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domenica 13 marzo 2016

Commento alla prima e seconda lettura del 13 marzo 2016

Prima Lettura

Is 43, 16-21
Dal libro di profeta Isaia.
Così dice il Signore,
che aprì una strada nel mare
e un sentiero in mezzo ad acque possenti,
che fece uscire carri e cavalli,
esercito ed eroi a un tempo;
essi giacciono morti, mai più si rialzeranno,
si spensero come un lucignolo, sono estinti:
«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Mi glorificheranno le bestie selvatiche,
sciacalli e struzzi,
perché avrò fornito acqua al deserto,
fiumi alla steppa,
per dissetare il mio popolo, il mio eletto.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi».

Seconda Lettura

Fil 3, 8-14
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi.
Fratelli, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch'io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

Commento alla prima e seconda lettura del 13 marzo 2016

In questa quinta domenica di quaresima, ad un passo ormai dalla celebrazione del mistero pasquale, le letture ci mostrano con simboli e inviti molto eloquenti, l’atteggiamento migliore per poter accogliere nel nostro quotidiano l’azione salvifica di Dio.
San Paolo nella seconda lettura ci sconvolge con il suo “ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura”. Quali cose? Lo spiega nei versetti immediatamente precedenti della Lettera ai Filippesi: il fatto di essere uno zelante ebreo, perfetto nel rispettare la Legge del suo popolo, irreprensibile nell’amministrare la giustizia. Questi, che potrebbero essere considerati - e di fatti lo sono - valori positivi di cui andare fieri, per San Paolo diventano spazzatura. L’apostolo ci vuole dire: tutto dobbiamo considerare spazzatura! Tutto, nulla escluso, persino gli aspetti migliori della nostra vita, che potrebbero portare ad inorgoglirci, e anzi proprio quelli per primi.
Attenzione, però. Non diventi questo un alibi alla autocommiserazione, al considerarci meno di ciò che siamo. Il disprezzo di sè, lo stimare i propri vanti come spazzatura, è buono e santo solo nell’ottica in cui ci viene presentato da San Paolo: non fine a se stesso, non un denigrarsi, un umiliarsi per uno strano comandamento che potrebbe sembrare masochistico, ma al contrario, per orientarsi all’unico fine veramente essenziale di tutta la nostra esistenza: “per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui”, “perché io possa conoscere lui”, ovvero affinchè sfrondandosi di tutto ciò che rischia di distoglierci dallo scopo della nostra vita, possiamo dedicarci all’unica cosa veramente irrinunciabile, che è il vivere “in lui”, il fare della nostra vita un incontro personale, continuo e profondo con il Signore. Come dice anche S. Ignazio di Loyola all’inizio degli Esercizi Spirituali: “L'uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e così raggiungere la salvezza; le altre realtà di questo mondo sono create per l'uomo e per aiutarlo a conseguire il fine per cui è creato.”
San Paolo stesso sa quanto questo sia difficile. Egli confessa, come faremmo solo ad un amico intimo: “non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione”, ma questo non lo porta ad abbattersi, a scoraggiarsi. Anzi, non c’è proprio spazio nella vita cristiana per i rimorsi, per i rimpianti, per i sensi di colpa che ci bloccano: “dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta”. Questo sia anche il nostro atteggiamento. Riusciamo a dimenticare gli errori del passato, una volta che siamo sinceramente pentiti, e disposti a cambiare rotta, o rischiamo di farci schiacciare dalla cupezza e dalla frustrazione causate dai nostri piccoli e grandi insuccessi personali e comunitari? Riusciamo a protenderci in avanti, orientati e mossi da quell’unico fine che è il farsi trovare, alla fine della vita, tutti inseriti nel Signore Gesù, conformi alla sua morte che è donazione totale agli altri, affinchè possiamo anche noi partecipare della sua resurrezione?

Anche la prima lettura ci esorta a liberarci dai retaggi del passato, dai pesi antichi, dalle colpe che ci sembrano soverchianti: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”. Chiediamo al Signore, alle soglie della Settimana Santa, di avere occhi nuovi per accogliere la sua resurrezione, che è pronta a germogliare intorno a noi. Imploriamo lo Spirito Santo, affinchè anche nella nostra vita sappiamo essere per noi stessi e per chi ci sta intorno, quel germoglio di vita nuova, che pur nella sua piccolezza e fragilità ha la forza di rompere la dura corteccia delle abitudini, del conformismo, del peccato, della morte.

domenica 28 febbraio 2016

Meditazioni per la Via Crucis - IX Stazione: Gesù cade per la terza volta

Gesù cade per la terza volta

Per la quaresima, condivido con voi alcune meditazioni sparse scritte da me su alcune stazioni della Via Crucis... 

 IX Stazione: Gesù cade per la terza volta

Rivado con la memoria ad un pranzo in cui erano ospiti dei senzatetto, organizzato in una parrocchia romana. Seduta accanto a me a tavola, un’anziana signora, inizialmente diffidente, che poi ha iniziato a raccontarmi la sua vita. Una vita fatta di cadute: il lasciare la famiglia d’origine in Sardegna per venire a cercare fortuna a Roma, l’abbandono degli studi per mancanza di soldi, la ricerca di lavori saltuari, le difficoltà di salute, fino al perdere progressivamente tutto e al vivere per strada. Alla fine del pasto, la vecchina mi ha fatto un sorriso in cui mancavano tanti denti e mi ha detto: “Ti ringrazio perchè, sai, … io ho bisogno di qualcuno con cui parlare”. Questo mi ha colpito molto. A Roma una anziana signora non ha troppi problemi a rimediare un panino o un piatto di minestra calda, ma quanto è più difficile trovare qualcuno con cui parlare, qualcuno disposto a sprecare un po’ del suo prezioso tempo per ascoltare cosa ha da dire un senzatetto!


Eppure, nel contemplare la caduta di Cristo sotto il peso della Croce, dobbiamo cercare di scorgere le piccole e grandi cadute di ogni uomo. Sì, perché noi crediamo in un Dio che ha voluto lasciare vuoto il trono che gli spettava, per andare a cadere nel fango e nella polvere. Crediamo in un Dio che ha voluto abbandonare il tempio, unico luogo di culto per il suo popolo, per andare sulla via della Croce, luogo in assoluto più infamante per la sua società. Per questo avviciniamoci senza paura, avviciniamoci senza paura all’umanità caduta, ai poveri, agli ultimi, e lì troveremo sempre il Cristo caduto sotto la Croce, pronto ad attenderci e a sorriderci riempiendoci del suo amore infinito. 

venerdì 29 agosto 2014

Su elemosina, donazioni e Ice Bucket Challenge


Ebbene sì, anch'io ho partecipato all'Ice Bucket Challenge, nominato da un collega e nominando a mia volta due parenti, due colleghi, due ex colleghi e due amici della mia parrocchia. Nel seguito le motivazioni, le considerazioni e i dettagli. Ma questo post non parla solo di Ice Bucket Challenge, parla più in generale di elemosina, di donazioni e di cosa ne penso al riguardo delle recenti polemiche su questo aspetto così importante della morale cristiana: il "donare"...

