mercoledì 25 aprile 2012

Rock in the Parrock!

ritpImmaginate qualche centinaio di giovani (giovani davvero, under 25, in maggioranza ragazzi dai 15 ai 20 anni), che ballano di fronte ad un palco sul quale si suona musica rock. Rock duro, di quello death ed heavy metal (qualsiasi cosa questo voglia dire!), suonato da gruppi amatoriali di ragazzi loro coetanei. Alcuni dei presenti, dopo un po’, iniziano a “pogare” in maniera spinta (se non sapete che vuole dire, non siete giovani!!!). Tutto ciò mentre altri preparano penne alla matriciana, bruschette con salsicce, patatine fritte e crepes alla nutella, sotto la guida esperta di un altrettanto giovane chef che mostra di avere il giusto phisique du role (è un colosso alto quasi due metri che non nasconde, anche con la sua mole, di essere davvero una buona forchetta).

Guido, ma dove diavolo sei capitato, vi starete chiedendo? Nell’ultima trovata del Circolo degli Artisti, o al Torretta, o in un altro centro sociale della capitale? Oppure ad una edizione eccezionale della Festa dell’Unità d’altri tempi? O ancora in qualche organizzazione residua di CasaPound e simili? Niente di tutto questo.

La serata, proprio così come ve l’ho descritta, si svolge all’incirca ogni mese in una grossa parrocchia romana, e precisamente alla parrocchia di San Policarpo sulla tuscolana (altezza Giulio Agricola), e si chiama Rock in the Parrock. In parrocchia!? Sì, in parrocchia. E già da quattro anni ormai. I due preti che attualmente curano questa atipica “attività pastorale”, assicurano che in ogni serata si affrontino anche temi formativi, ad esempio nell’ultimo appuntamento si è parlato di dialogo interreligioso, prendendo come spunto la figura di don Andrea Santoro (da cui la nostra presenza). Fare una testimonianza sul dialogo interreligioso, e sul senso di riconoscenza che dobbiamo avere nei confronti del Medio Oriente, su un palco nell’intermezzo tra due brani rock non era mai capitato, ma credo che lui (don Andrea) ne sarebbe contento.

L’esperienza in sè è stata molto formativa per me. Ho trovato un modo nuovo di vivere la Parrocchia. Si percepiva che i ragazzi sentono la Parrocchia (quella parrocchia!) come casa loro, che ci si trovano bene e che, al di là della giornata rock, quello è un modo per farli sentire a casa anche in altri momenti della loro vita. Un ragazzo che cresce in quell’ambiente saprà sempre, anche se è lontano dalla fede, anche se non crede in Dio, anche se ci va solo per sentirsi un concerto gratis e mangiare a poco prezzo, che la Parrocchia esiste, che è un luogo dove c’è qualcuno che ti ascolta e dove puoi andare quando stai nei guai. I genitori dei ragazzi sostengono l’iniziativa proprio per questo: al giorno d’oggi è necessario che la Parrocchia e le altre strutture ecclesiali in generale trovino forme nuove per avvicinarsi ai giovani, che inizino a parlare la loro lingua e che inizino a trasmettere l’idea che nei luoghi religiosi ci si può anche divertire, che la religione è anche e soprattutto gioia, energia, e non solo riflessione e introspezione.

Ed ora, buon ascolto!

 

…c’era anche rock molto più duro ma non l’ho trovato su Youtube…

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