Mi è stato chiesto da alcuni amici di scrivere un articolo, quanto più possibile autoconsistente ed equilibrato, sul sitema di contribuzione alla Chiesa Cattolica in Italia.
Questo è il risultato, che condivido con i lettori del mio blog, sperando in un commento sugli aspetti più controversi che vengono qui delineati.
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Il Sistema di Contribuzione alla Chiesa Cattolica in Italia
In questo articolo si daranno alcuni cenni, senza pretesa di
esaustività, sul sistema di contribuzione alla Chiesa Cattolica vigente in
Italia, in modo particolare per ciò che riguarda il cosiddetto contributo
dell’otto per mille dell’imponibile IRPEF, descrivendo le origini storiche
della legislazione attuale, legati in massima parte al Concordato tra Stato e
Chiesa e ai Patti Lateranensi, e descrivendo la situazione attuale e i
possibili sviluppi futuri.
Origini storiche
A seguito della annessione dello Stato Pontifico nel Regno
d’Italia, avvenuta nel 1870, e con la conseguente perdita del potere temporale
da parte della Chiesa Cattolica, venne riconosciuto da parte del nascente Stato
Italiano un danno economico subito dalla Chiesa a causa delle molteplici
confische di beni ecclesiastici avvenute in quel periodo. Tale riconoscimento
comportò tra l’altro, con i Patti Lateranensi del 1929, nel contesto di una più
ampia regolamentazione dei rapporti tra Stato italiano e Chiesa Cattolica, l’impegno
da parte dello Stato a pagare direttamente lo stipendio al clero cattolico
tramite il meccanismo della congrua.
L'assegno di congrua rappresentava una erogazione mensile
effettuata dallo Stato italiano agli esponenti del clero, a guisa di stipendio.
Gli importi erogati non erano molto elevati, tanto che spesso venivano
stanziate delle somme di integrazione. Per esempio ad un parroco dal 1925 fino
al 1944 veniva liquidata la somma annua di 3.500 lire, importo che aumentò
gradualmente fino ad arrivare negli anni '50 ad una somma di poco superiore
alle duecentomila lire e nel 1986, ultimo anno di pagamento della congrua da
parte dello Stato, ad una cifra annua tra gli otto e i dieci milioni di lire.
Quando nel 1948 venne promulgata la Costituzione Italiana,
l’articolo 3 sancì che: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono
eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di
religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Tale
principio di uguaglianza anche nei confronti della religione professata dai
singoli indusse ad avviare una revisione del meccanismo di sostentamento del
clero basato sull’assegno di congrua. Pur volendo continuare a mantenere un
sostegno da parte dello Stato nei confronti del clero, si cercò per molti anni
di studiare un sistema che fosse aperto anche alle altre confessioni religiose.
Tale sistema vide la luce solo il 18 febbraio 1984, con la firma del nuovo
Concordato tra l'allora Presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi e il
Segretario di Stato Vaticano Agostino Casaroli. Nel nuovo Concordato si stabilì
che il sostegno dello Stato alla Chiesa avvenisse nel quadro della devoluzione
di una frazione del gettito totale dell’IRPEF, ovvero dell’Imposta sul Reddito
delle Persone Fisiche, che comprende la tassazione derivante da redditi
fondiari, di capitale, di lavoro dipendente, di lavoro autonomo e di impresa.
Il meccanismo di devoluzione che venne studiato prevedeva una scelta da parte
del contribuente circa l’ente a cui destinare tale frazione del proprio
reddito. La frazione da corrispondere da parte dello Stato alla Chiesa
Cattolica, alle altre confessioni convenzionate (per scopi religiosi o
caritativi), o allo Stato stesso (per scopi sociali o assistenziali), venne
definita in misura dell'otto per mille del gettito totale, in base alle opzioni
espresse dai contribuenti contestualmente alla dichiarazione dei redditi. La
materia fu regolamentata dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 e da successivi
decreti legge e circolari attuative e divenne operativa a partire dalla fine
del 1986.