Doveva succedere, prima o poi. La direzione di un supermercato ha apposto un cartello all'ingresso, che potete vedere nella foto sottostante:


Ci sarebbe anche da discutere sull'uso probabilmente improprio della parola "zingari", ma andremmo fuori tema. Sta di fatto comunque che questo cartello ha avuto successo. Dai social network alle reazioni della stampa, sembra che il ragionamento non faccia una piega. "Questi mendicanti guadagno con il loro elemosinare più di un operaio italiano. Inoltre danno fastidio, recando disturbo ai clienti e penalizzando chi nel supermercato ci lavora, a causa del minore afflusso di clienti che causano con il loro accattonaggio. Inoltre guadagnano bene e non pagano le tasse. Quindi smettete di dare loro l'elemosina, per favore". Subito si sono accodati altri supermercati con cartelli simili. Sembra che le persone, invitate a riflettere su questo aspetto, siano d'accordo. E succede anche che gli "zingari", quando la gente smette di dare loro gli spicci, si muovano subito da un'altra parte, almeno per il momento. Insomma, un successo per tutti...

Ma alla stampa cattolica, questo ragionamento non piace. Famiglia Cristiana lancia l'allarme spirituale: il teologo moralista padre Giordano Muraro in una intervista alla nota rivista, richiama il catechismo della Chiesa Cattolica, che afferma: "fare l’elemosina ai poveri è una delle principali testimonianze della carità fraterna; e pure una pratica della giustizia che piace a Dio" (n. 2447). E dopo aver ragionato sulla necessità di praticare l'elemosina spesso e volentieri, il teologo conclude ricordando le parole di san Giovanni Grisostomo: "Non condividere con i poveri i propri beni è defraudarli e togliere loro la vita: non sono nostri i beni che possediamo: sono dei poveri".

Anche nella omelia tenuta durante l'ultimo mercoledì delle Ceneri, papa Francesco ha affermato: 
"Oggi spesso la gratuità non fa parte della vita quotidiana, dove tutto si vende e si compra. Tutto è calcolo e misura. L’elemosina ci aiuta a vivere la gratuità del dono, che è libertà dall’ossessione del possesso, dalla paura di perdere quello che si ha, dalla tristezza di chi non vuole condividere con gli altri il proprio benessere".  
Sembra una sconfessione in piena regola, dunque. Sembra che agli "zingari", almeno secondo la morale cristiana, l'elemosina vada fatta. Andiamo a vedere cosa dicono i Vangeli, dunque. Gesù è attentissimo al tema della povertà, dell'elemosina, della condivisione dei beni. Non sono capace di riassumere il suo messaggio in poche parole. Alcuni piccoli spunti però sono chiari: i poveri non esistono per caso o solo a causa dell'ingiustizia umana. I poveri hanno un preciso fine nel disegno divino della salvezza. Gesù afferma infatti:
«I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me(Mt 26,11)
E inoltre: 
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3)

La centralità di questa Parola è tale che papa Francesco l'ha scelta come tema della XXIX Giornata mondiale della gioventù (anno 2014). Il papa stesso spiega: "Come possiamo concretamente far sì che questa povertà in spirito si trasformi in stile di vita, incida concretamente nella nostra esistenza? Vi rispondo in tre punti. Prima di tutto cercate di essere liberi nei confronti delle cose. Il Signore ci chiama a uno stile di vita evangelico segnato dalla sobrietà, a non cedere alla cultura del consumo. Si tratta di cercare l’essenzialità, di imparare a spogliarci di tante cose superflue e inutili che ci soffocano. [...] In secondo luogo, per vivere questa Beatitudine abbiamo tutti bisogno di conversione per quanto riguarda i poveri. Dobbiamo prenderci cura di loro, essere sensibili alle loro necessità spirituali e materiali. [...] Ma – e questo è il terzo punto – i poveri non sono soltanto persone alle quali possiamo dare qualcosa. Anche loro hanno tanto da offrirci, da insegnarci. Abbiamo tanto da imparare dalla saggezza dei poveri!"

Quanto è diverso tutto ciò dall'elemosina data distrattamente per strada ad un mendicante! Come spiega lo stesso Gesù (cfr. Mt 16,1-18), i tre pilastri della pratica religiosa sono elemosina, preghiera e digiuno... E al riguardo dell'opportunità o meno di dare l'elemosina agli zingari davanti al supermercato, potremmo allora dire che proprio perchè elemosina, preghiera e digiuno sono così importanti, così come non scelgo dove e quando pregare a caso, così come non faccio digiuni estemporanei senza capirne prima motivazioni e senso, allo stesso modo non darò l'elemosina al primo che capita, senza sapere come spende poi quei soldi, senza essere certo della sua reale necessità, senza rendermi partecipe della sua sofferenza dopo averne appurato la storia e la situazione personale. E non farò l'elemosina distrattamente, solo per mettermi a posto la coscienza in quel momento, solo per togliermi dagli occhi l'aspetto miserevole di chi mi tende la mano, ma cercherò degli ambiti dove fare l'elemosina in modo strutturato, affidandomi a strutture verificate e fidate (a Roma la Caritas ha una rete davvero efficace e capillare di centri di ascolto, quasi in ogni parrocchia) e dedicando preferibilmente all'elemosina che faccio anche parte del mio tempo e non solo qualche spiccio. Così sarà vera elemosina cristiana. Ciò non toglie poi che se vedo un indigente per strada, che versa in condizioni di salute e di bisogno evidenti, possa aiutare anche lui, ma questo è più vicino a ciò che il Signore spiega nella parabola del buon samaritano, che a quanto attiene al "donare", all'elemosina...

E veniamo quindi al tema dell'Ice Bucket Challenge. Partecipare a questa catena mediatica sembrerebbe dunque in contrasto con quanto ho appena sostenuto, perchè è una situazione totalmente estemporanea e non cercata dal singolo, ma è anche vero che grazie a questa iniziativa sono stati raccolti molti soldi per la lotta a una malattia relativamente rara che spesso non gode di finanziamenti adeguati. Alcuni cristiani praticanti si sono scagliati contro questa iniziativa (quelli che si scagliano contro tutto, quindi nessuna sorpresa...) principalmente adducendo due motivazioni: innanzitutto il fatto che queste donazioni fanno presa sulla vanagloria personale, sul mettersi in mostra e sull'esibizionismo... Ma io penso che, a parte il fatto che non bisognerebbe mai fare il processo alle intenzioni con cui si fanno le cose, intenzioni che rimangono nel cuore di ciascuno e che nessuno dovrebbe permettersi di giudicare, inoltre Gesù stesso dice:
«Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.» (Lc 16,9)
Se dunque consideriamo una "ricchezza disonesta" quella ottenuta dal mettersi in mostra con gli amici, dal farsi belli per aver partipato a questa catena mediatica, pur questa ricchezza ha finanziato una causa giusta, il che dunque sembra non essere in disaccordo con il messaggio evangelico... 
La seconda motivazione di disaccordo dei cristiani praticanti "critici" è che questi fondi verrebbero usati su sperimentazioni animali e su embrioni. Da più parti si sono levate critiche di questo tipo. Io non so come vengano usati i fondi dall'ente americano di ricerca sulla SLA, ma so per certo che l'AISLA, ovvero quello italiano analogo, collabora anche con strutture cattoliche quali il Policlinico Gemelli di Roma (come si può leggere dal loro stesso sito) e dunque mi pare escluso che in questo ambito facciano ricerche meno che pienamente etiche. 
Insomma, alla luce di tutte queste considerazioni, e anche per il gusto di partecipare ad un gioco simpatico e che mi sembra non abbia davvero nulla di negativo, mi sono sottoposto anche io, nominato da un collega e nominando a mia volta 8 amici, all'Ice Bucket Challenge. Il video è disponibile su Facebook per chi proprio fosse curioso... la prova della donazione anche. 

