.

Guido F. ha detto...

Bella osservazione... "Non costa nulla" perchè tanto quei soldi li devi pagare comunque. Se si potesse scegliere di tenerseli in tasca, dubito che qualcuno li devolverebbe!

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