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sabato 8 marzo 2014

Perchè non mi piace il film "The Passion"

Mi è capitato di recente di rivedere il film di Mel Gibson "THE PASSION" (titolo che inevitabilmente sentirete pronunciato nei più svariati modi, da "de passion" a "de pession" a "de pescion", tutte storpiature che in fin dei conti contribuiscono a rendermi un pochino più simpatica questa pellicola, che per il resto mi risulta invece abbastanza indigesta. Cercherò di spiegare perchè. 


Innanzitutto qualche dato: uscito nel 2004 e girato interamente in Italia (molte scene a Matera come già per il meraviglioso "Vangelo di Matteo" di Pasolini), il film ha avuto incassi record (più di 600 milioni di dollari) e un successo clamoroso. La critica cinematografica "colta" si è divisa per varie questioni legate quasi tutte all'antisemitismo di cui il film sarebbe intriso, non così invece il pubblico che, almeno per quanto mi è dato di conoscere, generalmente lo acclama come un capolavoro assoluto. Si è anche detto, per un certo periodo, che il Papa stesso (all'epoca Giovanni Paolo II, già gravemente malato) avesse visto la pellicola e avesse detto che la passione di Cristo dovesse essere avvenuta proprio in quel modo. Questo è stato però smentito, almeno a quello che si apprende da wikipedia, e tale voce sarebbe così da ascrivere solamente ad una volontaria (e falsa) propaganda pubblicitaria a favore del film. 

Per chi il film non l'ha visto, dico subito che il carattere principale dello stesso sta nella particolare cruentissima ricostruzione della passione, della crocifissione e della morte di Cristo. Il tutto viene descritto in maniera molto efferata. La scena della flagellazione dura parecchi minuti. Non si risparmia il sangue,  che sgorga a fiumi prima, durante, e dopo la crocifissione, come sarà evidente anche solo guardando le poche immagini qui inserite.


Ecco dunque descritti nel seguito i motivi per cui il film, nonostante quest'ultima volta lo abbia visto con spirito meno critico del solito e nonostante abbia cercato di soffermarmi sugli aspetti positivi e apprezzabili, non riesce proprio a "piacermi". Per punti.

 

Sangue sangue sangue... e ancora sangue

Vediamo come è trattata la flagellazione di Gesù nei Vangeli. Nel vangelo di Matteo (Mt 27, 26):
Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Nel Vangelo di Marco (Mc 15, 15):
Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Nel Vangelo di Luca: ... ... ... ... 
No, nel Vangelo di Luca non si parla di flagellazione di Gesù. Ci credete? E' così! 
Anzi, Gesù fa un bel discorso alle donne durante la Via Crucis (Lc 23, 27-32):
Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: «Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato». Allora cominceranno a dire ai monti: «Cadete su di noi!»,e alle colline: «Copriteci!». Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?». Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.
Gesù dunque in questo Vangelo mentre porta la Croce arringa anche le folle, al contrario nel film non ce la fa nemmeno quasi a respirare, tanto è stato pestato, a tal punto che una guardia si impietosisce e interrompe le altre che lo continuano a pestare pure mentre porta la Croce... (il regista questa scena la avrà letta in qualche suo Vangelo autoprodotto, perchè in quelli canonici non vi è traccia di questo).
Nel Vangelo di Giovanni (Gv 19, 1): 
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.
Insomma, da una analisi assolutamente sommaria e non "da esperto" dei Vangeli, risulta che nel film c'è troppo, ma davvero troppo sangue. Tre Vangeli dedicano alla flagellazione di Gesù mezzo versetto, uno non ne parla proprio. Se fosse stata una cosa così importante, così truculenta e così "eccezionale", come viene descritta nel film - tanto che Gesù solamente viene flagellato in quel modo mentre gli altri condannati a morte insieme a lui no, arrivano al Golgota quasi senza un graffio - ebbene se così fosse stato i Vangeli ne avrebbero parlato diffusamente. I Vangeli invece non vogliono mettere in risalto l'efferatezza della morte di Gesù ma il modo in cui e il fine per cui Gesù vive la sua condanna a morte. Il film devia troppo l'attenzione, a mio avviso, sulla sofferenza fisica, sul sangue, sulla violenza. Ciò conduce a un modo di vedere la passione di Cristo assolutamente marginale e non centrato sul punto realmente importante, che è l'adesione totale di Gesù alla volontà del Padre.