E visto che di questi tempi si parla molto di islam e di quanto esso sia usato in modo strumentale e "pervertito" dai terroristi che stanno mettendo a ferro e fuoco il Medio Oriente, vorrei concludere questi pensieri con un racconto tratto proprio dalla tradizione orale musulmana (e che tra l'altro parla di una civetta!). Questo racconto è stato riferito dall'Osservatore Romanoin una intervista del 2008 (tutta da leggere) a padre Jean-Louis Ska, ordinario di esegesi dell'Antico Testamento al Pontificio istituto biblico, proprio sul tema dell'elemosina e del donare e secondo me molto applicabile al caso degli "zingari" che chiedono l'elemosina di fronte al supermercato: 
Un bravo sarto camminava serenamente per le strade del suo villaggio. Improvvisamente nota un'aquila che, con una preda nel becco, entra nel minareto della moschea. Dopo qualche tempo avvista la stessa aquila mentre di nuovo entra nel minareto, sempre con una preda nel becco. Incuriosito, entra nella moschea, sale nel minareto e scopre, in un angolo oscuro, una civetta. L'animale si nutre delle prede portatele dall'aquila. Si avvicina e si accorge che la civetta è cieca. Allora, benedice Dio e dice tra sé:  "Vedi com'è buono il nostro Dio:  manda un'aquila a nutrire questa povera civetta cieca! E perché allora io dovrei continuare a faticare tanto come sarto se Dio si prende tanta cura delle sue creature!". L'indomani si siede davanti alla moschea e comincia a chiedere l'elemosina. Un suo vicino di casa lo vede, gli si avvicina e gli chiede stupito:  "Che fai? Sei malato? Hai troppi debiti? Perché non lavori più?". Il sarto gli racconta la sua storia. Il vicino lo ascolta; riflette un po' poi gli dice:  "Caro mio, la tua storia è molto bella, però non hai capito affatto il messaggio. Non dovevi imitare la civetta. Dovevi imitare l'aquila!". 

sabato 8 marzo 2014

Perchè non mi piace il film "The Passion"

Mi è capitato di recente di rivedere il film di Mel Gibson "THE PASSION" (titolo che inevitabilmente sentirete pronunciato nei più svariati modi, da "de passion" a "de pession" a "de pescion", tutte storpiature che in fin dei conti contribuiscono a rendermi un pochino più simpatica questa pellicola, che per il resto mi risulta invece abbastanza indigesta. Cercherò di spiegare perchè. 


Innanzitutto qualche dato: uscito nel 2004 e girato interamente in Italia (molte scene a Matera come già per il meraviglioso "Vangelo di Matteo" di Pasolini), il film ha avuto incassi record (più di 600 milioni di dollari) e un successo clamoroso. La critica cinematografica "colta" si è divisa per varie questioni legate quasi tutte all'antisemitismo di cui il film sarebbe intriso, non così invece il pubblico che, almeno per quanto mi è dato di conoscere, generalmente lo acclama come un capolavoro assoluto. Si è anche detto, per un certo periodo, che il Papa stesso (all'epoca Giovanni Paolo II, già gravemente malato) avesse visto la pellicola e avesse detto che la passione di Cristo dovesse essere avvenuta proprio in quel modo. Questo è stato però smentito, almeno a quello che si apprende da wikipedia, e tale voce sarebbe così da ascrivere solamente ad una volontaria (e falsa) propaganda pubblicitaria a favore del film. 

Per chi il film non l'ha visto, dico subito che il carattere principale dello stesso sta nella particolare cruentissima ricostruzione della passione, della crocifissione e della morte di Cristo. Il tutto viene descritto in maniera molto efferata. La scena della flagellazione dura parecchi minuti. Non si risparmia il sangue,  che sgorga a fiumi prima, durante, e dopo la crocifissione, come sarà evidente anche solo guardando le poche immagini qui inserite.


Ecco dunque descritti nel seguito i motivi per cui il film, nonostante quest'ultima volta lo abbia visto con spirito meno critico del solito e nonostante abbia cercato di soffermarmi sugli aspetti positivi e apprezzabili, non riesce proprio a "piacermi". Per punti.

 

Sangue sangue sangue... e ancora sangue

Vediamo come è trattata la flagellazione di Gesù nei Vangeli. Nel vangelo di Matteo (Mt 27, 26):
Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Nel Vangelo di Marco (Mc 15, 15):
Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Nel Vangelo di Luca: ... ... ... ... 
No, nel Vangelo di Luca non si parla di flagellazione di Gesù. Ci credete? E' così! 
Anzi, Gesù fa un bel discorso alle donne durante la Via Crucis (Lc 23, 27-32):
Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: «Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato». Allora cominceranno a dire ai monti: «Cadete su di noi!»,e alle colline: «Copriteci!». Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?». Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.
Gesù dunque in questo Vangelo mentre porta la Croce arringa anche le folle, al contrario nel film non ce la fa nemmeno quasi a respirare, tanto è stato pestato, a tal punto che una guardia si impietosisce e interrompe le altre che lo continuano a pestare pure mentre porta la Croce... (il regista questa scena la avrà letta in qualche suo Vangelo autoprodotto, perchè in quelli canonici non vi è traccia di questo).
Nel Vangelo di Giovanni (Gv 19, 1): 
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.
Insomma, da una analisi assolutamente sommaria e non "da esperto" dei Vangeli, risulta che nel film c'è troppo, ma davvero troppo sangue. Tre Vangeli dedicano alla flagellazione di Gesù mezzo versetto, uno non ne parla proprio. Se fosse stata una cosa così importante, così truculenta e così "eccezionale", come viene descritta nel film - tanto che Gesù solamente viene flagellato in quel modo mentre gli altri condannati a morte insieme a lui no, arrivano al Golgota quasi senza un graffio - ebbene se così fosse stato i Vangeli ne avrebbero parlato diffusamente. I Vangeli invece non vogliono mettere in risalto l'efferatezza della morte di Gesù ma il modo in cui e il fine per cui Gesù vive la sua condanna a morte. Il film devia troppo l'attenzione, a mio avviso, sulla sofferenza fisica, sul sangue, sulla violenza. Ciò conduce a un modo di vedere la passione di Cristo assolutamente marginale e non centrato sul punto realmente importante, che è l'adesione totale di Gesù alla volontà del Padre.

