giovedì 14 marzo 2013

E’ bianca! E’ bianca!

Arrivo a san Pietro verso le 18.30. Il quarto scrutinio dovrebbe essere già finito e se la fumata non è ancora arrivata, è improbabile che quella successiva sia bianca. Cosa vuoi che cambi tra uno scrutinio e quello immediatamente successivo? Di cosa vuoi che discutano i signori Cardinali in quei pochi minuti che passano tra una votazione e l’altra?
La piazza non è pienissima, anche perché piove abbastanza forte. I soliti americani in shorts, le suorine che pregano, i turisti incuriositi che commentano i cerchi dei segni zodiacali sulla piazza, il copione che si ripete ad ogni occasione simile a quella che stiamo vivendo. E’ il conclave, rito antico e che dovrebbe essere una delle manifestazioni più tangibili dello Spirito sulla terra, ma che forse ormai è vittima anch’esso della politica che si è insinuata in Vaticano, almeno secondo quanto dicono i giornali, e specie nella Curia, indicata come epicentro del malessere della Chiesa. Tuttavia, è sempre emozionante stare qui, tutti insieme, tra persone stralunate e altre impettite che sembrano appena uscite da un consiglio di amministrazione. E’ sempre emozionante vedere la grande varietà umana e spirituale che la Chiesa riesce ancora, nonostante tutto, a raccogliere intorno a sè. Mi volto indietro, verso la platea che è stata costruita per ospitare le televisioni di tutto il mondo. Per un momento rimango abbagliato dalle luci che da quel palco cercano di illuminare la piazza che si sta facendo sempre più buia nel calar della sera.
Come mi ero preparato all’attesa? Ieri ho scritto questo sul mio profilo Facebook:
Chiusa in questo momento la cappella sistina. Inizia il conclave. Consiglio a tutti anzichè seguire i gossip e i totopapa, di rivolgere un'invocazione allo Spirito perchè scombini come al solito le carte e crei cose nuove. Ne abbiamo tutti bisogno.
E allora rivolgo anche in questo momento un’invocazione allo Spirito. I Cardinali ne hanno bisogno. Poi il vociare: la fumata attesa? No, è solo un gabbiano che si è appollaiato sulla ciminiera e che farà parlare di sè tutta la piazza nei minuti successivi, prima di prendere il volo, noncurante di essere stato per qualche istante al centro delle cronache mondiali. La pioggia aumenta. Gli ombrelli si fanno più fitti, anche nella parte della piazza dove ci siamo messi, da cui la sommità della cappella sistina non si vede benissimo e che quindi è rimasta leggermente più vuota. Non riusciamo quasi a vedere nemmeno i megaschermi presenti sul piazzale. Ma non ce n’è bisogno, come scopriremo a breve.
Un altro pensiero di questi ultimi giorni mi torna alla mente. Mi aveva colpito un passo del Vangelo di domenica scorsa.
Al Pontefice che sarà, chiederei solo di meditare in profondità questa frase del Vangelo di Luca, proclamata proprio domenica scorsa prima dell'inizio del conclave:
"In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro»."
Ecco, la chiesa deve essere capace di accogliere tutti come faceva Gesù, compresi i peccatori, nessuno escluso per nessun motivo, e non solo di accoglierli ma anche di mangiare con loro, ovvero creare intorno a se stessa un unico popolo di Dio, in cui tutti possiamo sentirci fratelli.
Scoccano le 19. Quanto ci sarà da aspettare ancora? Si discute del più e del meno, del fatto che ormai se ne parlerà domani, del fatto che però è strano perchè forse oggi sarebbe stato Scola il favorito ed effettivamente poteva essere lui - una persona di esperienza ma non troppo legata alla curia - forse il più adatto a guidare la Chiesa in un momento così difficile. Domani potrebbe essere il turno dei non europei. Ma, ad un certo punto, ecco che un urlo diffuso e concitato, continuo e ripetuto, come un comune contagio di sorpresa, ci interrompe nei nostri discorsi. Allunghiamo il collo, guardiamo in alto, gli ombrelli ci sono ancora ma non si sa come una consapevolezza ormai è già presente in tutti noi: è bianca! E’ bianca! E’ davvero bianca, bianchissima! Inconfondibile! Incontestabile! Urla, suoni, confusione! E’ Bianca! E’ biancaaaaaaaaaa! ABEMUSPAPAAAA!
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E subito tutti, mossi da un comune sentire, tutti corriamo, tutti corrono, le suorine gli americani gli impettiti gli stralunati tutti capiscono che è giunto il momento in cui conosceremo un nuovo pastore di santa-romana-chiesa, tutti allora di corsa, senza indugio, via dai lati della piazza dove i megaschermi si vedevano meglio, ma ormai non importano più i megaschermi, tutti allora verso il centro, avanti, il più possibile sotto la loggia, vicino, per vedere chi sarà, per essere lì sotto, per capire meglio cosa diranno… Suonano le campane, urlano i bambini, gli adulti, tutti! E una volta trovato un assetto, smette anche di piovere. Il vociare è tutto un totopapa, tutto un pregare, un chiacchiericcio, fino a che non si iniziano a sentire anche i tamburi delle bande, sia di quella vaticana che dei carabinieri. Le campane suonano ancora a distesa! Sarà Scola, sicuro, lo avevano detto che si erano già messi d’accorso, si sapeva che era già tutto organizzato… Scola sicuro, altri così rapidi non sarebbero mai potuti essere eletti, così la pensano tutti, così afferma il seminarista che la sa lunga, il vecchietto napoletano, la giovane donna che sembra musulmana, l’americano che tuttavia spera ancora in Dolan.
Ed ecco che finalmente appaiono. La voce stentata del cardinale Tauran, figura generosa, simbolo di una Chiesa che non si risparmia. Finalmente, l’annuncio tanto atteso.
Annuntio vobis gaudium magnum… habemus-Papam…
Ecco, ora dice Angelum, angelum, angelum…
Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum… Dominum…
Ecco, ora dice Angelum, angelum, angelum…
Georgium Marium!
(!?) Georgium Marium? E chi è? Noooooooooo! Ma davvero è l’argentino!? Quello che va in giro in autobus? Il gesuita? … Inizia una nuova stagione signori… Eccitazione nella piazza, qui non abbiamo capito nemmeno il nome che ha scelto… Urla, tamburi, flash, salti, strepiti… Al telefono – mamma davvero Francesco!? – ma è il primo a chiamarsi così? Come il poverello d’Assisi? Ma non si doveva chiamare Leone per una chiesa forte e decisa? Forse che come dice San Paolo “quando sono debole, è allora che sono forte”…
Ma il momento più bello e toccante è quando compare Lui, e visibilmente commosso chiede di essere benedetto da noi.
Lui, da noi! Mai nella storia un pontefice lo aveva fatto. Mai! Alcuni pensano addirittura che sia improprio, che sminuisca la sacralità del papato… A me in quel momento di silenzio – silenzio assoluto che se chiudevi gli occhi sembrava di essere da soli in una piazza ormai superaffollata – in quel momento di silenzio in cui ognuno ha pregato per il nuovo Pastore di santa-romana-chiesa e lo ha benedetto in cuor suo, in quel momento è sembrato davvero di sentire lo Spirito sorvolare la Piazza e sorridere, compiaciuto, di aver ancora una volta scombinato le carte, di aver ancora una volta creato qualcosa di nuovo per guidare la Chiesa di Cristo verso l’incontro con il Padre.



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