 

Un Gesù superman, dotato di resistenza fisica straordinaria

Durante la lunghissima scena della flagellazione, le guardie spesso si stupiscono di come Gesù riesca a resistere a tanto dolore. Una guardia afferma "Incredibile! Non ho mai visto una resistenza del genere!". Il capetto delle guardie, stupito anch'esso che Gesù riesca a resistere a così tanto dolore, comanda "Mutate flagellum!", ovvero ordina alle guardie di prendere un flagello più doloroso, più terribile, che laceri di più la carne e produca ancora più sangue... 
Sembra proprio che i normali strumenti di tortura nel caso di Gesù non siano sufficienti, non siano "abbastanza". Gesù è presentato come una sorta di superman, come uno che pur soffrendo, pur sanguinando, pur rigirandosi come un verme incatenato alla colonna, pur impastandosi le ferite nella sabbia, riesce ad andare avanti, riesce a resistere a dolori inumani, in modo ultraterreno, sovraumano. 
Ebbene, non è così! Il Gesù dei Vangeli è un uomo come tutti noi, soffre esattamente come noi, non ha nessuna "capacità" straordinaria di sopportazione della sofferenza... Anche quando Gesù fa i miracoli non li fa mai su di sè, non si da mai dei poteri eccezionali, anzi si priva sempre di qualcosa Lui per darla ai poveri, agli emarginati, ai lebbrosi, agli indemoniati e ai malati che incontra... 
Gesù non è un superman dalla resistenza fisica straordinaria e la sua non è stata una crocifissione "eccezionale" per le guardie romane che l'hanno eseguita, ma una delle tante, simile ad una qualsiasi dei tanti ebrei che si dichiaravano profeti in cerca di adepti per organizzazione una ribellione del loro popolo, falsi profeti molto diffusi al tempo, e che lo stesso Gesù raccomanda di non seguire, ma che in quel periodo erano assai frequenti vista la dominazione romana dell'area.
Ancora una volta, non è una particolare capacità fisica di Gesù che rende la sua passione straordinaria, è piuttosto il modo e il fine della sua passione a renderla davvero unica e "definitiva" per noi cristiani. 

 

La raffigurazione del male

Un altro punto che non mi convince affatto del film, è la raffigurazione del Male (del Demonio, del Peccato, del Diavolo, che dir si voglia). 
Questa figura è onnipresente nel film. Sembra che sia l'orchestratore di ogni sequenza. Di ogni passaggio. Ma non si sta forse qui compiendo il disegno di Salvezza che Dio ha per l'umanità? Non si sta forse scrivendo, tra le righe storte degli uomini, la Parola vivente di Dio che ci aprirà di nuovo, dopo la "felice colpa" di Adamo, le porte del Paradiso? Come si recita nell'Exultet della veglia pasquale:
Davvero era necessario il peccato di Adamo,
che è stato distrutto con la morte del Cristo.
Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!
Nel film il senso di questa salvezza già presente nella Passione non si evince affatto, almeno a mio avviso. Sembra di essere, almeno fino alla scena finale, sotto il completo dominio del Male. Male che è raffigurato come un essere brutto, sessualmente ambiguo, che in una scena porta in braccio un bambino deforme.

Ecco, io non credo che raffigurare il male in questo modo sia una buona idea. Il Male non è visibilmente brutto, non lo è mai! Magari lo fosse! Il Male, purtroppo, appare sempre suadente, buono, appetibile. E' questa la tentazione, è questo il difficile. Riconoscere il male, saperlo "smascherare". Il male non è un bambino deforme che cerca di sostituirsi al  Bambino santo di Betlemme. 
Il male, al contrario, è la tentazione di farsi giustizia da soli, che Pietro ha nel Getsemani, e che appare in quel momento come l'unica cosa buona e giusta da fare dal punto di vista umano, per chi vuole bene al Signore ed è stato suo discepolo. 
Si è preferito secondo me rendere il film più avvincente in questo modo: ad esempio la scena in cui Gesù porta la Croce e ai lati tra la folla scorrono contrapposti Maria da una parte e il Diavolo dall'altra, è sicuramente molto avvincente... Tuttavia una visione del Male da film fantasy, per quanto interessante e magari appunto anche avvincente, non è a mio avviso evangelica, almeno per come io ho inteso finora il peccato e il male nella mia esperienza personale di vita di fede.