 

Un Gesù superman, dotato di resistenza fisica straordinaria

Durante la lunghissima scena della flagellazione, le guardie spesso si stupiscono di come Gesù riesca a resistere a tanto dolore. Una guardia afferma "Incredibile! Non ho mai visto una resistenza del genere!". Il capetto delle guardie, stupito anch'esso che Gesù riesca a resistere a così tanto dolore, comanda "Mutate flagellum!", ovvero ordina alle guardie di prendere un flagello più doloroso, più terribile, che laceri di più la carne e produca ancora più sangue... 
Sembra proprio che i normali strumenti di tortura nel caso di Gesù non siano sufficienti, non siano "abbastanza". Gesù è presentato come una sorta di superman, come uno che pur soffrendo, pur sanguinando, pur rigirandosi come un verme incatenato alla colonna, pur impastandosi le ferite nella sabbia, riesce ad andare avanti, riesce a resistere a dolori inumani, in modo ultraterreno, sovraumano. 
Ebbene, non è così! Il Gesù dei Vangeli è un uomo come tutti noi, soffre esattamente come noi, non ha nessuna "capacità" straordinaria di sopportazione della sofferenza... Anche quando Gesù fa i miracoli non li fa mai su di sè, non si da mai dei poteri eccezionali, anzi si priva sempre di qualcosa Lui per darla ai poveri, agli emarginati, ai lebbrosi, agli indemoniati e ai malati che incontra... 
Gesù non è un superman dalla resistenza fisica straordinaria e la sua non è stata una crocifissione "eccezionale" per le guardie romane che l'hanno eseguita, ma una delle tante, simile ad una qualsiasi dei tanti ebrei che si dichiaravano profeti in cerca di adepti per organizzazione una ribellione del loro popolo, falsi profeti molto diffusi al tempo, e che lo stesso Gesù raccomanda di non seguire, ma che in quel periodo erano assai frequenti vista la dominazione romana dell'area.
Ancora una volta, non è una particolare capacità fisica di Gesù che rende la sua passione straordinaria, è piuttosto il modo e il fine della sua passione a renderla davvero unica e "definitiva" per noi cristiani. 

 

La raffigurazione del male

Un altro punto che non mi convince affatto del film, è la raffigurazione del Male (del Demonio, del Peccato, del Diavolo, che dir si voglia). 
Questa figura è onnipresente nel film. Sembra che sia l'orchestratore di ogni sequenza. Di ogni passaggio. Ma non si sta forse qui compiendo il disegno di Salvezza che Dio ha per l'umanità? Non si sta forse scrivendo, tra le righe storte degli uomini, la Parola vivente di Dio che ci aprirà di nuovo, dopo la "felice colpa" di Adamo, le porte del Paradiso? Come si recita nell'Exultet della veglia pasquale:
Davvero era necessario il peccato di Adamo,
che è stato distrutto con la morte del Cristo.
Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!
Nel film il senso di questa salvezza già presente nella Passione non si evince affatto, almeno a mio avviso. Sembra di essere, almeno fino alla scena finale, sotto il completo dominio del Male. Male che è raffigurato come un essere brutto, sessualmente ambiguo, che in una scena porta in braccio un bambino deforme.

Ecco, io non credo che raffigurare il male in questo modo sia una buona idea. Il Male non è visibilmente brutto, non lo è mai! Magari lo fosse! Il Male, purtroppo, appare sempre suadente, buono, appetibile. E' questa la tentazione, è questo il difficile. Riconoscere il male, saperlo "smascherare". Il male non è un bambino deforme che cerca di sostituirsi al  Bambino santo di Betlemme. 
Il male, al contrario, è la tentazione di farsi giustizia da soli, che Pietro ha nel Getsemani, e che appare in quel momento come l'unica cosa buona e giusta da fare dal punto di vista umano, per chi vuole bene al Signore ed è stato suo discepolo. 
Si è preferito secondo me rendere il film più avvincente in questo modo: ad esempio la scena in cui Gesù porta la Croce e ai lati tra la folla scorrono contrapposti Maria da una parte e il Diavolo dall'altra, è sicuramente molto avvincente... Tuttavia una visione del Male da film fantasy, per quanto interessante e magari appunto anche avvincente, non è a mio avviso evangelica, almeno per come io ho inteso finora il peccato e il male nella mia esperienza personale di vita di fede.

 

Il Vangelo "interpretato" e le "licenze artistiche"

L'ultimo punto, su cui veramente il film mi lascia con l'amaro in bocca, è la questione delle numerose "licenze artistiche" che il produttore si prende nel descrivere le scene evangeliche. 
La più evidente è la scena in cui il ladrone "cattivo", dopo lo scambio di battute con Gesù sulla Croce, viene aggredito immediatamente da un corvo che con un atto ai limiti del film horror gli becca e gli mangia un occhio subito dopo essersi posato minaccioso sul legno della sua croce. 
Ma il Vangelo dice (Mt 5, 43-45): 
"Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,  perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti"
E ancora sulla presenza della zizzania insieme al grano e sulla necessità di estirparla (Mt 13, 24-30): 
"No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio"
Da dove nasce dunque questa punizione istantanea del male che vediamo nella scena del corvo? Non è certamente evangelica, ma più simile ancora a una volta a un film fantasy dove il supereroe anche nel momento di maggiore disfatta ha sempre le sue armi segrete pronte a stupirci... 
No, non così Gesù. Nessuna arma segreta, nessun supereroe dei fumetti. Ma solo un uomo, anzi un Uomo con la U maiuscola, che ci svela come essere pienamente uomini e che manifesta così, nella sua piena e totale incarnazione, nella sua piena e totale disfatta, e nella sua misteriosa e misericordiosa adesione alla missione che il Padre gli ha affidato, il suo essere anche veramente Dio. 

Tante altre sarebbero le "licenze artistiche" che non ho apprezzato nel film. Dalle donne che asciugano il sangue di Cristo dopo la flagellazione (nei Vangeli non ve ne è traccia semplicemente perchè non c'è il sangue...), al Gesù giovane falegname che progetta mobili moderni tipo IKEA (scena ridicola oltre che inventata), alla scena in cui Gesù schiaccia con forza il serpente nell'orto degli ulivi (che invece è il momento di maggior debolezza del Cristo prima della consegna al Sinedrio)... Insomma, fosse stata la trasposizione di un qualsiasi altro libro, avrei anche gradito i tentativi di "personalizzazione" della trama e gli inserti fantasiosi. Ma non quando parliamo della Bibbia. E soprattutto non quando parliamo dei Vangeli. E soprattutto - ancora di più - NON quando parliamo della Passione, che è la chiave per capire (con il cuore, più che con la testa) tutto. Davvero tutto.

 

In conclusione

Per concludere, più volte vedo questo film e più mi convinco che non mi piace. 

