lunedì 11 novembre 2013

Una Parola al giorno: Una sposa per sette fratelli

La meditazione e la preghiera sulla Sacra Scrittura mi danno da sempre spunti importanti per riflettere su questioni personali, su aspetti della mia vita che altrimenti rimarrebbero inesplorati. Così ho deciso di condividere, in maniera succinta ma spero non banale, alcune di queste riflessioni. Questa "rubrica" all'interno del blog si chiama "Una Parola al giorno", e anche se non avrà ovviamente una frequenza quotidiana, cercherò di essere quanto più possibile assiduo. Buona lettura! Attendo i vostri commenti...

Il brano di oggi è: Lc 20, 27-40.
27 Gli si avvicinarono poi alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda: 28 «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. 29 C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. 30 Allora la prese il secondo 31 e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. 32 Da ultimo anche la donna morì. 33 Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». 34 Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35 ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; 36 e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37 Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. 38 Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui». 39 Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». 40 E non osavano più fargli alcuna domanda.

Questo passo del Vangelo riguarda una apparente contraddizione tra la legge mosaica del Levirato (ossia l'obbligo di ogni ebreo di prendere in moglie la vedova del fratello maggiore qualora sia senza eredi, per assicurare una discendenza al fratello morto) e gli insegnamenti di Gesù circa la resurrezione dei morti. 
In realtà, al di là del tema della resurrezione, che Gesù spiega citando proprio la legge di Mosè usata anche dai Sadducei, qui c'è in gioco qualcosa di molto più sottile. E' il rapporto stesso dei sadducei con la Legge in quanto tale, questione che diventa insegnamento per tutti noi.
Questo aspetto si coglie andando a considerare anche il passo biblico tratto dal secondo libero dei Maccabei, che la Liturgia accosta al brano di Luca nelle letture di domenica scorsa - si tratta di 2Mac 7,1-19. 
1 Ci fu anche il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re a forza di flagelli e nerbate a cibarsi di carni suine proibite. 2 Uno di essi, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi di indagare o sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le patrie leggi». 3 Allora il re irritato comandò di mettere al fuoco padelle e caldaie. 4 Diventate queste subito roventi, il re comandò di tagliare la lingua, di scorticare e tagliare le estremità a quello che era stato loro portavoce, sotto gli occhi degli altri fratelli e della madre. 5 Quando quegli fu mutilato di tutte le membra, comandò di accostarlo al fuoco e di arrostirlo mentre era ancora vivo. Mentre il fumo si spandeva largamente all'intorno della padella, gli altri si esortavano a vicenda con la loro madre a morire da forti, esclamando: 6 «Il Signore Dio ci vede dall'alto e in tutta verità ci dà conforto, precisamente come dichiarò Mosè nel canto della protesta: Egli si muoverà a compassione dei suoi servi». 7 Venuto meno il primo, in egual modo traevano allo scherno il secondo e, strappatagli la pelle del capo con i capelli, gli domandavano: «Sei disposto a mangiare, prima che il tuo corpo venga straziato in ogni suo membro?». 8 Egli rispondendo nella lingua paterna protestava: «No». Perciò anch'egli si ebbe gli stessi tormenti del primo. 9 Giunto all'ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». 10 Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani 11 e disse dignitosamente: «Da Dio ho queste membra e, per le sue leggi, le disprezzo, ma da lui spero di riaverle di nuovo»; 12 così lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza del giovinetto, che non teneva in nessun conto le torture. 13 Fatto morire anche costui, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. 14 Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l'adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te la risurrezione non sarà per la vita». 15 Subito dopo, fu condotto avanti il quinto e fu torturato. 16 Ma egli, guardando il re, diceva: «Tu hai potere sugli uomini, e sebbene mortale, fai quanto ti piace; ma non credere che il nostro popolo sia stato abbandonato da Dio. 17 Quanto a te, aspetta e vedrai la grandezza della sua forza, come strazierà te e la tua discendenza». 18 Dopo di lui presero il sesto; mentre stava per morire, egli disse: «Non illuderti stoltamente; noi soffriamo queste cose per causa nostra, perché abbiamo peccato contro il nostro Dio; perciò ci succedono cose che muovono a meraviglia. 19 Ma tu non credere di andare impunito dopo aver osato di combattere contro Dio».

In questo brano troviamo sette fratelli (strane le coincidenze della Bibbia) che pur di non mangiare carne suina, pur quindi di non trasgredire la Legge del Signore, sono disposti a farsi torturare e uccidere. Interessante soprattutto ciò che afferma uno dei fratelli di fronte al loro carnefice: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».
Il tema dunque, anche in questo passo della Scrittura, è la resurrezione. Ma a ben vedere, questi due passi hanno in comune anche qualcosa d'altro. Nel primo, la Legge viene usata dai sadducei per mettere in difficoltà Gesù, essi dunque la usano pretestuosamente per mettere in crisi il loro avversario. Non c'è un coinvolgimento personale dei personaggi, la Legge è un argomento teorico di discussione per loro. Addirittura, essi parlano di resurrezione pur non credendoci, col solo fine di produrre un assurdo logico, che Gesù capovolge. Nel secondo brano invece, la Legge è vissuta in prima persona dai protagonisti, che sono disposti a farsi uccidere pur di seguirla, e il fine è quello di mantenere vivo un legame con il Signore nelle certezza di ottenere da Lui in questo modo la vita eterna.
Questo semplice paragone tra due modi di considerare e vivere la Legge ci deve porre in questione personalmente. Di fronte alle leggi del Signore, di fronte agli imperativi morali ed etici, di fronte alle questioni più spinose del nostro credo, come ci poniamo? Pensiamo per un momento in particolare alle norme riguardanti la morale sessuale, l'etica, i temi "caldi" della fede. Come li viviamo? Ci ragioniamo sopra in maniera esteriore, senza coinvolgerci in prima persona, e anzi spesso li usiamo come una clava per aggredire ed escludere le persone che non ci piacciono, quelli che consideriamo "impuri" o inadeguati, o ci lasciamo toccare da essi, e li usiamo per cercare di entrare noi stessi in prima persona in una relazione vera con il Signore!?

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