giovedì 7 novembre 2013

Una Parola al giorno: La pecora smarrita

La meditazione e la preghiera sulla Sacra Scrittura mi danno da sempre spunti importanti per riflettere su questioni personali, su aspetti della mia vita che altrimenti rimarrebbero inesplorati. Così da oggi ho deciso di condividere, in maniera succinta ma spero non banale, alcune di queste riflessioni. Questa "rubrica" all'interno del blog si chiamerà "Una Parola al giorno", e anche se non avrà ovviamente una frequenza quotidiana, cercherò di essere quanto più possibile assiduo. Buona lettura! Attendo i vostri commenti...

Il brano di oggi è: Lc 15, 4-7.
4 «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? 5 Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, 6 va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. 7 Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.


Da questo brano emerge un atteggiamento del Signore che dobbiamo fare nostro: preoccuparci di andare incontro agli altri, in particolare a quelli che sono in situazioni difficili, di peccato o di sofferenza, e specialmente ai cosiddetti "lontani" (lontani da chi poi? Non di certo da Dio che anzi si vuole fare vicino proprio a loro). 
Andare loro incontro con nessun altro desiderio che far sentire loro il nostro amore, la nostra "vicinanza". Questo amore si traduce in un gesto concreto, nel caricarseli sulle spalle e nel riportali "a casa". Faticoso, sicuramente, e soprattutto scomodo. 
Eppure per iniziare a realizzare tutto ciò il primo ingrediente necessario non è qualcosa di pratico da fare, qualcosa di fisico e volontaristico da mettere in campo. Serve innanzitutto una cosa: credere che gli altri non siano condannati dal loro passato. Credere che tutti possono cambiare, migliorare, crescere. Credere che i vizi degli altri non siano marchi da portarsi addosso vita natural durante ma che, come cantava De Andrè, è dal letame che nascono i fiori. 
Credere, in ultima analisi, nella bontà di un Dio che non si stanca di chinarsi proprio su chi è più distante dalla nostra idea di perfezione (nostra, non Sua), perchè è proprio quella creatura che ha più bisogno dell'amore del Padre, e per questo "ci sarà più gioia per un solo per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento". E credere così tanto a questo paradosso da prestare le nostre mani per permette a Dio di realizzare tutto ciò nella storia di ogni giorno.


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