domenica 18 dicembre 2011

Per chi ancora pensa al crocifisso nelle classi...

Il pensiero più attuale per descrivere la situazione dei Cristiani ai tempi d'oggi l'ho sentito oggi durante la Messa ed è il seguente:
Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni, dandoci così la vita, ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del nostro cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro.
Questo pensiero dovrebbero rileggerlo coloro che sostengono il Cristianesimo come "religione civile", quelli che continuano a promuovere "leggi cattoliche" piuttosto che leggi giuste, quelli che a furia di mettere i crocifissi nelle classi, hanno dimenticato cosa sia realmente il crocifisso. 

Queste parole così attuali non le ha dette monsignor Tonino Bello o don Andrea Gallo, non sono il frutto di qualche dissidente cattocomunista, ma sono quello che S. Ilario di Poitiers (nella foto), Padre della Chiesa del IV secolo dopo Cristo, scriveva per mettere in guardia i suoi contemporanei dalle lusinghe dell’imperatore Costanzo, figlio di Costantino, l’imperatore che per primo aveva legalizzato la religione cristiana nel 313 d. C. con l’editto di Milano.

Se valeva per i cristiani che da poco erano usciti dalle catacombe e che erano pronti a dare la vita per Cristo, a maggior ragione vale per noi, qui e oggi.

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