A differenza del meccanismo dell’assegno di congrua, il
sistema di contribuzione basato sul versamento dell’otto per mille dell’IRPEF è
dunque un sistema aperto anche ad altri enti o realtà, infatti negli anni successivi
lo Stato italiano ha firmato intese analoghe a quelle stipulate con la Chiesa
Cattolica anche con altre confessioni: nel 1986 con le Assemblee di Dio, nel
1993 con gli Avventisti, nel 1995 con l'Unione delle Chiese metodiste e valdesi
e con i Luterani, nel 1996 con le Comunità ebraiche. Ad oggi sono quindi sei le
confessioni religiose che possono ricevere l'otto per mille. I Battisti hanno
firmato un'intesa con lo Stato nel 1993, ma rifiutano di ricevere l'otto per
mille.
Situazione attuale
Il gettito totale dell’otto per mille, ripartito tra le
varie realtà convenzionate, risulta pari negli ultimi anni a circa 1.000
milioni di euro. La percentuale di persone che ogni anno sceglie di destinare
la quota dell’otto per mille del proprio gettito IRPEF alla Chiesa Cattolica si
aggira intorno al 35-40% del totale dei contribuenti: la Chiesa risulta così la
confessione religiosa di gran lunga maggioritaria nelle preferenze sia rispetto
alle altre confessioni, la cui quota si attesta per ognuna al di sotto dell’1%,
sia rispetto allo Stato stesso, che viene scelto esplicitamente solo da circa
il 5% della popolazione. Va detto inoltre che tutti i governi italiani, finora,
hanno sempre deciso di computare le preferenze di chi non esprime una scelta
(comportamento, questo, adottato dalla maggioranza della popolazione) non allo
Stato stesso, ma in maniera proporzionale rispetto alle scelte esplicitamente
espresse. Ciò comporta ad esempio che alla Chiesa Cattolica vengano computate
circa l’85% delle preferenze ai fini della ripartizione del gettito. Questo
aspetto controverso è stato portato negli ultimi tempi all’attenzione
dell’opinione pubblica con sempre maggiore frequenza da chi critica il
meccanismo di sostentamento della Chiesa basato su tale ripartizione.
Venendo all’utilizzo delle somme devolute, la legge prevede
che ogni soggetto destinatario dichiari esplicitamente come viene utilizzata la
propria quota. La
Chiesa Cattolica negli ultimi anni ha dichiarato di
utilizzare le somme devolute dall’otto per mille nel seguente modo: il 35% per
il sostentamento dei sacerdoti, il 20% per interventi caritativi in Italia e
nel Terzo Mondo, il 15% alle diocesi, il 12% per la nuova edilizia di culto,
l’8% per la tutela dei beni culturali ecclesiastici, il restante 10% per altre
iniziative nazionali (fondo per la catechesi, tribunali ecclesiastici, ecc.)
tra cui il 2,33% per finanziare iniziative pubblicitarie a fini promozionali
per la scelta dell’otto per mille stesso.
Lo Stato Italiano dovrebbe destinare
la sua quota dell’otto per mille solo a scopi sociali o assistenziali, tuttavia
non sempre questo avviene. Ad esempio nel 2004 lo Stato ha ricevuto circa 100
milioni di euro ma, diversamente dalle attese, solo 20 sono stati destinati a
fini sociali o assistenziali: il Governo infatti quell’anno decise di sottrarre
80 milioni di euro dalla quota destinata allo Stato dell’otto per mille,
trasferendoli nel bilancio generale, e usandone poi una parte per finanziare la
missione militare italiana in Iraq, destando reazioni critiche da parte
dell’opinione pubblica. Un altro esempio di uso improprio del fondo è avvenuto
nel 2008 quando circa 60 milioni di euro sono stati usati per finanziare
l’abolizione di una tassa patrimoniale sulla prima casa di proprietà, a
vantaggio della generalità dei contribuenti che fossero proprietari di almeno
una abitazione, e non per gli scopi propri previsti dalla legge.
Un altro dato interessante, e forse legato proprio agli utilizzi
che sono stati fatti del gettito, è l’evoluzione delle scelte nel tempo. Le
preferenze esplicitamente espresse sono attualmente in diminuzione di anno in
anno, essendo passate dal 55% del 1990 al 43% del 2007. Le preferenze a favore dello Stato sono
anch'esse in diminuzione anno dopo anno, a fronte di una sostanziale stabilità
delle preferenze accordate alla Chiesa Cattolica e alle altre confessioni.