La cosa più grave è che, visto che il film ha avuto un così grande successo, ci sono moltissime persone che non hanno mai letto una riga di Vangelo, mai partecipato ad una catechesi con un bravo prete, mai messo piede da anni in una Chiesa, e che della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo avranno un'idea solo grazie a quello che gli ha voluto far vedere Mel Gibson in questo film. 

E' a queste persone che penso, quando dico che il film non è un buon film. Perchè, tutto sommato, i difetti che ho elencato in precedenza, per chi ha già un suo percorso di fede, sono facilmente evidenziabili e superabili. Rimane nonostante tutto, per questo tipo di spettatori, una buona pellicola, che può farci riflettere su come davvero il Signore abbia sofferto, sia stato crocifisso e sia morto per noi, per i nostri peccati, per riaprire quella porta chiusa di cui parlavamo sopra.

Ma chi è digiuno nella vita di fede, purtroppo conserverà il ricordo di un Gesù sanguinante e ultraterreno, rimarrà con in bocca il sapore di una violenza fine a se stessa, eccezionale e insensata, e non potrà gustare il vero senso della Passione di Gesù: salvare tutti noi grazie all'accettazione totale su di sè del peccato dell'uomo e alla donazione piena di se stesso fino alla morte, riscattando così con l'amore di Dio il peccato del mondo.

mercoledì 5 marzo 2014

Buona quaresima a tutt*


"La Quaresima è un tempo adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spogliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffido dell’elemosina che non costa e che non duole."

Dal messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2014, pubblicato oggi.

http://www.news.va/it/news/messaggio-del-santo-padre-francesco-per-la-quaresi

lunedì 3 marzo 2014

Forum in gregoriana sul tema: "Il Valore dell'ospitalità in una prospettiva interreligiosa"

Con la associazione Finestra per il Medio Oriente abbiamo organizzato un Forum presso la Pontificia Università Gregoriana, sul tema 

"Il Valore dell'ospitalità in una prospettiva interreligiosa".

Il Forum aprirà con la testimonianza di Claudio Monge O.P., responsabile del Centro domenicano per il dialogo interreligioso e culturale di Istanbul. Interverranno Cesare Israel Moscati, rabbino capo di Verona, Adnane Mokrani, docente di Studi Islamici presso la Pontificia Università Gregoriana, e Matteo Crimella, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale. Modererà il Forum Ilaria Morali, Direttore del Dipartimento di Missiologia della Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Gregoriana. 

Ci sarà anche un saluto iniziale del Rettore della Gregoriana.
 
Il Forum si terrà 
Lunedì 3 Marzo 2014, alle ore 17 
alla Pontificia Università Gregoriana 
in Piazza della Pilotta, 4 - Roma
Di seguito trovate la locandina. 
Ovviamente siete tutti invitati, se potete venire mi fa molto piacere! 
E se potete, passate parola!



lunedì 2 dicembre 2013

E' arrivato il Calendario Sinottico 2014 della Finestra per il Medio Oriente!

Carissimi,
in questi giorni è uscito il Calendario Sinottico 2014 della Finestra per il Medio Oriente, e quest'anno è più bello che mai!



Questo calendario può essere un utile strumento per crescere nella capacità di dialogo con i nostri fratelli ebrei e musulmani, attraverso la conoscenza delle feste che scandiscono le loro giornate. Per ogni mese infatti sono riportate le festività delle tre religioni con la relativa spiegazione. Anche le feste cristiane sono interessanti, perchè sono riportate non solo quelle della Chiesa Cattolica, ma anche quelle dei nostri fratelli Ortodossi.



Il tema di quest'anno, che unifica il testo introduttivo e i brani proposti ogni mese, è quello della Povertà. Un tema quanto mai attuale, specie per chi segue le omelie di Papa Francesco!
 
Come per gli anni passati, chi è interessato può richie
derne copia per sè e per i propri amici inviando una mail all'indirizzo:
info@finestramedioriente.it


Grazie!

martedì 12 novembre 2013

CattoNerD - un sito serissimo

Oggi voglio segnalare un sito web che, a dispetto di quanto potrà apparire ad una prima occhiata, secondo me è un sito serissimo: si tratta di www.cattonerd.it, che vi invito a visitare e commentare.  
http://www.cattonerd.it/

Il sito è nato da pochi giorni su iniziativa di un gruppetto di "ragazzi e ragazze (uno dei quali ho la fortuna di conoscere personalmente) provenienti da vari percorsi di Fede, ognuno con la sua storia, le sue idee e i suoi gusti". Del sito colpisce, ad un primo accesso, la piacevole veste grafica e la modernità dell'impostazione. Appena si entra nel merito dei contenuti, però, qualcuno sicuramente avrà da storcere il naso. 
I temi trattati mescolano infatti volutamente due mondi storicamente e tradizionalmente contrapposti: quello dei nerd, ovvero, per citare wikipedia, di "chi ha una certa predisposizione per attività particolari, quali giochi di ruolo, film fantasy e innovazioni tecnologiche, ed è al contempo tendenzialmente solitario e con una più o meno ridotta propensione alla socializzazione" (!!!), con quello della vita di fede nella Chiesa Cattolica. La commistione è certamente provocatoria, e l'operazione culturale farà forse venire qualche prurito ai moderni farisei, puristi della Legge che popolano le nostre agorà cattoliche sia virtuali che reali.
A mio avviso però la mission del sito esprime invece molto bene la buona fede (perdonate il gioco di parole) degli ideatori:
Stanchi delle parodie grottesche che la cultura moderna ci propina del cattolicesimo, e stanchi della troppa serietà con cui per contro viene trattato lo stesso argomento, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo messo su questo sito. Senza mai mancare di rispetto verso quello in cui crediamo, siamo qui per proporvi il nostro punto di vista cattolico su tutto quello che il mondo ci propone, in leggerezza, come se ne parlassimo seduti davanti ad una birra ghiacciata... alla vostra!
Ecco, appena letta questa mission, il sito è entrato nelle mie grazie. Da ormai stagionato nerd ho sempre percepito un distacco inaccettabile e ingiustificato tra la vita di fede e molto di ciò che mi piace del mondo "moderno": fumetti, librigame, romanzi fantasy, cartoni animati, serie TV, film di fantascienza, boardgames, videogiochi, giochi di ruolo, e chi più ne ha più ne metta. Le influenze in questi mondi esercitate dalla cultura cattolica e da uno sguardo di fede alla vita sono continue, perchè dunque non prenderne atto e non analizzare il fenomeno in maniera scevra da pregiudizi? Perchè non cogliere e approfondire queste influenze, e i diversi modi con cui il messaggio cristiano viene ripreso in tali contesti, e forse spesso stravolto o reso più superficiale? Questa è un'operazione di consapevolezza importante, e forse sarebbe ora che la presa di coscienza di ciò che ci circonda tornasse ad essere di moda, anzichè rassegnarsi a subire passivamente i messaggi che ci vengono propinati.