 

Il Vangelo "interpretato" e le "licenze artistiche"

L'ultimo punto, su cui veramente il film mi lascia con l'amaro in bocca, è la questione delle numerose "licenze artistiche" che il produttore si prende nel descrivere le scene evangeliche. 
La più evidente è la scena in cui il ladrone "cattivo", dopo lo scambio di battute con Gesù sulla Croce, viene aggredito immediatamente da un corvo che con un atto ai limiti del film horror gli becca e gli mangia un occhio subito dopo essersi posato minaccioso sul legno della sua croce. 
Ma il Vangelo dice (Mt 5, 43-45): 
"Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,  perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti"
E ancora sulla presenza della zizzania insieme al grano e sulla necessità di estirparla (Mt 13, 24-30): 
"No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio"
Da dove nasce dunque questa punizione istantanea del male che vediamo nella scena del corvo? Non è certamente evangelica, ma più simile ancora a una volta a un film fantasy dove il supereroe anche nel momento di maggiore disfatta ha sempre le sue armi segrete pronte a stupirci... 
No, non così Gesù. Nessuna arma segreta, nessun supereroe dei fumetti. Ma solo un uomo, anzi un Uomo con la U maiuscola, che ci svela come essere pienamente uomini e che manifesta così, nella sua piena e totale incarnazione, nella sua piena e totale disfatta, e nella sua misteriosa e misericordiosa adesione alla missione che il Padre gli ha affidato, il suo essere anche veramente Dio. 

Tante altre sarebbero le "licenze artistiche" che non ho apprezzato nel film. Dalle donne che asciugano il sangue di Cristo dopo la flagellazione (nei Vangeli non ve ne è traccia semplicemente perchè non c'è il sangue...), al Gesù giovane falegname che progetta mobili moderni tipo IKEA (scena ridicola oltre che inventata), alla scena in cui Gesù schiaccia con forza il serpente nell'orto degli ulivi (che invece è il momento di maggior debolezza del Cristo prima della consegna al Sinedrio)... Insomma, fosse stata la trasposizione di un qualsiasi altro libro, avrei anche gradito i tentativi di "personalizzazione" della trama e gli inserti fantasiosi. Ma non quando parliamo della Bibbia. E soprattutto non quando parliamo dei Vangeli. E soprattutto - ancora di più - NON quando parliamo della Passione, che è la chiave per capire (con il cuore, più che con la testa) tutto. Davvero tutto.

 

In conclusione

Per concludere, più volte vedo questo film e più mi convinco che non mi piace. 

La cosa più grave è che, visto che il film ha avuto un così grande successo, ci sono moltissime persone che non hanno mai letto una riga di Vangelo, mai partecipato ad una catechesi con un bravo prete, mai messo piede da anni in una Chiesa, e che della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo avranno un'idea solo grazie a quello che gli ha voluto far vedere Mel Gibson in questo film. 

E' a queste persone che penso, quando dico che il film non è un buon film. Perchè, tutto sommato, i difetti che ho elencato in precedenza, per chi ha già un suo percorso di fede, sono facilmente evidenziabili e superabili. Rimane nonostante tutto, per questo tipo di spettatori, una buona pellicola, che può farci riflettere su come davvero il Signore abbia sofferto, sia stato crocifisso e sia morto per noi, per i nostri peccati, per riaprire quella porta chiusa di cui parlavamo sopra.

Ma chi è digiuno nella vita di fede, purtroppo conserverà il ricordo di un Gesù sanguinante e ultraterreno, rimarrà con in bocca il sapore di una violenza fine a se stessa, eccezionale e insensata, e non potrà gustare il vero senso della Passione di Gesù: salvare tutti noi grazie all'accettazione totale su di sè del peccato dell'uomo e alla donazione piena di se stesso fino alla morte, riscattando così con l'amore di Dio il peccato del mondo.

lunedì 23 dicembre 2013

Ringraziamenti

Ci terrei a ringraziare tutti coloro che 
mi hanno fatto gli auguri per il mio compleanno: 

via telefono, 
via sms, 
via chat, 
via mail, 
via facebook, 
e a chi è riuscito a farmeli di persona: 

un grazie a tutti voi! 