Questi dati possono far pensare ad un effetto della disaffezione generalizzata
verso la classe politica e verso le istituzioni civili da parte del popolo
italiano, che si è andata acuendo nell’ultimo ventennio anche a seguito delle
note vicende giudiziarie che hanno interessato una parte consistente degli
esponenti politici italiani della cosiddetta “Prima Repubblica”, e non solo.
Prospettive future
Il 4 aprile 2007 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha
firmato il concordato con l'Unione Buddista Italiana (UBI), l'Unione Induista
Italiana, la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, la Chiesa dei
Santi degli ultimi giorni (costituita da Mormoni), la Chiesa Apostolica in
Italia, l'Arcidiocesi Ortodossa d'Italia. Nella stessa data ha anche firmato la
modifica delle intese con la Tavola Valdese e con l'Unione delle Chiese
cristiane avventiste del Settimo Giorno. Tutte queste intese non sono state
ancora ratificate dal Parlamento italiano. Pur restando per ora escluse le
diverse organizzazioni dell'Islam in Italia, è dunque ipotizzabile nei prossimi
anni una diminuzione della quota di “astenuti” a favore delle nuove confessioni
concordatarie, e di conseguenza, per effetto della ripartizione proporzionale
delle preferenze inespresse descritta in precedenza, una diminuzione della
quota destinata alla Chiesa Cattolica.
Un altro effetto che potrebbe intervenire a variare il
gettito annuo di cui usufruisce la Chiesa Cattolica è l’applicazione dell'articolo
49 della legge istitutiva dell'otto per mille, che prevede che ogni tre anni si
valuti l'andamento del gettito, per
evitare eccessi in un senso o nell'altro. Questo articolo prevede che si possa
modificare l'aliquota applicata nel caso in cui il gettito risulti
inappropriato. Va detto che negli ultimi anni i fondi devoluti alla Chiesa (e
alle altre confessioni, in proporzione) sono quintuplicati: dai 210 milioni di
euro del 1990 ai 1.000 delle ultime annate, crescendo dunque molto di più
dell’inflazione reale. A fronte di una perdurante situazione di crisi economia,
il Governo potrebbe voler impugnare l’articolo 49 per rivedere al ribasso la
quota da destinare alle confessioni religiose, così come potrebbe ipotizzare
l’attribuzione allo Stato anche delle quote corrispondenti alle preferenze
inespresse, anziché continuare a ripartirle con il meccanismo attuale su base
proporzionale, sistema che di fatto premia ulteriormente
la Chiesa Cattolica.
Un’ultima considerazione riguarda il giudizio generale che
il popolo italiano ha del meccanismo di contribuzione alla Chiesa Cattolica (e
alle altre confessioni concordatarie) basato sull’otto per mille dell’IRPEF. E’
impossibile generalizzare, tuttavia si ha l’impressione che, pur crescendo il
numero delle persone che si allontanano dalla vita di fede e dalla pratica
della religione, in Italia il sentimento comune sia di un’ampia fiducia nel
modo in cui la Chiesa utilizza i fondi che le vengono affidati. Al contrario si
osserva una crescente sfiducia nel modo in cui vengono destinati i fondi
devoluti allo Stato, che negli ultimi anni li ha usati in modo improprio
destando reazioni contrastate. In linea generale dunque la devoluzione
dell’otto per mille è comunemente accettata dal popolo italiano e rappresenta
una buona mediazione tra la possibilità di garantire una effettiva uguaglianza
di tutti i cittadini di fronte allo Stato, al di là della religione professata,
e la volontà derivante da motivazioni per lo più storiche di contribuire da
parte dello Stato al sostentamento del clero.
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Fonti: Sito web
Wikipedia – Otto per mille, Sito web Wikipedia – Assegno di congrua, Sito web
della Conferenza Episcopale Italiana, Sito web “Chiedi a loro”, Sito web
“Italia laica”, Sito web della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Sito web
della Presidenza della Repubblica.