Visualizzazione post con etichetta I nuovi eroi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta I nuovi eroi. Mostra tutti i post

venerdì 16 settembre 2016

In ricordo di un grande italiano


E' morto il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Gli ero affezionato.
Mi piace ricordarlo rendendo pubblico questo scambio di lettere del 2011.

---

From: Guido Fraietta
To: Carlo Azeglio Ciampi
Roma, 16 Marzo 2011

Semplicemente grazie
Stimatissimo Presidente Ciampi, ho deciso di scriverLe dopo aver letto l'intervista da Lei concessa ad Arrigo Levi, pubblicata nel libro "Da Livorno al Quirinale - Storia di un Italiano".
Le scrivo come Suo connazionale, da semplice italiano, romano, ingegnere, 34enne, per ringraziarLa, perchè la Sua vita testimonia una integrità di valori e una fedeltà alle Istituzioni che inorgoglisce e rassicura.
Le scrivo come Suo connazionale, ma mi permetta di chiamarla anche Amico, sebbene non ci conosciamo, perchè non posso fare a meno di considerarLa tale dopo aver letto le Sue esperienze, le emozioni che Lei ha vissuto nelle diverse situazioni che ha affrontato con coraggio e impegno, e soprattutto in considerazione di ciò che Lei ha fatto per il nostro amato Paese, prima da Governatore della Banca d'Italia, e successivamente come esponente politico, arrivando a rappresentare tutti noi con passione, sentimento e intelligenza quale Presidente della Repubblica.
Lei, Presidente Ciampi, è stato ed è un vero Amico di tutti gli Italiani, semplicemente perchè ha agito sempre nell'interesse della Nazione.
Le scrivo infine, anche, come Suo modesto "collega" in quanto da alcuni mesi sono impiegato in Banca d'Italia, quale giovane ingegnere nell'area informatica dell'Istituto, e nondimeno per questo aspetto, Le esprimo viva gratitudine per le parole che Lei, nel libro, ha voluto spendere sulla Banca, nella quale mi onoro di prestare servizio, parole che, sono sicuro, mi accompagneranno e mi guideranno lungo la mia carriera professionale.
Colgo anche l'occasione della imminente festa per il 150° anniversario dell'unità d'Italia, per farLe gli auguri, perchè questa è anche la Sua festa, in quanto molto l'Italia unita deve a Lei, alla Sua azione efficace per l'adozione dell'Euro, alla Sua politica in materia economica come Ministro, alla Sua difesa dei valori di Patria e di solidarietà come Presidente.
La Sua testimonianza, caro Presidente Ciampi, è un esempio di come i valori dell'impegno, della serietà, dell'onesta e della fedeltà ai propri principi possano consentire di mantenere la propria umanità in ogni situazione.
L'Italia, ora più che mai, ha bisogno di testimoni come Lei.
Con rinnovata stima e affetto,
Guido Fraietta

---

From: Domenico Marchetta
To: Guido Fraietta
Roma, 29 Marzo 2011

Risposta lettera presidente Ciampi
Gentile Ing. Fraietta,
il Presidente Ciampi mi incarica di ringraziarLa per le cortesi espressioni di stima e di apprezzamento che ha voluto indirizzargli traendo spunto dalla lettura del libro-intervista dello stesso presidente "Da Livorno al Quirinale. Storia di un Italiano".
La ringrazia altresì per gli auguri che ha voluto formulargli in occasione della ricorrenza dei 150 anni dell'Unità d'Italia, auguri che il presidente ricambia volentieri e che estende a tutti gli italiani che, come Lei, condividono i valori di coesione e di unità nazionale connessi alla celebrazione del 17 marzo scorso.
Avendo appreso dalla Sua lettera che Lei è anche dipendente della Banca d'Italia in qualità di ingegnere dell'area informatica, Le formula i migliori auguri per la sua carriera lavorativa.
Colgo l'occasione per inviarLe, anche da parte mia, i più cordiali saluti ed auguri per la Sua attività. 
(dott. Domenico Marchetta, Capo dell'Ufficio del Presidente Emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi)

mercoledì 19 marzo 2014

Buona festa del papà a tutti





E' la festa del papà, e da quando il mio papà non c'è più, 
capita di sentire un vuoto dentro che sai che non sarà mai colmato. 
Ma capita anche di sentirlo molto vicino 
in determinate scelte o determinati atteggiamenti 
che sai di aver preso in eredità da lui.

E' la festa del papà, e da quando il mio papà non c'è più, 

capita che ritornino alle mente ricordi brutti, 
soprattutto legati alla sua malattia 
o a certe sue rigidità e severità. 
Ma capita anche di riflettere sul suo spirito di sacrificio, 
sul suo superare tutto per amore della famiglia, 
sul suo dedicarsi al lavoro e sulla sua capacità di fare, 
per migliorare sempre, sempre, anche e soprattutto per noi.

E' la festa del papà, e da quando il mio papà non c'è più, 

capita che ripensi a certe frasi che hai detto 
e vorresti non aver dette 
e a certe frasi che non hai detto 
e che vorresti aver dette, 
e se da una parte ora non si può più cambiare nulla 
dall'altra parte va bene così, 
perchè da quando lui non c'è più, 
ormai sa tutto di te, 
e del perchè e del per come, 
senza che tu debba più decidere se dirgli le cose o no...

Con mio padre ho avuto un rapporto vero, 

fatto di silenzi e di dialoghi fiume, 
di complicità e di piccole bugie, 
di ammirazione e di critica, 
di nascondimenti e di svelamenti, 
di sorrisi e di lacrime... 
Mi manca, ma allo stesso tempo 
so che c'è e c'è stato più di tanti altri padri 
che sono assenti anche da presenti... 

Auguro a tutti voi 
di avere un rapporto altrettanto vero e intenso 
con i vostri padri, 
o con i vostri figli...

Buona festa del papà a tutti.

lunedì 3 marzo 2014

Forum in gregoriana sul tema: "Il Valore dell'ospitalità in una prospettiva interreligiosa"

Con la associazione Finestra per il Medio Oriente abbiamo organizzato un Forum presso la Pontificia Università Gregoriana, sul tema 

"Il Valore dell'ospitalità in una prospettiva interreligiosa".

Il Forum aprirà con la testimonianza di Claudio Monge O.P., responsabile del Centro domenicano per il dialogo interreligioso e culturale di Istanbul. Interverranno Cesare Israel Moscati, rabbino capo di Verona, Adnane Mokrani, docente di Studi Islamici presso la Pontificia Università Gregoriana, e Matteo Crimella, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale. Modererà il Forum Ilaria Morali, Direttore del Dipartimento di Missiologia della Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Gregoriana. 

Ci sarà anche un saluto iniziale del Rettore della Gregoriana.
 