A quelli che di cui so tutto 
e a quelli che di cui so a malapena il nome, 
a quelli che conosco da una vita 
e a quelli che si sono aggiunti da pochi mesi, 
a quelli che vedo tutti i giorni 
e a quelli che non vedo da tanti anni, 
a tutti voi voglio inviare un sentito grazie 
per aver reso il giorno del mio 37esimo compleanno 
un po' più speciale, 
e forse anzi il compleanno più speciale 
che abbia mai vissuto!

Per ricambiare vi regalo il video 
che una amica mi ha inviato proprio quel giorno:
con l'augurio che per voi questo video sia attuale, 
come lo è per me! 

Auguri di cuore!


PS: Se per il caso il video venisse rimosso da Youtube, cercate:
MONOLOGO SULLA VITA
da "Il curioso caso di Benjamin Button"

giovedì 20 dicembre 2012

Censura suicida

Io vorrei vederli in faccia, questi signori delle otto "Commissioni per la revisione cinematografica", che fanno capo al Dipartimento dello Spettacolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del Ministero del Turismo e dello Spettacolo.


Vorrei capire cosa passa loro nella mente, e quali sono i criteri che applicano nel censurare e vietare ai minori di 18 anni un film di animazione come "La bottega dei suicidi", che a giudicare dalle recensioni (per quanto io non l'abbia ancora visto) sembra un film, sebbene noir, con un messaggio positivo e senza scene violente, mentre vengono mandati nelle sale tranquillamente e per tutti una serie di film (sempre più frequenti tra l'altro), in cui emaciati vampiri mangiano cervelli ancora caldi e fumanti, baldanzosi licantropi azzannano dolci fanciulle e aitanti maschioni fanno saltare di netto le teste dei loro nemici, con i loro lunghissimi e vibranti spadoni. Film divertenti e che a me piacciono, beninteso, ma che non sono certo più consoni ai ragazzini di quello che ora hanno vietato.


"Forte rischio di emulazione" è la motivazione addotta. Già, proprio come il rischio di emulazione che un giovane pochi giorni fa ha pienamente dimostrato nel massacrare una classe intera e annessi docenti in una scuola di provincia negli USA... Però i film pieni di massacri e di sparatorie vanno tranquillamente nelle sale. 

Secondo me il criterio è questo: un film che non segue la grande distribuzione si può tranquillamente censurare anche se non lo merita, tanto non ha alle spalle le multinazionali a fare le telefonate giuste a ministri e sottosegretari... Mente i vari Twilight e affini hanno sempre la luce verde, con buona pace della Paramàunt (come la chiama qualcuno) e sorelle...

Quando la smetteremo di essere come al solito ipocriti e stupidi? 
TUTTI A VEDERE "LA BOTTEGA DEI SUICIDI", finchè c'è!!!

venerdì 2 settembre 2011

The Invention of Lying

imageIn un mondo in cui nessuno può mentire, e addirittura non esiste il concetto stesso di menzogna, cosa succederebbe se, ad un certo punto, un unico individuo sviluppasse la capacità di raccontare bugie? Queste è l’idea principale intorno a cui ruota “The Invention of Lying”, film girato nel 2009 dal regista Ricky Gervais, che ne è anche l’attore protagonista.

In questa recensione, voglio provare a descrivere qualche pensiero che  la visione di questo film mi ha suscitato. Per maggiori informazioni sul film, ne esiste una brutta scheda sulla Wikipedia italiana e una migliore sulla Wikipedia inglese.

