mercoledì 18 gennaio 2012

Brecht all'isola del Giglio


Probabilmente dico una cosa impopolare, o comunque controcorrente. Ma prima di tutto ci tengo a precisare che non ho la minima intenzione di rivalutare chi non è, sinceramente, rivalutabile. Chi non sa stare al suo posto, prendersi le sue responsabilità. Di chi è figlio di una società che ha abolito non solo l'autoritarismo (che sarebbe giusto e comprensibile), quanto proprio ogni senso di autorità.

Detto questo, entro nel merito: il comandante Schettino ha sicuramente sbagliato, e di grosso. Certo, non so come avrebbe reagito nessuno di noi ad una cosa del genere; ma il fatto è che il responsabile, in quel momento, era lui, e ha mostrato tutta la propria inadeguatezza. Senza scampo. Un giorno ci spiegheranno (sempre che sia possibile) il perché della bravata, e il perché non si sia neppure in grado di rispondere delle proprie azioni.

Ad ogni modo, fatico a capire il perché tutto questo baccano, tutte queste urla. Aggiungono qualcosa alla tragedia? No. Sono figlie di una società inquieta, che l'amplificazione mediatica rende isterica? Forse esagero, ma temo di esserci vicino.
Nessuno di noi era là, nessuno di noi (spero) aveva parenti o amici coinvolti, nessuno di noi conosce nessuno. C'è bisogno di urlare così tanto? Se riteniamo di essere migliori di Schettino (il quale, ci dicono giornali e telefonate, se l'è data a gambe levate), probabilmente dovremmo evitare certe reazioni di pancia.
Ha sbagliato, e di grosso. Pagherà (in ogni caso: è sufficiente che abbia una coscienza). Certamente non merita complimenti né indulgenze di alcun genere. Ma neanche processi sommari che, dovrebbe essere di tutta evidenza, nulla aggiungono alla tragedia in atto.

La seconda reazione di pancia è un tarlo che mi rode da tempo. La prendo alla lontana: ogni venerdì, da dicembre a oggi, scrivo un editoriale per il sito www.mondopallone.it (che ho fondato, di cui sono vicedirettore, e cui desidero fare un po' di pubblicità, tanto che ci sono). Venerdì scorso ho terminato con una considerazione su Simone Farina, il difensore del Gubbio che ha rifiutato di vendersi una partita, e anzi ha denunciato la cosa. Tutto giusto. Solo che il fatto di essere una persona educata, onesta, integra, non fa di una persona un eroe; siamo noi ad avere bisogno di pensare che sia tale. Il mio articolo si chiude così: «Le buone azioni devono mantenere un profilo basso, per definizione. Stimiamo Farina, sentiamolo anche vicino a noi, ma senza innalzare statue all'Uomo Normale. È solo la sterile retorica dei nostri tempi. Ma gli esempi non si sbandierano: si imitano, in silenzio. E Farina è il primo a saperlo».

Il mondo, e il nostro paese non fa eccezione, non è fatto di persone bianche e persone nere, anzi: abbiamo grigi in abbondanza. È molto comodo e (falsamente) rassicurante dipingerlo come una lotta dei buoni contro i cattivi (e, vorrei ricordare, è una cosa che un certo George W. faceva con nonchalance, eppure da lui non lo accettavamo). Facile buttare la croce addosso a qualcuno che, di suo, si è dimostrato fatalmente inadeguato (in un modo che peraltro farebbe ridere, se solo non fosse per le circostanze); facile, troppo facile demonizzare qualcosa o qualcuno per poi lavarsene le mani. Ad altri livelli, lo hanno fatto tutti i totalitarismi (non c'è bisogno di ricordare ogni singolo caso).
Detto questo, quindi: Schettino non è un eroe, certo. Ma forse lo è De Falco?

Non credo di sminuirne il ruolo se dico che ha fatto solo il suo dovere. In certi casi, fare il proprio dovere è tutto (e in questo momento, me ne rendo conto, è una cosa un tantinello inusuale). Si è reso conto della situazione, e ha tirato dritto. Sì, non nego che ci vuole coraggio, a volte, per fare ciò che si deve. Il fatto è che siamo ormai così abituati all'assenza di questo senso e di questo senno, che ogni volta che ci sorprendiamo a trovare qualcuno ligio alle regole, pronto alla bisogna, e disposto a non scendere a patti con le proprie mancanze, beh, ci sembra di avere trovato un nuovo messia. Non è così. Aggiungo: per fortuna.
Se l'Italia è come Schettino, sinceramente, non abbiamo futuro; ma non lo abbiamo neanche se dobbiamo aggrapparci, come fossero degli eroi, a tutti coloro che semplicemente fanno il loro dovere con spirito di responsabilità e abnegazione. Non è così che deve funzionare. Diceva Brecht: «Beato quel paese che non ha bisogno di eroi». E neanche di doverne trovare.

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