Il Forum si terrà 
Lunedì 3 Marzo 2014, alle ore 17 
alla Pontificia Università Gregoriana 
in Piazza della Pilotta, 4 - Roma
Di seguito trovate la locandina. 
Ovviamente siete tutti invitati, se potete venire mi fa molto piacere! 
E se potete, passate parola!



venerdì 16 agosto 2013

La Calabria migliore che non può morire


Sia detto a chiare lettere: io la Calabria la amo. 

La amo non solo perchè mio padre era di questa terra, non solo perchè ho tanti dei miei parenti e dei miei migliori amici calabresi, non solo perchè ho i ricordi di un'infanzia ancorati a quelle spiagge, a quelle rocce. 

La amo perchè la Calabria è una terra che sorprende. 
Sorprende con i suoi colori, i colori di un terra arsa sulle coste, ma che sa accoglierti con boschi e pinete freschissime appena ti allontani di pochi chilometri dal mare. 
Sorprende con i suoi sapori, quelli del pesce appena scottato sulla piastra, che dischiude un piacere nuovo al palato, delle frittelle di bianchetto, sapore antico e delizioso, che solo mia zia ancora riesce ancora a trovare, del piccante e immancabile peperoncino e della dolcissima e inimitabile pasta di mandorle. 
Sorprende con il suo calore, quello del sole che brucia sulla pelle salata dopo un bagno ristoratore, e quello dei calabresi sempre accoglienti nonostante i tanti problemi e le tante difficoltà quotidiane.

E da qualche anno questa terra mi ha sopreso anche per una sua eccellenza, che ho avuto modo di conoscere personalmente: una rassegna teatrale estiva che, giunta alla sua XXVIII edizione, porta ogni anno a Catona, località nei pressi di Reggio Calabria, i migliori attori nazionali, le migliori rappresentazioni teatrali, e grandi personaggi e interpreti da tutto il mondo. Tutto questo è Catona Teatro, una realtà ormai conosciuta in tutta Italia e non solo, come ha affermato qualche giorno fa dal palco l'attore Guarneri alla fine della sua performance. Una realtà nata e sopravvissuta finora grazie all'impegno e alla passione di un gruppo di poche persone che conosco, che credono nel teatro, nell'arte, nella cultura, nel fatto che un Paese con la storia e la tradizione artistica che ha l'Italia non può rassegnarsi a vivacchiare solo di fabbriche malconce, call center deprimenti e cassa integrazione, ma anzi deve puntare tutto, tutto, tutto, sull'arte, sulla cultura, sul turismo, sulle nostre tradizioni.


E allora ecco che, anche, la Calabria la odio. 

La odio perchè sa far parlare di sè solo per l'ultimo arresto di mafia, solo per l'ennesimo comune dissestato e commissariato, solo per le sparatorie nell'entroterra, e anche nel caso di questa eccellenza, torna sulle prime pagine dei giornali perchè forse il prossimo anno Catona Teatro non ci sarà più, dopo ben 28 anni di vita in cui la passione e l'impegno di pochi hanno sopperito all'incuranza e all'ignoranza di molti. Molti amministratori comunali, provinciali, regionali, che hanno fatto mancare il loro sostegno, perchè, si sa, "con la cultura non si mangia" come sosteneva il famoso economista da quattro soldi... 



E così Catona Teatro, dimenticata dagli enti locali, umiliata persino dalla SIAE, che dovrebbe invece stendergli il tappeto rosso per il fatto di portare il teatro a Reggio, rischia di morire. Perchè, come scriveva una comune amica su Facebook, si trovano i soldi per le sagre e le feste di paese dove si balla appresso al santo, dove ci si abbuffa di stocco, pecorino e cinghiale fino a star male, ma per il teatro no. Per la cultura no. Perchè il politico di turno ci vuole così: obesi e intontiti, disattenti a tutto e a tutti. Perchè una serata in compagnia di Eduardo o Verdi o Moliere o Shakespeare o Verga sono considerate pericolose o, peggio, inutili. 

Io però questa terra voglio continuare ad amarla, e so che la gente migliore che abita quei luoghi meravigliosi (nella foto in alto, una vista panoramica di Scilla), non si rassegnerà a far morire la sua parte migliore. E' faticoso, faticosissimo, remare contro tutto e contro tutti, ma è l'unica cosa da fare.

Lunga vita al teatro, quindi. Lunga vita, se e come sarà, a Catona Teatro.

venerdì 12 aprile 2013

Il "mio" Santo - San Guido di Anderlecht

"E il tuo onomastico quando si festeggia?" Questa domanda rivoltami qualche giorno fa da alcuni amici di famiglia, mi ha spinto a pensare a questo tema, cui non avevo mai prestato molta attenzione finora.
Non ho il nome di un Santo famoso e poichè nella mia famiglia di origine non eravamo usi festeggiare gli onomastici, non avevo mai pensato finora a chi fosse il Santo da cui il mio nome trae origine e diffusione. 
Ho così deciso di approfondire la questione e, come penso sia naturale, da una ricerca sul web ho scoperto che ci sono tanti "San Guido" che si sono avvicendati nella storia della Chiesa. In particolare tre sono i più noti: san Guido abate (della Abbazia di Pomposa), che si festeggia il 12 giugno e cui sono devoti la maggior parte dei "Guido" italiani, san Guido vescovo (di Aqui Terme), e un altro san Guido straniero, dalla storia più esotica, che mi ha colpito in modo particolare. L'ho subito scelto come "mio" Santo, pur non disdegnando gli auguri dei (pochi) amici che si ricordano dell'altro san Guido il 12 giugno. 
Ora comunque so quando si festeggia il mio onomastico!


San Guido di Anderlecht

La biografia di San Guido di Anderleht, riferita al quotidiano Avvenire, è abbastanza stringata:
È uno dei santi più venerati del Belgio. Nato da una famiglia di contadini nella regione del Brabante fu dapprima sagrestano in una chiesa di Laken, nei pressi di Bruxelles. Divenne quindi commerciante, peraltro con l'obiettivo di aiutare i poveri, ma la sua prima nave affondò nella Senna. Decise allora di indossare gli abiti del pellegrino. Per sette anni si mise in cammino lungo le tormentate strade d'Europa e non solo. Si recò a Roma e a Gerusalemme. Di ritorno dal lungo pellegrinaggio fu ospitato da un sacerdote di Anderlecht, dove poco dopo morì. Era il 12 settembre 1012. Sulla sua tomba si verificarono numerosi miracoli e il culto di Guido crebbe rapidamente. Le sue spoglie si trovano nella Collegiata di Anderlecht. 
Di questo Santo cosa può colpirci e interrogarci a distanza di mille anni esatti dalla sua morte? Innanzitutto anche lui è vissuto, come noi, a cavallo di un millennio. Un'affinità che non è cosa da poco, visto che all'epoca si pensava "mille e non più mille" e c'era un diffuso convincimento di trovarsi alla fine di un'era se non alla fine del mondo. Un sentimento quanto mai attuale in questo tempo in cui sembra che ogni certezza, ogni caposaldo del passato sia rimesso in discussione e il senso di precarietà è diventato l'unica cifra di lettura stabile del nostro futuro.