Intanto, la trama: come detto, il film è ambientato in un mondo dove tutti dicono la verità. Questo comporta principalmente due effetti: tutti si fidano ciecamente di quello che viene detto dagli altri, in quanto nessuno può mai mentire, e tutti sono abituati a sentirsi dire in faccia le cose meno educate, che noi non ci sogneremmo mai di dire a nessuno (“il tuo bambino è così brutto… assomiglia a un piccolo topo!”). In questo mondo, ad esempio, non esistono i film, che sarebbero una forma di menzogna, e sono dunque sostituiti da narrazioni di eventi storici realmente accaduti. In questo mondo un uomo, spinto da una situazione particolarmente critica in cui si viene a trovare, formula per la prima volta una bugia, per ottenere un vantaggio personale e salvarsi da problemi finanziari che lo avrebbero costretto sul lastrico. Ma ecco che, subito dopo aver usato la menzogna per cavarsi fuori da una situazione difficile, quest’uomo inizia a usare la sua “abilità” per far stare meglio gli altri, per tirare su il morale alla gente con qualche bugia a fin di bene, fino ad arrivare al punto di mentire alla madre sul letto di morte, facendola ricredere dalla sua convinzione che dopo il trapasso ci sia solo eterno nulla, e convincendola invece che esiste un aldilà di felicità e gioia infinita. Se in questo modo il protagonista garantisce alla mamma una morte serena, d’altra parte scatena una serie di eventi a catena, nati dalla curiosità dei presenti e dal loro bisogno di conoscere maggiori dettagli sulla vita nell’aldilà. Ne nasce una vera e propria “religione”, la prima di questo mondo, con conseguenze a tratti ridicoli, a tratti disastrosi.

Il pubblico agnostico ed ateo vede in questo film un riuscito tentativo di descrivere la religione (qualsiasi religione) come una enorme bufala detta il più delle volte a fin di bene, ma pur sempre rimanendo un ammasso di racconti inventati e bugie che ledono il principio di autenticità e verità e che alla lunga non hanno molto (o nulla) di buono da dare all’uomo. Nel film infatti sono presenti scene che ridicolizzano la religione, come la consegna delle tavole dei dieci comandamenti, scritti su dei cartoni della pizza, e in generale viene proposta una visione dell’uomo (o meglio di certi uomini) come una sorta di infanti pronti a credere a qualsiasi cosa gli si proponga, stigmatizzando dunque la ricerca nella religione di una soluzione a qualsiasi problema umano o almeno di una chiave di lettura per ogni vicissitudine dobbiamo affrontare.

Questa è ovviamente la lettura più naturale del film, e credo quella che anche il regista / protagonista volesse comunicare nel realizzare la pellicola. Esistono però a mio avviso anche altri spunti che il film, essendo una realizzazione ben fatta di un’idea brillante, porta a sviluppare in un credente. Intanto, a me il film è piaciuto. Sarò stato condizionato dal fatto di averlo visto insieme a uno dei massimi estimatori mondiali di Gervais, ma l’ho trovato stimolante, divertente, e emozionante. Propone una interpretazione della religione che non condivido, ma questo non è importante, almeno non quanto l’esser stato portato a riflettere e a cercare delle chiavi di lettura nuove e almeno in parte inesplorate di quello in cui credo. Anche nel film, che cerca di mostrare la falsità dell’impianto ideologico di una costruzione religiosa artificiale e strumentale, non si possono non notare alcuni “insegnamenti” sugli effetti della religione nell’uomo: se da una parte infatti viene mostrato come la religione possa essere usata come strumento per alleviare le sofferenze e le paure umane nel breve termine, d’altro canto viene anche onestamente fatto vedere che la religione vissuta in maniera passiva non da un sollievo a lungo termine: la coppia di fidanzati litigiosi, dopo un periodo di pace, ritorna ai problemi di sempre; il ragazzo depresso, dopo aver trovato nella religione nuovi stimoli, si deprime ancora di più; il protagonista, se inizialmente ha creato questa serie di bugie per dare sollievo agli altri, se ne ritrova schiacciato e ne inizia a limitare la proliferazione. L’unico personaggio che dalla religione saprà trarre un reale beneficio, è la donna che lungo tutto il film è condizionata dalle sue stesse convinzioni e troverà proprio nel superamento di una visione deterministica del mondo la chiave per compiere la sua scelta più importante. Insomma, anche da un film che cerca di criticare alla radice il costrutto stesso della religione, si può ricavare un insegnamento molto importante per i credenti: l’unico modo che il fedele ha per avvicinarsi a Dio, è quello di credere in modo critico, senza spegnere mai il lume della ragione nell’affacciarsi all’imperscrutabile.

mercoledì 2 maggio 2007

Cars


Un film a prima vista per bambini, ma non lo è!