Ancora, e forse più importante: ci si lamenta sempre di come i giovani non siano più attratti dalla pratica della vita di fede; e giustamente ci si lamenta di ciò, perchè il non coltivare il proprio ambito spirituale corrisponde al perdersi il meglio della vita, ma allora perchè non presentare ai giovani le tematiche principali della fede con un linguaggio e con degli esempi che loro possano comprendere e apprezzare? La centralità, sacrosanta e immutabile, della Parola di Dio e della Sacra Scrittura non può e non deve escludere altre forme di comunicazione della Grazia che ciascuno di noi ha ricevuto nel conoscere personalmente Gesù Cristo. E se un personaggio di un fumetto, se il protagonista di una serie TV o se un supereroe della Marvel si comportano in modo simile a quando descritto nella Bibbia, o viceversa se si comportano proprio in modo difforme ai dettami del Vangelo, perchè non prendere spunto da questo per il proprio annuncio Cristiano o per trarne, comunque, dei ragionamenti utili? 
Questa è una vera e propria forma di Nuova Evangelizzazione e per questo io penso che il sito www.cattonerd.it, con la sua aria scansonata e il suo stile volutamente leggero e a tratti "ridanciano", sia in realtà proprio... un sito serissimo. 
Leggere, per credere!

venerdì 12 aprile 2013

Il "mio" Santo - San Guido di Anderlecht

"E il tuo onomastico quando si festeggia?" Questa domanda rivoltami qualche giorno fa da alcuni amici di famiglia, mi ha spinto a pensare a questo tema, cui non avevo mai prestato molta attenzione finora.
Non ho il nome di un Santo famoso e poichè nella mia famiglia di origine non eravamo usi festeggiare gli onomastici, non avevo mai pensato finora a chi fosse il Santo da cui il mio nome trae origine e diffusione. 
Ho così deciso di approfondire la questione e, come penso sia naturale, da una ricerca sul web ho scoperto che ci sono tanti "San Guido" che si sono avvicendati nella storia della Chiesa. In particolare tre sono i più noti: san Guido abate (della Abbazia di Pomposa), che si festeggia il 12 giugno e cui sono devoti la maggior parte dei "Guido" italiani, san Guido vescovo (di Aqui Terme), e un altro san Guido straniero, dalla storia più esotica, che mi ha colpito in modo particolare. L'ho subito scelto come "mio" Santo, pur non disdegnando gli auguri dei (pochi) amici che si ricordano dell'altro san Guido il 12 giugno. 
Ora comunque so quando si festeggia il mio onomastico!


San Guido di Anderlecht

La biografia di San Guido di Anderleht, riferita al quotidiano Avvenire, è abbastanza stringata:
È uno dei santi più venerati del Belgio. Nato da una famiglia di contadini nella regione del Brabante fu dapprima sagrestano in una chiesa di Laken, nei pressi di Bruxelles. Divenne quindi commerciante, peraltro con l'obiettivo di aiutare i poveri, ma la sua prima nave affondò nella Senna. Decise allora di indossare gli abiti del pellegrino. Per sette anni si mise in cammino lungo le tormentate strade d'Europa e non solo. Si recò a Roma e a Gerusalemme. Di ritorno dal lungo pellegrinaggio fu ospitato da un sacerdote di Anderlecht, dove poco dopo morì. Era il 12 settembre 1012. Sulla sua tomba si verificarono numerosi miracoli e il culto di Guido crebbe rapidamente. Le sue spoglie si trovano nella Collegiata di Anderlecht. 
Di questo Santo cosa può colpirci e interrogarci a distanza di mille anni esatti dalla sua morte? Innanzitutto anche lui è vissuto, come noi, a cavallo di un millennio. Un'affinità che non è cosa da poco, visto che all'epoca si pensava "mille e non più mille" e c'era un diffuso convincimento di trovarsi alla fine di un'era se non alla fine del mondo. Un sentimento quanto mai attuale in questo tempo in cui sembra che ogni certezza, ogni caposaldo del passato sia rimesso in discussione e il senso di precarietà è diventato l'unica cifra di lettura stabile del nostro futuro.

Questo è anche un periodo in cui è ritornato nuovamente "di moda" richiamarsi all'essenziale, ad una certa moralità nei costumi pubblici e privati, ad una certa sobrietà nell'uso delle risorse individuali e di quelle collettive. Anche in questo ambito San Guido di Anderlecht può essere considerato un modello da imitare. Nella sua agiografia scritta dall'autore Piero Bargellini, si legge tra l'altro:
Due secoli prima che il Poverello di Assisi celebrasse con tanto candore le sue nozze con Madonna Povertà, un altro santo, meno conosciuto, aveva avvertito il pericolo che il denaro fa correre alle anime, anche quando lo si riveste di nobili intenzioni, come il desiderio di soccorrere con l'elemosina gli indigenti. E’ Guido di Anderlecht. [...] Mite e generoso, Guido mostrò fin da giovane il suo distacco dai beni terreni, donando quanto possedeva ai poveri. Desideroso di condurre vita ascetica, lasciò anche la casa paterna e a Laken, presso Bruxelles, scelse di fare il sacrestano al parroco, per rendersi utile al prossimo e al tempo stesso dedicarsi alla preghiera e alle pie pratiche dell'ascesi cristiana. A un certo punto della sua vita, non per desiderio di guadagno, ma per costituire un fondo a favore dei poveri, si mise nel commercio. Non fu una scelta felice e se ne accorse quasi subito, poiché la prima nave che riuscì ad armare affondò nella Senna con tutto il carico.
La vita di San Guido, dunque, come può esser capitato a ciascuno di noi, è segnata da entusiasmi, progetti, iniziative virtuose, a cui però seguono fallimenti e sconforto. Se questo vi sembra familiare, ecco che la reazione di San Guido a queste vicissitudini può ancora insegnarci qualcosa:
Per Guido fu un avvertimento del Cielo, non perchè la professione del commerciante sia contraria alle leggi del Signore, ma perché egli aveva preferito la via più comune a quella più ardua nel cammino verso la perfezione. Guido indossò allora l'abito del pellegrino e per sette anni percorse le lunghe e insicure strade dell'Europa per recarsi in visita ai più grandi santuari della cristianità. Fu a Roma e poi proseguì per la Terrasanta.
Una vita, dunque, spesa alla ricerca del Signore, fino ad arrivare alla Terra Santa, passando per Roma. Una attenzione e un amore verso il Medio Oriente che sento particolarmente vicini e forti, nel mio impegno nell'associazione Finestra per il Medio Oriente, e che in san Guido è così intensa da trasformare quest'uomo in età già adulta, in un pellegrino, il quale pur mancando di tutto non rinuncia a cercare una vicinanza sempre più stretta con i luoghi della Salvezza, anche a costo della vita.
Di ritorno dal lungo pellegrinaggio, stanco e malato, venne ospitato da un sacerdote di Anderlecht, una cittadina presso Bruxelles, dalla quale prese l'appellativo e dove poco dopo morì, senza lasciare un ricordo particolare. Infatti anche la sua tomba venne per molto tempo trascurata, finché il ripetersi di alcuni prodigi rinverdì la memoria del santo, al quale fu dedicata una grande chiesa che ne accolse le reliquie. Nel corso dei secoli la devozione a S. Guido si allargò. Così sotto la protezione dell'umile sacrestano, figlio di contadini, si sono posti i lavoratori dei campi, i campanari, i sacrestani, i cocchieri. S. Guido protegge le stalle, le scuderie e in particolare i cavalli, che durante la festa annuale ad Anderlecht vengono benedetti al termine di una folcloristica processione. Poichè sembra sia morto di dissenteria, il suo nome è invocato da quanti sono afflitti da questo male.
Di lui, infine, nella antica versione del Martirologio Romano del 1702 conservata presso la prestigiousa Università di Princeton e digitalizzata da Google, al 12 Settembre, dopo la sfilza degli altri (più importanti?) Santi del giorno, nell'ultima riga si legge solamente quanto segue:



Da questo testo potrebbero nascere delle disquisizioni su come possa un laico essere indicato come confessore. Al di là di questo, visto che si dà il caso che alcuni amici mi chiamano da sempre "Guidone", risulta così dimostrato con certezza che questo è proprio il mio Santo! 

Quindi d'ora innanzi il 12 Settembre fatemi gli auguri! :-)

giovedì 14 marzo 2013

E’ bianca! E’ bianca!

Arrivo a san Pietro verso le 18.30. Il quarto scrutinio dovrebbe essere già finito e se la fumata non è ancora arrivata, è improbabile che quella successiva sia bianca. Cosa vuoi che cambi tra uno scrutinio e quello immediatamente successivo? Di cosa vuoi che discutano i signori Cardinali in quei pochi minuti che passano tra una votazione e l’altra?
La piazza non è pienissima, anche perché piove abbastanza forte. I soliti americani in shorts, le suorine che pregano, i turisti incuriositi che commentano i cerchi dei segni zodiacali sulla piazza, il copione che si ripete ad ogni occasione simile a quella che stiamo vivendo. E’ il conclave, rito antico e che dovrebbe essere una delle manifestazioni più tangibili dello Spirito sulla terra, ma che forse ormai è vittima anch’esso della politica che si è insinuata in Vaticano, almeno secondo quanto dicono i giornali, e specie nella Curia, indicata come epicentro del malessere della Chiesa. Tuttavia, è sempre emozionante stare qui, tutti insieme, tra persone stralunate e altre impettite che sembrano appena uscite da un consiglio di amministrazione. E’ sempre emozionante vedere la grande varietà umana e spirituale che la Chiesa riesce ancora, nonostante tutto, a raccogliere intorno a sè. Mi volto indietro, verso la platea che è stata costruita per ospitare le televisioni di tutto il mondo. Per un momento rimango abbagliato dalle luci che da quel palco cercano di illuminare la piazza che si sta facendo sempre più buia nel calar della sera.
Come mi ero preparato all’attesa? Ieri ho scritto questo sul mio profilo Facebook:
Chiusa in questo momento la cappella sistina. Inizia il conclave. Consiglio a tutti anzichè seguire i gossip e i totopapa, di rivolgere un'invocazione allo Spirito perchè scombini come al solito le carte e crei cose nuove. Ne abbiamo tutti bisogno.
E allora rivolgo anche in questo momento un’invocazione allo Spirito. I Cardinali ne hanno bisogno. Poi il vociare: la fumata attesa? No, è solo un gabbiano che si è appollaiato sulla ciminiera e che farà parlare di sè tutta la piazza nei minuti successivi, prima di prendere il volo, noncurante di essere stato per qualche istante al centro delle cronache mondiali. La pioggia aumenta. Gli ombrelli si fanno più fitti, anche nella parte della piazza dove ci siamo messi, da cui la sommità della cappella sistina non si vede benissimo e che quindi è rimasta leggermente più vuota. Non riusciamo quasi a vedere nemmeno i megaschermi presenti sul piazzale. Ma non ce n’è bisogno, come scopriremo a breve.
Un altro pensiero di questi ultimi giorni mi torna alla mente. Mi aveva colpito un passo del Vangelo di domenica scorsa.
Al Pontefice che sarà, chiederei solo di meditare in profondità questa frase del Vangelo di Luca, proclamata proprio domenica scorsa prima dell'inizio del conclave:
"In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro»."
Ecco, la chiesa deve essere capace di accogliere tutti come faceva Gesù, compresi i peccatori, nessuno escluso per nessun motivo, e non solo di accoglierli ma anche di mangiare con loro, ovvero creare intorno a se stessa un unico popolo di Dio, in cui tutti possiamo sentirci fratelli.
Scoccano le 19. Quanto ci sarà da aspettare ancora? Si discute del più e del meno, del fatto che ormai se ne parlerà domani, del fatto che però è strano perchè forse oggi sarebbe stato Scola il favorito ed effettivamente poteva essere lui - una persona di esperienza ma non troppo legata alla curia - forse il più adatto a guidare la Chiesa in un momento così difficile. Domani potrebbe essere il turno dei non europei. Ma, ad un certo punto, ecco che un urlo diffuso e concitato, continuo e ripetuto, come un comune contagio di sorpresa, ci interrompe nei nostri discorsi. Allunghiamo il collo, guardiamo in alto, gli ombrelli ci sono ancora ma non si sa come una consapevolezza ormai è già presente in tutti noi: è bianca! E’ bianca! E’ davvero bianca, bianchissima! Inconfondibile! Incontestabile! Urla, suoni, confusione! E’ Bianca! E’ biancaaaaaaaaaa! ABEMUSPAPAAAA!
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E subito tutti, mossi da un comune sentire, tutti corriamo, tutti corrono, le suorine gli americani gli impettiti gli stralunati tutti capiscono che è giunto il momento in cui conosceremo un nuovo pastore di santa-romana-chiesa, tutti allora di corsa, senza indugio, via dai lati della piazza dove i megaschermi si vedevano meglio, ma ormai non importano più i megaschermi, tutti allora verso il centro, avanti, il più possibile sotto la loggia, vicino, per vedere chi sarà, per essere lì sotto, per capire meglio cosa diranno… Suonano le campane, urlano i bambini, gli adulti, tutti! E una volta trovato un assetto, smette anche di piovere. Il vociare è tutto un totopapa, tutto un pregare, un chiacchiericcio, fino a che non si iniziano a sentire anche i tamburi delle bande, sia di quella vaticana che dei carabinieri. Le campane suonano ancora a distesa! Sarà Scola, sicuro, lo avevano detto che si erano già messi d’accorso, si sapeva che era già tutto organizzato… Scola sicuro, altri così rapidi non sarebbero mai potuti essere eletti, così la pensano tutti, così afferma il seminarista che la sa lunga, il vecchietto napoletano, la giovane donna che sembra musulmana, l’americano che tuttavia spera ancora in Dolan.
Ed ecco che finalmente appaiono. La voce stentata del cardinale Tauran, figura generosa, simbolo di una Chiesa che non si risparmia. Finalmente, l’annuncio tanto atteso.
Annuntio vobis gaudium magnum… habemus-Papam…
Ecco, ora dice Angelum, angelum, angelum…
Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum… Dominum…
Ecco, ora dice Angelum, angelum, angelum…
Georgium Marium!
(!?) Georgium Marium? E chi è? Noooooooooo! Ma davvero è l’argentino!? Quello che va in giro in autobus? Il gesuita? … Inizia una nuova stagione signori… Eccitazione nella piazza, qui non abbiamo capito nemmeno il nome che ha scelto… Urla, tamburi, flash, salti, strepiti… Al telefono – mamma davvero Francesco!? – ma è il primo a chiamarsi così? Come il poverello d’Assisi? Ma non si doveva chiamare Leone per una chiesa forte e decisa? Forse che come dice San Paolo “quando sono debole, è allora che sono forte”…
Ma il momento più bello e toccante è quando compare Lui, e visibilmente commosso chiede di essere benedetto da noi.
Lui, da noi! Mai nella storia un pontefice lo aveva fatto. Mai! Alcuni pensano addirittura che sia improprio, che sminuisca la sacralità del papato… A me in quel momento di silenzio – silenzio assoluto che se chiudevi gli occhi sembrava di essere da soli in una piazza ormai superaffollata – in quel momento di silenzio in cui ognuno ha pregato per il nuovo Pastore di santa-romana-chiesa e lo ha benedetto in cuor suo, in quel momento è sembrato davvero di sentire lo Spirito sorvolare la Piazza e sorridere, compiaciuto, di aver ancora una volta scombinato le carte, di aver ancora una volta creato qualcosa di nuovo per guidare la Chiesa di Cristo verso l’incontro con il Padre.