Questo è anche un periodo in cui è ritornato nuovamente "di moda" richiamarsi all'essenziale, ad una certa moralità nei costumi pubblici e privati, ad una certa sobrietà nell'uso delle risorse individuali e di quelle collettive. Anche in questo ambito San Guido di Anderlecht può essere considerato un modello da imitare. Nella sua agiografia scritta dall'autore Piero Bargellini, si legge tra l'altro:
Due secoli prima che il Poverello di Assisi celebrasse con tanto candore le sue nozze con Madonna Povertà, un altro santo, meno conosciuto, aveva avvertito il pericolo che il denaro fa correre alle anime, anche quando lo si riveste di nobili intenzioni, come il desiderio di soccorrere con l'elemosina gli indigenti. E’ Guido di Anderlecht. [...] Mite e generoso, Guido mostrò fin da giovane il suo distacco dai beni terreni, donando quanto possedeva ai poveri. Desideroso di condurre vita ascetica, lasciò anche la casa paterna e a Laken, presso Bruxelles, scelse di fare il sacrestano al parroco, per rendersi utile al prossimo e al tempo stesso dedicarsi alla preghiera e alle pie pratiche dell'ascesi cristiana. A un certo punto della sua vita, non per desiderio di guadagno, ma per costituire un fondo a favore dei poveri, si mise nel commercio. Non fu una scelta felice e se ne accorse quasi subito, poiché la prima nave che riuscì ad armare affondò nella Senna con tutto il carico.
La vita di San Guido, dunque, come può esser capitato a ciascuno di noi, è segnata da entusiasmi, progetti, iniziative virtuose, a cui però seguono fallimenti e sconforto. Se questo vi sembra familiare, ecco che la reazione di San Guido a queste vicissitudini può ancora insegnarci qualcosa:
Per Guido fu un avvertimento del Cielo, non perchè la professione del commerciante sia contraria alle leggi del Signore, ma perché egli aveva preferito la via più comune a quella più ardua nel cammino verso la perfezione. Guido indossò allora l'abito del pellegrino e per sette anni percorse le lunghe e insicure strade dell'Europa per recarsi in visita ai più grandi santuari della cristianità. Fu a Roma e poi proseguì per la Terrasanta.
Una vita, dunque, spesa alla ricerca del Signore, fino ad arrivare alla Terra Santa, passando per Roma. Una attenzione e un amore verso il Medio Oriente che sento particolarmente vicini e forti, nel mio impegno nell'associazione Finestra per il Medio Oriente, e che in san Guido è così intensa da trasformare quest'uomo in età già adulta, in un pellegrino, il quale pur mancando di tutto non rinuncia a cercare una vicinanza sempre più stretta con i luoghi della Salvezza, anche a costo della vita.
Di ritorno dal lungo pellegrinaggio, stanco e malato, venne ospitato da un sacerdote di Anderlecht, una cittadina presso Bruxelles, dalla quale prese l'appellativo e dove poco dopo morì, senza lasciare un ricordo particolare. Infatti anche la sua tomba venne per molto tempo trascurata, finché il ripetersi di alcuni prodigi rinverdì la memoria del santo, al quale fu dedicata una grande chiesa che ne accolse le reliquie. Nel corso dei secoli la devozione a S. Guido si allargò. Così sotto la protezione dell'umile sacrestano, figlio di contadini, si sono posti i lavoratori dei campi, i campanari, i sacrestani, i cocchieri. S. Guido protegge le stalle, le scuderie e in particolare i cavalli, che durante la festa annuale ad Anderlecht vengono benedetti al termine di una folcloristica processione. Poichè sembra sia morto di dissenteria, il suo nome è invocato da quanti sono afflitti da questo male.
Di lui, infine, nella antica versione del Martirologio Romano del 1702 conservata presso la prestigiousa Università di Princeton e digitalizzata da Google, al 12 Settembre, dopo la sfilza degli altri (più importanti?) Santi del giorno, nell'ultima riga si legge solamente quanto segue:



Da questo testo potrebbero nascere delle disquisizioni su come possa un laico essere indicato come confessore. Al di là di questo, visto che si dà il caso che alcuni amici mi chiamano da sempre "Guidone", risulta così dimostrato con certezza che questo è proprio il mio Santo! 

Quindi d'ora innanzi il 12 Settembre fatemi gli auguri! :-)

giovedì 11 aprile 2013

Buona Primavera!

Anche oggi il Raccordo ci si è messo d'impegno per rovinare la giornata a chi lo percorre ogni mattina per andare al lavoro. 
Due ore e mezza di coda nel traffico e nello smog a causa di un incidente banale, un automezzo andato a fuoco. 

Ma oggi non voglio, come al solito, farmi il sangue acido pensando ai vigili del fuoco che hanno solo domato l'incendio senza nel frattempo provvedere a far defluire il traffico, magari sfruttando la carreggiata opposta che era praticamente libera.   
Non voglio pensare nemmeno ai soliti operai della società autostradale che, una volta domato il piccolo incendio, ci hanno messo delle ore a spostare il furgoncino, magari con uno che lavora e dieci intorno che ridono o parlano al cellulare come spesso accade. 
Non voglio nemmeno, colmo dei colmi, pensare ai politici che negli ultimi decenni hanno ridotto la capitale d'Italia ad una città del terzo mondo, con strade insufficienti persino per un sobborgo di provincia ormai. 
Ognuno di questi uomini risponderà alla propria coscienza delle azioni che compie, dell'impegno e della serietà che mette nella sua occupazione professionale. 
Alla propria coscienza e ad una Coscienza superiore alla quale risponderemo un giorno tutti. Per oggi non voglio pensare a tutto questo. 

E' una bella giornata di primavera, e anche nel terrazzo di casa sta sbocciando la vita. Godetevi queste foto, prendete un po' di sole e una boccata d'aria, se potete. 

Buona Primavera a tutti!



giovedì 14 marzo 2013

E’ bianca! E’ bianca!