Il film "Cars" della Disney e della Pixar è un'analisi leggera, ma al tempo stesso acuta della nostra società. Ognuno può riconoscersi in una delle automobili che animano il film e il significato di certe scene è davvero toccante: una critica ai ritmi forsennati della nostra vita mentre, tramite la voce della bella porche, l'avvocato del piccolo paese dove il protagonista deve passare suo malgrado alcuni giorni, si cerca di far capire a piccoli e grandi il valore di una vita spesa per le cose che contano, l'amicizia e l'armonia con l'ambiente in primis.

Un film che vale davvero la pena di vedere, e che è anche molto divertente!

lunedì 16 aprile 2007

Un film scorretto


Qualche giorno fa sono stato al cinema a vedere un film, "In memoria di me" di Saverio Costanzo.

Il film racconta la storia dei primi giorni di seminario (noviziato) di un giovane, e le emozioni, le esperienze, i rapporti umani e disumani vissuti all'interno di quelle mura.

Il film ha il merito di mostrare un mondo spesso oscuro ai più e di portare l'attenzione su un percorso di discernimento interiore e personale che oggi la nostra società sembra trascurare.

Tuttavia, l'atmosfera che si respira è tetra, angosciante, dal primo all'ultimo fotogramma. E allora mi sono chiesto, visto che il film è tratto da un libro (Lacrime impure), come mai quell'ambiente fosse descritto in modo così pesante. Ho fatto una piccola analisi e ne sono usciti dei dati interessanti:

1) Il libro è la riedizione, col solo titolo cambiato, di una storia di omosessualità all'interno di un noviziato gesuita. Il libro originale (Il gesuita perfetto) è del 1961! Prima del concilio vaticano II! Allora come mai nel film il protagonista usa il portatile (tecnologia che non c'era nel 1961!?) E' un anacronismo da dilettanti, un elemento che vuole attualizzare la scena, ma che compie così una scorrettezza formale e sostanziale, in quanto il libro descrive un ambiente di 50 anni or sono, il film sembra proprio invece descrivere un ambiente dei giorni nostri!!!

2) Mentre il libro ha come protagonista il sentimento (morboso!? ossessivo!? non mi sembra corretto giudicare) di un seminarista, per un compagno gravemente malato, questo nel film non compare se non in minima parte, e tutto transita invece attraverso gli occhi di un altro seminarista che osserva la vicenda mentre, all'inizio del percorso di formazione, è alle prese con un suo personale discernimento.

Insomma... un film scorretto, che forse vuole sfruttare alcune delle polemiche attuali stato-chiesa per mettere sulla scena l'ennesima parodia degli ambienti religiosi come luoghi dove non si può essere se stessi e dove la menzogna, l'invidia, l'egoismo la fanno da padroni.

Forse, nel giro di 50 anni, qualcosa è cambiato, ma dal film non sembra.

lunedì 19 febbraio 2007

La ricerca della felicità


In un'america in cui tutto è possibile, Muccino ci fa vivere per due ore col fiato sospeso.

Riuscirà il nostro moderno eroe a salvarsi dalla povertà che sembra ogni giorno di più togliergli ogni sicurezza?

Riuscirà da solo a far crescere il figlio senza fargli mancare nulla pur dovendo cercarsi ogni giorno un posto dove dormire?

Riuscirà a procurarsi un lavoro da broker, miraggio impossibile da "american dream" mentre deve fare i conti con i centesimi che gli rimangono nel portafogli?

Il film è tratto da una storia vera, il che rende il tutto ancora più commovente. Si alternano scene divertenti, una delle quali (quella dei dinosauri) sembra un po' copiata da "La vità è bella" di Benigni, a scene in cui non si riescono a trattenere le lacrime... Will Smith fa una gran prova di recitazione e nella scena finale viene voglia di agitare le braccia in aria insieme a lui per sciogliere la tensione... Non vi dico di più per non rovinarvi la visione, chi invece l'ha visto commenti qui sotto!

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