sabato 15 dicembre 2012

Giornalisti in malafede o incapaci?

Ecco un esempio lampante che dimostra che bella stampa abbiamo in Italia... Giornalisti in malafede o incapaci: 

Corriere della Sera: IL PAPA E LE NOZZE GAY: OFFESA ALLA VERITA' 
Repubblica: IL PAPA: "NOZZE GAY UNA FERITA ALLA PACE" "IMPOSSIBILE TOLLERARE ABORTO E EUTANASIA" 
La Stampa: IL PAPA: "NOZZE GAY UNA FERITA ALLA PACE. EUTANASIA E ABORTO SONO INTOLLERABILI" 
Ansa: PAPA CONTRO NOZZE GAY "FERITA A GIUSTIZIA" 
Il fatto quotidiano: IL PAPA ATTACCA I MATRIMONI GAY: "UNA FERITA ALLA GIUSTIZIA E ALLA PACE" 

Prima di dare retta a quello che dicono i giornali vi consiglio di leggere il discorso del Papa riportato nel link sottostante, di cui i giornalisti parlano a vanvera... Quelle cose che i giornali titolano tra virgolette non ci sono nel discorso. Purtroppo abbiamo giornalisti che riportano notizie false, addirittura tra virgolette... E' solo una delle cose che non funzionano in questo Paese, dove ormai non funziona più niente. Per fortuna il discorso del Papa lo si può leggere nel sito riportato sotto e non c'è proprio quello che i giornali hanno titolato a caratteri cubitali... Anzi ci sono tantissimi spunti contro l'economia di mercato, contro il consumismo, contro il materialismo, che sono molto di sinistra e molto moderni ma che ovviamente i giornali si guardano bene dal pubblicare... 

Perciò la domanda vera che ci dobbiamo fare è: i giornalisti in Italia sono incapaci o sono in malafede? O entrambe le cose?  

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/peace/documents/hf_ben-xvi_mes_20121208_xlvi-world-day-peace_it.html

mercoledì 25 aprile 2012

Rock in the Parrock!

ritpImmaginate qualche centinaio di giovani (giovani davvero, under 25, in maggioranza ragazzi dai 15 ai 20 anni), che ballano di fronte ad un palco sul quale si suona musica rock. Rock duro, di quello death ed heavy metal (qualsiasi cosa questo voglia dire!), suonato da gruppi amatoriali di ragazzi loro coetanei. Alcuni dei presenti, dopo un po’, iniziano a “pogare” in maniera spinta (se non sapete che vuole dire, non siete giovani!!!). Tutto ciò mentre altri preparano penne alla matriciana, bruschette con salsicce, patatine fritte e crepes alla nutella, sotto la guida esperta di un altrettanto giovane chef che mostra di avere il giusto phisique du role (è un colosso alto quasi due metri che non nasconde, anche con la sua mole, di essere davvero una buona forchetta).

Guido, ma dove diavolo sei capitato, vi starete chiedendo? Nell’ultima trovata del Circolo degli Artisti, o al Torretta, o in un altro centro sociale della capitale? Oppure ad una edizione eccezionale della Festa dell’Unità d’altri tempi? O ancora in qualche organizzazione residua di CasaPound e simili? Niente di tutto questo.

La serata, proprio così come ve l’ho descritta, si svolge all’incirca ogni mese in una grossa parrocchia romana, e precisamente alla parrocchia di San Policarpo sulla tuscolana (altezza Giulio Agricola), e si chiama Rock in the Parrock. In parrocchia!? Sì, in parrocchia. E già da quattro anni ormai. I due preti che attualmente curano questa atipica “attività pastorale”, assicurano che in ogni serata si affrontino anche temi formativi, ad esempio nell’ultimo appuntamento si è parlato di dialogo interreligioso, prendendo come spunto la figura di don Andrea Santoro (da cui la nostra presenza). Fare una testimonianza sul dialogo interreligioso, e sul senso di riconoscenza che dobbiamo avere nei confronti del Medio Oriente, su un palco nell’intermezzo tra due brani rock non era mai capitato, ma credo che lui (don Andrea) ne sarebbe contento.

L’esperienza in sè è stata molto formativa per me. Ho trovato un modo nuovo di vivere la Parrocchia. Si percepiva che i ragazzi sentono la Parrocchia (quella parrocchia!) come casa loro, che ci si trovano bene e che, al di là della giornata rock, quello è un modo per farli sentire a casa anche in altri momenti della loro vita. Un ragazzo che cresce in quell’ambiente saprà sempre, anche se è lontano dalla fede, anche se non crede in Dio, anche se ci va solo per sentirsi un concerto gratis e mangiare a poco prezzo, che la Parrocchia esiste, che è un luogo dove c’è qualcuno che ti ascolta e dove puoi andare quando stai nei guai. I genitori dei ragazzi sostengono l’iniziativa proprio per questo: al giorno d’oggi è necessario che la Parrocchia e le altre strutture ecclesiali in generale trovino forme nuove per avvicinarsi ai giovani, che inizino a parlare la loro lingua e che inizino a trasmettere l’idea che nei luoghi religiosi ci si può anche divertire, che la religione è anche e soprattutto gioia, energia, e non solo riflessione e introspezione.

Ed ora, buon ascolto!

 

…c’era anche rock molto più duro ma non l’ho trovato su Youtube…

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