Arrivo a san Pietro verso le 18.30. Il quarto scrutinio dovrebbe essere già finito e se la fumata non è ancora arrivata, è improbabile che quella successiva sia bianca. Cosa vuoi che cambi tra uno scrutinio e quello immediatamente successivo? Di cosa vuoi che discutano i signori Cardinali in quei pochi minuti che passano tra una votazione e l’altra?
La piazza non è pienissima, anche perché piove abbastanza forte. I soliti americani in shorts, le suorine che pregano, i turisti incuriositi che commentano i cerchi dei segni zodiacali sulla piazza, il copione che si ripete ad ogni occasione simile a quella che stiamo vivendo. E’ il conclave, rito antico e che dovrebbe essere una delle manifestazioni più tangibili dello Spirito sulla terra, ma che forse ormai è vittima anch’esso della politica che si è insinuata in Vaticano, almeno secondo quanto dicono i giornali, e specie nella Curia, indicata come epicentro del malessere della Chiesa. Tuttavia, è sempre emozionante stare qui, tutti insieme, tra persone stralunate e altre impettite che sembrano appena uscite da un consiglio di amministrazione. E’ sempre emozionante vedere la grande varietà umana e spirituale che la Chiesa riesce ancora, nonostante tutto, a raccogliere intorno a sè. Mi volto indietro, verso la platea che è stata costruita per ospitare le televisioni di tutto il mondo. Per un momento rimango abbagliato dalle luci che da quel palco cercano di illuminare la piazza che si sta facendo sempre più buia nel calar della sera.
Come mi ero preparato all’attesa? Ieri ho scritto questo sul mio profilo Facebook:
Chiusa in questo momento la cappella sistina. Inizia il conclave. Consiglio a tutti anzichè seguire i gossip e i totopapa, di rivolgere un'invocazione allo Spirito perchè scombini come al solito le carte e crei cose nuove. Ne abbiamo tutti bisogno.
E allora rivolgo anche in questo momento un’invocazione allo Spirito. I Cardinali ne hanno bisogno. Poi il vociare: la fumata attesa? No, è solo un gabbiano che si è appollaiato sulla ciminiera e che farà parlare di sè tutta la piazza nei minuti successivi, prima di prendere il volo, noncurante di essere stato per qualche istante al centro delle cronache mondiali. La pioggia aumenta. Gli ombrelli si fanno più fitti, anche nella parte della piazza dove ci siamo messi, da cui la sommità della cappella sistina non si vede benissimo e che quindi è rimasta leggermente più vuota. Non riusciamo quasi a vedere nemmeno i megaschermi presenti sul piazzale. Ma non ce n’è bisogno, come scopriremo a breve.
Un altro pensiero di questi ultimi giorni mi torna alla mente. Mi aveva colpito un passo del Vangelo di domenica scorsa.
Al Pontefice che sarà, chiederei solo di meditare in profondità questa frase del Vangelo di Luca, proclamata proprio domenica scorsa prima dell'inizio del conclave:
"In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro»."
Ecco, la chiesa deve essere capace di accogliere tutti come faceva Gesù, compresi i peccatori, nessuno escluso per nessun motivo, e non solo di accoglierli ma anche di mangiare con loro, ovvero creare intorno a se stessa un unico popolo di Dio, in cui tutti possiamo sentirci fratelli.
Scoccano le 19. Quanto ci sarà da aspettare ancora? Si discute del più e del meno, del fatto che ormai se ne parlerà domani, del fatto che però è strano perchè forse oggi sarebbe stato Scola il favorito ed effettivamente poteva essere lui - una persona di esperienza ma non troppo legata alla curia - forse il più adatto a guidare la Chiesa in un momento così difficile. Domani potrebbe essere il turno dei non europei. Ma, ad un certo punto, ecco che un urlo diffuso e concitato, continuo e ripetuto, come un comune contagio di sorpresa, ci interrompe nei nostri discorsi. Allunghiamo il collo, guardiamo in alto, gli ombrelli ci sono ancora ma non si sa come una consapevolezza ormai è già presente in tutti noi: è bianca! E’ bianca! E’ davvero bianca, bianchissima! Inconfondibile! Incontestabile! Urla, suoni, confusione! E’ Bianca! E’ biancaaaaaaaaaa! ABEMUSPAPAAAA!
image
E subito tutti, mossi da un comune sentire, tutti corriamo, tutti corrono, le suorine gli americani gli impettiti gli stralunati tutti capiscono che è giunto il momento in cui conosceremo un nuovo pastore di santa-romana-chiesa, tutti allora di corsa, senza indugio, via dai lati della piazza dove i megaschermi si vedevano meglio, ma ormai non importano più i megaschermi, tutti allora verso il centro, avanti, il più possibile sotto la loggia, vicino, per vedere chi sarà, per essere lì sotto, per capire meglio cosa diranno… Suonano le campane, urlano i bambini, gli adulti, tutti! E una volta trovato un assetto, smette anche di piovere. Il vociare è tutto un totopapa, tutto un pregare, un chiacchiericcio, fino a che non si iniziano a sentire anche i tamburi delle bande, sia di quella vaticana che dei carabinieri. Le campane suonano ancora a distesa! Sarà Scola, sicuro, lo avevano detto che si erano già messi d’accorso, si sapeva che era già tutto organizzato… Scola sicuro, altri così rapidi non sarebbero mai potuti essere eletti, così la pensano tutti, così afferma il seminarista che la sa lunga, il vecchietto napoletano, la giovane donna che sembra musulmana, l’americano che tuttavia spera ancora in Dolan.
Ed ecco che finalmente appaiono. La voce stentata del cardinale Tauran, figura generosa, simbolo di una Chiesa che non si risparmia. Finalmente, l’annuncio tanto atteso.
Annuntio vobis gaudium magnum… habemus-Papam…
Ecco, ora dice Angelum, angelum, angelum…
Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum… Dominum…
Ecco, ora dice Angelum, angelum, angelum…
Georgium Marium!
(!?) Georgium Marium? E chi è? Noooooooooo! Ma davvero è l’argentino!? Quello che va in giro in autobus? Il gesuita? … Inizia una nuova stagione signori… Eccitazione nella piazza, qui non abbiamo capito nemmeno il nome che ha scelto… Urla, tamburi, flash, salti, strepiti… Al telefono – mamma davvero Francesco!? – ma è il primo a chiamarsi così? Come il poverello d’Assisi? Ma non si doveva chiamare Leone per una chiesa forte e decisa? Forse che come dice San Paolo “quando sono debole, è allora che sono forte”…
Ma il momento più bello e toccante è quando compare Lui, e visibilmente commosso chiede di essere benedetto da noi.
Lui, da noi! Mai nella storia un pontefice lo aveva fatto. Mai! Alcuni pensano addirittura che sia improprio, che sminuisca la sacralità del papato… A me in quel momento di silenzio – silenzio assoluto che se chiudevi gli occhi sembrava di essere da soli in una piazza ormai superaffollata – in quel momento di silenzio in cui ognuno ha pregato per il nuovo Pastore di santa-romana-chiesa e lo ha benedetto in cuor suo, in quel momento è sembrato davvero di sentire lo Spirito sorvolare la Piazza e sorridere, compiaciuto, di aver ancora una volta scombinato le carte, di aver ancora una volta creato qualcosa di nuovo per guidare la Chiesa di Cristo verso l’incontro con il Padre.



mercoledì 27 febbraio 2013

Benvenuti grillini

Il primo giorno dopo le elezioni ecco che il Movimento 5 Stelle inizia già a spaccarsi sul voto alla fiducia o meno ad un eventuale governo PD. 
Nell'ultimo post di PeppeKrillo sul suo blog dove il capo-popolo manda per l'ennesima volta a cagare Bersani, ecco comparire centinaia di commenti contrari dei "cittadini comuni" che vorrebbero invece che il M5S governasse insieme al PD o quantomeno appoggiasse il futuro governo con la fiducia...
 Alcuni esempi:
Mi pare un errore non votare la fiducia , vorrebbe dire andare a votare tra pochi mesi con la stessa legge elttorale , può portare un vantaggio al movimento in termini di voti ed anche a berlusconi , ma porterebbe un danno enorme al paese . lo spread purtroppo è reale e ci costa un sacco di soldi.
Scusa Beppe, senza polemizzare e senza volerti attaccare (tra l'altro ti ho votato), ma mi spieghi dove sta la "DEMOCRAZIA DELLA RETE"? A me pare che qui scegli tutto tu. Non potresti lanciare un sondaggio su come muoversi? Che so magari scopriresti che la maggioranza è per questa linea, però se tu lanci i tuoi strali dal blog e noi qui passivi, non capisco la differenza tra il M5S e i "VECCHI PARTITI".
Noi vi abbiamo votato e su questa decisione di non aprire al PD non siamo stati interpellati. Io non ho votato Beppe Grillo presidente ma ho votato per dei cittadini il cui compito è ora fare quella politica che i partiti non sono riusciti a fare.
Quanti giorni durerà il Movimento senza spaccarsi in correnti, rivoli e sottogruppi ognuno con la sua visione delle cose e con la sua strategia sulle scelte da prendere, quando di destra e quando di sinistra, visto che ha unito al suo interno persone opposte tra loro in una specie di Frankenstein molto di più del PD e del PDL?
Benvenuti nella politica cari grillini... mò so cazzi pure vostri...

mercoledì 25 aprile 2012

Rock in the Parrock!

ritpImmaginate qualche centinaio di giovani (giovani davvero, under 25, in maggioranza ragazzi dai 15 ai 20 anni), che ballano di fronte ad un palco sul quale si suona musica rock. Rock duro, di quello death ed heavy metal (qualsiasi cosa questo voglia dire!), suonato da gruppi amatoriali di ragazzi loro coetanei. Alcuni dei presenti, dopo un po’, iniziano a “pogare” in maniera spinta (se non sapete che vuole dire, non siete giovani!!!). Tutto ciò mentre altri preparano penne alla matriciana, bruschette con salsicce, patatine fritte e crepes alla nutella, sotto la guida esperta di un altrettanto giovane chef che mostra di avere il giusto phisique du role (è un colosso alto quasi due metri che non nasconde, anche con la sua mole, di essere davvero una buona forchetta).

Guido, ma dove diavolo sei capitato, vi starete chiedendo? Nell’ultima trovata del Circolo degli Artisti, o al Torretta, o in un altro centro sociale della capitale? Oppure ad una edizione eccezionale della Festa dell’Unità d’altri tempi? O ancora in qualche organizzazione residua di CasaPound e simili? Niente di tutto questo.

La serata, proprio così come ve l’ho descritta, si svolge all’incirca ogni mese in una grossa parrocchia romana, e precisamente alla parrocchia di San Policarpo sulla tuscolana (altezza Giulio Agricola), e si chiama Rock in the Parrock. In parrocchia!? Sì, in parrocchia. E già da quattro anni ormai. I due preti che attualmente curano questa atipica “attività pastorale”, assicurano che in ogni serata si affrontino anche temi formativi, ad esempio nell’ultimo appuntamento si è parlato di dialogo interreligioso, prendendo come spunto la figura di don Andrea Santoro (da cui la nostra presenza). Fare una testimonianza sul dialogo interreligioso, e sul senso di riconoscenza che dobbiamo avere nei confronti del Medio Oriente, su un palco nell’intermezzo tra due brani rock non era mai capitato, ma credo che lui (don Andrea) ne sarebbe contento.

L’esperienza in sè è stata molto formativa per me. Ho trovato un modo nuovo di vivere la Parrocchia. Si percepiva che i ragazzi sentono la Parrocchia (quella parrocchia!) come casa loro, che ci si trovano bene e che, al di là della giornata rock, quello è un modo per farli sentire a casa anche in altri momenti della loro vita. Un ragazzo che cresce in quell’ambiente saprà sempre, anche se è lontano dalla fede, anche se non crede in Dio, anche se ci va solo per sentirsi un concerto gratis e mangiare a poco prezzo, che la Parrocchia esiste, che è un luogo dove c’è qualcuno che ti ascolta e dove puoi andare quando stai nei guai. I genitori dei ragazzi sostengono l’iniziativa proprio per questo: al giorno d’oggi è necessario che la Parrocchia e le altre strutture ecclesiali in generale trovino forme nuove per avvicinarsi ai giovani, che inizino a parlare la loro lingua e che inizino a trasmettere l’idea che nei luoghi religiosi ci si può anche divertire, che la religione è anche e soprattutto gioia, energia, e non solo riflessione e introspezione.

Ed ora, buon ascolto!

 

…c’era anche rock molto più duro ma non l’ho trovato su Youtube…

domenica 18 dicembre 2011

Per chi ancora pensa al crocifisso nelle classi...

Il pensiero più attuale per descrivere la situazione dei Cristiani ai tempi d'oggi l'ho sentito oggi durante la Messa ed è il seguente:
Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni, dandoci così la vita, ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del nostro cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro.
Questo pensiero dovrebbero rileggerlo coloro che sostengono il Cristianesimo come "religione civile", quelli che continuano a promuovere "leggi cattoliche" piuttosto che leggi giuste, quelli che a furia di mettere i crocifissi nelle classi, hanno dimenticato cosa sia realmente il crocifisso. 

Queste parole così attuali non le ha dette monsignor Tonino Bello o don Andrea Gallo, non sono il frutto di qualche dissidente cattocomunista, ma sono quello che S. Ilario di Poitiers (nella foto), Padre della Chiesa del IV secolo dopo Cristo, scriveva per mettere in guardia i suoi contemporanei dalle lusinghe dell’imperatore Costanzo, figlio di Costantino, l’imperatore che per primo aveva legalizzato la religione cristiana nel 313 d. C. con l’editto di Milano.

Se valeva per i cristiani che da poco erano usciti dalle catacombe e che erano pronti a dare la vita per Cristo, a maggior ragione vale per noi, qui e oggi.

venerdì 4 novembre 2011

Quando muore un ragazzo...

Quando muore un ragazzo giovane, pieno di vita, bello, alto e forte, che fino al giorno prima sembrava scoppiare di salute, e che viene a mancare così, da un momento all'altro, sembra per una emorragia interna, cosa bisogna pensare... cosa bisogna dire... cosa bisogna fare?

Appena si viene a conoscenza della notizia, si avverte una fitta allo stomaco. Inizialmente, non si vuole credere a quanto si è appreso. Ci si sforza di pensare "No, non è vero". Poi, ecco che la realtà prende il sopravvento e si avverte quel senso di mancanza, di vuoto, di assenza, che la morte, e specialmente la morte di un giovane, porta con sè. 
Arriva il dolore, quello serio e profondo. Per la persona che non c'è più, per i familiari, per gli amici più stretti, per tutti noi che non potremo più avere il piacere di stare con quel ragazzo, le cui qualità ora ci sembrano così vivide e i cui difetti sbiadiscono di fronte al rammarico di una ingiusta e insensensata privazione.

E poi al dolore si affianca anche un senso di colpa, specie in chi ha qualche anno in più di quel giovane, e si trova a guardare indietro e a pensare "Potrei essere morto io così al posto suo, e invece sono ancora qui, nonostante abbia più anni di lui". E questa sensazione, insieme ad un senso di smarrimento e di angoscia, ci da anche però uno slancio, ravviva in noi un senso del dovere, che ci porta a capire che non dobbiamo sprecare nessuno dei minuti che la vita ci dona, che dobbiamo fare di ogni giorno un fiore, da portare sulla tomba di chi non ha avuto la fortuna di viverlo, che dobbiamo impegnarci in ogni istante per compiere gesti degni di essere vissuti, sapendo di essere privilegiati in quanto l'amico non potrà più compierli in prima persona.

Grazie, Francesco, per averci insegnato con la tua vita e con la tua morte prematura, che la nostra vita deve essere anche e soprattuto questo.




martedì 1 marzo 2011

Incontro in Parrocchia per la "Giornata dell'ebraismo"

clip_image002Lunedì 17 gennaio 2011, in occasione della "Giornata dell'ebraismo", la Finestra per il Medio Oriente ha organizzato nella Parrocchia del Santissimo Crocifisso in Roma, un incontro con il Sig. Nathan Orvieto, appartenente alla comunità ebraica romana.

L'incontro è stato molto apprezzato da tutti i partecipanti, che hanno riempito il salone parrocchiale e che sono rimasti "rapiti" dalle parole del Sig. Orvieto. Egli ha voluto condividere con noi la sua esperienza di ebreo, che, da bambino di appena sei anni, fu salvato dalla deportazione grazie all'aiuto di un sacerdote cattolico, don Gaetano Tantalo, all'epoca parroco di Tagliacozzo in Abruzzo.

Il Sig. Orvieto ci ha raccontato, non senza una comprensibile commozione, gli eventi a cui la sua famiglia andò incontro negli ultimi anni del fascismo e della guerra che ha devastato l'Europa. Costretti a lasciare Roma a causa del clima di crescente ostilità verso gli ebrei, gli Orvieto decisero di recarsi sui monti abruzzesi. Qui, solo grazie ai precedenti rapporti di amicizia e conoscenza con don Gaetano, essi poterono scampare alla deportazione nei campi di concentramento in Germania e a una morte pressoché certa. Don Gaetano, intuendo la fine a cui sarebbero andati incontro, nascose infatti per parecchi mesi la famiglia Orvieto in alcuni locali annessi alla sua parrocchia, fornendo tutto il necessario per poter sopravvivere, ma non solo. Il Sig. Nathan ricorda infatti che la profondità di fede del sacerdote si rivelava nell'essere a tal punto premuroso con la famiglia ebrea, da fornire loro addirittura il necessario per poter adempiere i precetti e i riti della Pasqua ebraica. Insieme alla sopravvivenza fisica, don Gaetano riuscì così a stabilire con la famiglia Orvieto una vera comunione spirituale ed una sincera e profonda compartecipazione nella fede alla tragica situazione che stava vivendo il tutto popolo ebraico. Ma don Gaetano non era da solo. Si deve riconoscere infatti che il piccolo Nathan e la sua famiglia si salvarono non solo grazie all'opera diretta del parroco, ma anche grazie al clima di profonda religiosità cristiana e di rispetto umano che don Gaetano aveva saputo trasmettere a tutti i paesani, i quali, in molte occasioni – raccontateci con dovizia di particolari –, hanno coperto anche a rischio della propria vita la presenza della famiglia ebrea di fronte ai rastrellamenti e alle perquisizioni.

Dopo la Liberazione, don Gaetano rimase profondamente legato da vincoli di amicizia alla famiglia che aveva salvato, e – nei mesi seguenti – venne anche ospitato da loro a Roma in occasione della sua malattia e delle cure che dovette affrontare e che, purtroppo non lo risparmiarono da una prematura scomparsa, quarantaduenne, due anni dopo la fine della guerra. Oggi don Gaetano è annoverato tra i "Giusti tra le Nazioni" a Gerusalemme. E' anche in corso il suo processo di beatificazione.

L'incontro ci ha dato la possibilità di ascoltare questo miracolo dell'amore, raccontato da chi lo ha vissuto in prima persona e da chi deve la sua vita a questo atto, e ha rappresentato per tutti noi una toccante occasione per fare memoria degli eventi di quel tragico periodo storico e per favorire ulteriormente rapporti di amicizia tra Ebrei e Cristiani, così come continuamente auspicato dal Santo Padre.

mercoledì 26 gennaio 2011

Come iniziò la fine dell’era cristiana

Quella che vi voglio raccontare è una storia di ordinaria follia ecclesiale andata in scena dal settembre al dicembre scorso nelle marmoree stanze di alcune delle principali basiliche cristiane romane, che dovrebbe farvi capire lo stato della vita ecclesiale nella nostra amata Roma, moderno baluardo del cattolicesimo e sancta sanctorum dei valori morali e religiosi del nostro tempo.

church_ruinsIpotizziamo che un giovane adulto sui 35, un professionista con un buon lavoro, già impegnato nel mondo dell’associazionismo cattolico e laico, e in particolare nel campo del dialogo interreligioso e interculturale, che chiameremo per semplicità l’Illuso, decida di promuovere una nuova serie di incontri di formazione e riflessione spirituale in una delle associazioni di cui fa parte. Lo scopo: creare un gruppo di persone nuovo rispetto agli abituali frequentatori dell’associazione, con cui intraprendere un percorso, a cadenza mensile, per promuovere il rispetto e il dialogo tra i diversi credi e informare sui problemi storici del Medio Oriente in questo campo, che proprio il fondatore dell’associazione ha sperimentato sulla propria pelle. Subito nascono le prime resistenze da parte della Direzione dell’associazione, in quanto viene sollevata eccezione che questo percorso non sia appropriato rispetto a quanto fa l’associazione da anni: si scrivono quindi mail e papielli, telefonate fiume per raddrizzare la rotta, e dopo un mesetto di discussione in cui si è cercato di trovare dei compromessi ragionevoli, il tutto rischia di nuovo di venire abortito perché “non prioritario per il percorso che l’associazione vuole proporre”, tuttavia alla fine l’Illuso riesce a convincere la Direzione quanto meno a tentare di organizzare gli incontri valutando man mano come vanno le cose, e ne riceve dunque mandato.

Iniziano i lavori: si scrivono le prime tracce degli incontri, si confeziona un volantino, si sceglie un nome per l’iniziativa. Tutto sembra procedere bene, rimane però da organizzare i dettagli logistici. Il luogo deputato a ospitare una prima serie di questi incontri mensili, viene individuato in una delle basiliche del centro di Roma, quartiere ideale per raccogliere da tutta la città un bacino ampio di persone, e che ben si presta a iniziative di questo genere, anche per la sua prossimità ai numerosi collegi e università pontificie. L’Illuso immagina un percorso ormai in discesa, superate le difficoltà interne, visto che sembra molto facile trovare una chiesa che ospiti degli incontri di tal fatta nel cuore della cristianità, dove nel raggio di duecento metri ci sono più di venti basiliche… Si tessono così i primi contatti: viene interessato un prete romano già amico dell’associazione, che vive proprio in una chiesa del centro, ma che subito mostra le prime difficoltà. Pur manifestando vivo interesse per l’iniziativa, non ha infatti la possibilità di organizzare nulla nella chiesa dove vive in quanto la struttura è affidata a delle suore che tutto il giorno (e la notte) hanno da fare preghiere e giaculatorie nella chiesa stessa.

L’illuso non si scoraggia, forte della sua amicizia da molti anni con i gesuiti, prova a coinvolgere un padre gesuita già sua guida spirituale, ora in un’altra città, a fornire idee su quale potrebbe essere il luogo migliore per gli incontri  e la persona da contattare: ne escono alcuni nomi di altri padri gesuiti che ora sono responsabili di comunità proprio nel centro di Roma. E’ fatta: basterà contattare questi padri, forti di tanta referenza, e non si avranno problemi!

Si parte così da una delle più belle basiliche del centro di Roma, progettata dal Bernini, il cui responsabile è un padre gesuita che è anche direttore di uno dei principali centri per l’accoglienza dei rifugiati nella Capitale. Ovviamente non si riesce a parlare direttamente con lui, perché è spesso all’estero, molto impegnato, ma l’Illuso è comunque fiducioso, perché ha avuto l’opportunità di parlare e a lungo, con dovizia di particolari sui dettagli dell’iniziativa, con un gesuita più giovane, compagno di comunità del responsabile più anziano, che si è mostrato entusiasta della cosa! Passano le settimane, proseguono le telefonate, i contatti, le cene con il gesuita giovane, volenteroso e promettente, che rincuora nonostante le difficoltà, perché “sai in comunità ci sono padri più tradizionalisti, più conservatori, ma ne parleremo di nuovo la settimana prossima”, “sai il padre ora è fuori ma ne vuole parlare insieme un pomeriggio, vorrebbe incontrarvi”. E allora l’Illuso fissa un incontro, chiede un permesso al lavoro, sta per attraversare la città il giorno prefissato, chiama il centro dove dovrebbe avvenire il fatidico appuntamento per la conferma, ma “no oggi non l’abbiamo visto il padre, non le conviene venire con il rischio di non trovarlo, sarà stato trattenuto altrove”. La settimana seguente, la risposta definitiva, mortificata, da parte del gesuita più giovane: “sai i padri hanno pensato che in una basilica dove da anni non si fanno attività pastorali non sia il caso di iniziare ora”. Lascio ogni commento a voi che leggete.

Ma ancora l’illuso non si arrende, infatti lo stesso gesuita si propone di cercare un altro luogo più accogliente, e così avviene. Pochi giorni dopo, in una fredda sera, ci si ritrova in un’altra splendida basilica romana, avvolti dai marmi barocchi e dall’atmosfera di misticismo e spiritualità, per incontrare un altro gesuita responsabile della chiesa, che, assicura il cicerone dell’Illuso, “ha già dato conferma via mail di essere interessato alla cosa”. Ma la realtà è diversa. Il padre, nemmeno anziano, all’avvicinarsi del piccolo drappello al termine della messa, non ricorda di aver mai ricevuto mail sull’argomento, tuttavia, sebbene l’incontro non inizi sotto i migliori auspicii, si mostra accogliente, apre la porta della sacrestia e si mette ad ascoltare quello che, per l’ennesima volta nelle ultime settimane, l’Illuso pazientemente spiega. Vengono descritte le finalità, mostrate le tracce, le carte, tutto sembra procedere per il meglio, ma ad un certo punto il “padrone di casa” gela tutti con un secco “Io penso che se avete problemi a fare quello che fate nelle parrocchie dove già siete, prima dovete risolvere i vostri problemi e poi cercare altrove”. Frainteso completamente il senso di tutto quanto era stato detto, ovvero che questi incontri erano una iniziativa nuova dell’associazione, che continuava a fare tutto quello che faceva e dove lo faceva, e quindi incomprensibile il “cambiare parrocchia per problemi”, problemi inesistenti e di cui l’Illuso rimane allibito, di come anche solo l’interlocutore possa averne pensato l’esistenza. Viene ribadito il tutto, ma di fronte ad un “la nostra chiesa comunque ospita già dei concerti la sera, più di uno al mese, non possiamo fare troppe cose” non rimane che andarsene.

Abbandonata così con rammarico e dispiacere la pista dei gesuiti, rimane un ultimo tentativo, in una grande e centralissima chiesa, dove l’Illuso si rivolge speranzoso inviato da un sacerdote amico dell’associazione. Purtroppo, anche questo tentativo ha vita breve a causa della effettiva mancanza di serate libere all’interno della “settimana tipo” della vita parrocchiale, infatti la chiesa in questione è bersagliata da richieste di ogni tipo essendo il parroco uno dei pochi preti disponibili del centro storico di Roma.

L’Illuso rinuncia così ad organizzare il percorso di incontri mensili. Se ne dispiacciono tutti, formalmente, tuttavia, pervaso da maliziosi retro pensieri, egli non può fare a meno di pensare che forse il dispiacere della Direzione dell’associazione cela in realtà un sentimento di sollievo per il non doversi preoccupare di una nuova serie di impegni da supervisionare e controllare, che forse il rammarico dei preti avvicinati in questi mesi nasconde in realtà un sorriso sardonico per l’aver fatto desistere un altro scocciatore che bussa alle porte della propria chiesa, che forse l’alzata di spalle di alcuni interlocutori contattati nel corso di questa avventura manifesta in realtà un disinteresse ben più profondo verso i temi del dialogo interreligioso e dell’apertura fraterna all’altro.

E l’Illuso non può fare a meno di pensare che chi realmente invece si dispiace di questo esito, è il Signore Gesù, che ancora un volta, come già al momento della sua incarnazione, non ha trovato una casa che potesse ospitarlo. E insieme a lui, forse se ne dispiacciono quelle persone che sono in cerca di un percorso spirituale vivo e vero, di una famiglia cristiana a cui agganciarsi e di cui far parte, e faticano a trovarla proprio nel cuore della nostra cristianissima Roma, condannata dall’incompetenza e dalla totale e assoluta mancanza di professionalità di preti incapaci e opportunisti, all’oblio di ciò che ha di più sacro e di più prezioso.

giovedì 17 aprile 2008

Prete tecnologico con microfono aspersore

Divertentissimo... da non perdere!!!

smile_regular

giovedì 20 dicembre 2007

Luttazzi: satira, religione, censura

Ho ricevuto via mail questo scritto. Lo pubblico sul blog non perchè sia d'accordo con il contenuto (anzi su molti punti, sia sulla forma che sulla sostanza, sono in disaccordo), ma perchè, come dice Voltaire: Non condivido quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo. Spero non infranga nessun copyright.

E' comunque davvero deprimente che persino su La7 Luttazzi sia stato censurato, tra l'altro per una frase su Giuliano Ferrara sicuramente volgare e offensiva, ma non più di quanto lo siano certi spettacoli in prima serata oppure il contenuto della maggioranza dei siti web mediamente acceduti da migliaia di adolescenti ogni giorno...

Eccovi dunque a voi Luttazzi e la religione:

Benvenuti a DECAMERON. Politica, sesso, religione e morte. luttazzi_sospeso

Un programma televisivo così bello che ne vedi una puntata e dici: “Oh, non guarderò mai più la vita vera finché campo!” Uuuuh! Stasera sono proprio elettrico. Sarà che mi devono arrivare. Qua a Roma è arrivato l’inverno. Fa molto freddo. Fa tal freddo che le minorenni sulla Salaria offrono pompini gratis ai ciccioni. Un mio amico va a puttane sulla Salaria. Gli ho detto che in giro è pieno di ragazze oneste e rispettabili. Sì, mi fa lui, ma quelle non posso permettermele.

Fa veramente molto freddo. Fa talmente freddo che oggi Mussi spalmava il vicks vaporub sulla Cosa Rossa. Fa molto freddo, ma sono bellissime giornate. C’è un sole splendido. E quando c’è il sole, sono tutti allegri. Oggi ho visto un funerale entrare in un McDonald’s. Ballavano la conga. Mi accodo al trenino ed entro anch’io. Era il McDonald’s di piazza di Spagna. Sì, a Roma in piazza di Spagna c’è un McDonald’s. Non bisogna stupirsi. I McDonalds sono ormai dappertutto. Mia sorella ha un McDonalds nella sua cucina. Io ne ho uno nei miei pantaloni.

E mentre sono lì che contribuisco a disboscare la foresta pluviale mangiando un Big Mac da 3 etti, mi viene in mente una cosa. Nessuno pensa mai al sacrificio delle mucche che vengono macellate per la goduria del nostro palato. Bisognerebbe onorare il loro sacrificio. Con delle raffigurazioni. Con delle icone. In chiesa ci sono le stazioni della via Crucis, no? In un McDonald’s dovrebbero esserci dei quadretti simili. Con una mucca al posto di Gesù. Più o meno 14 quadretti: 14 stazioni della via Crucis della mucca, la Cow Crucis, con sotto delle brevi didascalie. Mi sembra una buona idea. Onoriamo il sacrificio delle mucche. Anche perché sembra che le mucche tengano una lista delle persone che mangiano hamburger: per quando si vendicheranno.

Qualcuno mi ha chiesto: Daniele, perché ce l’hai con la religione? Perché mi sono convinto che le religioni sono pericolose. Operano un plagio di massa che ha una funzione sociale di controllo; e che diventa pericolosissimo quando la religione, forte del numero, tende a far coincidere il peccato col reato, e a condizionare l’attività dei governi. Gli esempi in questo senso sono sempre all’ordine del giorno (staminali, pacs, eutanasia) e ormai insopportabili...  Ricorderete come la Chiesa si sia opposta alla ricerca sulle staminali degli embrioni perché "l’embrione è uno di noi, è già persona". C’erano però tre contro-argomenti formidabili: a) Quello teologico. S.Tommaso nega agli embrioni la resurrezione, in quanto privi di anima razionale, e pertanto non ancora esseri umani. (Supplemento alla Summa Theologiae, 80, 4); b) Quello pragmatico. La Chiesa nega il battesimo ai feti abortiti in modo spontaneo. Nella prassi, cioè, la Chiesa non considera il feto una persona finchè non nasce vivo. c) Quello naturale. Di tutti i concepiti, solo il 15-20% riesce ad annidarsi nell’utero materno. La natura stessa, cioè, non tutela così tanto il diritto alla vita del concepito, diritto che però si arroga la Chiesa. ...È stata poi la scienza, e non la religione, a scoprire, la settimana scorsa, che è possibile ricavare cellule  staminali anche da tessuti adulti. Fine del dilemma etico sollevato ad arte. Con la nuova ricerca sulle staminali, gli scienziati ritengono che adesso potremmo fare grandi progressi, dalla cura del Parkinson alla rigenerazione della spina dorsale nel centrosinistra. ....

In realtà, lo sappiamo, il motivo vero è che la Chiesa teme le unioni omosessuali. Ma se è un tema così importante, com’è che Gesù non dice una parola in proposito? Gesù non dice una parola su questo, ma tante sulla tolleranza, l’accettazione, il non giudicare, il frequentare i reietti e gli ultimi. La Bibbia dice: “Non guardare la pagliuzza nell’occhio del tuo vicino, ma la trave nel tuo occhio”. Al che i gruppi gay hanno replicato: se la trave te la metti nell’occhio, lo stai facendo in modo sbagliato”. La regola della convivenza umana è terrestre, non divina: ogni uomo è libero e deve poter decidere su di sé. ...E invece mille ostacoli. Col paradosso che i nostri parlamentari, per tenersi buoni i voti vaticani, da anni negano a noi, cittadini che li eleggiamo, i diritti che per sé loro si sono già attribuiti: da ben 16 anni, infatti, i parlamentari conviventi hanno gli stessi diritti dei parlamentari sposati. ......Nel frattempo Veltroni si trova a dover trattare con la segreteria di stato vaticana sull’eventuale istituzione di un registro delle coppie di fatto nel comune di Roma. Alla faccia della pari dignità dei cittadini che cattolici non sono, o che hanno preferenze sessuali non omologate. ...Ennesimo scadimento della laicità dello Stato, riconfermato dal voto della sinistra in Parlamento a favore dei privilegi economici della Chiesa cattolica: l’esenzione ICI e i meccanismi di assegnazione dell’8 per mille. ....

Ecco papa Ratzi. Ride. Riderei anch’io se la mia ditta non pagasse le tasse. Ma la Chiesa non fa che rispettare il dettame evangelico. Gesù disse: “I miti erediteranno la terra”. Ed evitò astutamente di parlare della tassa di successione. ....L’abito di un cardinale: mozzetta rossa chiusa da dodici bottoncini. Sotto, rocchetto bianco in cotone con maniche a tre quarti ornato di pizzi e ricami. Sotto, fascia rossa di seta alla vita, con frangia, e sottana rossa di lana fine con bottoncini fino ai piedi. In testa, zucchetto rosso e berretta rossa a quattro angoli e tre spicchi o cappello a saturno nero ornato da cordone e fiocchi oppure mitria di seta bianca damascata. Se Gesù si imbattesse in un cardinale, scoppierebbe a ridere. ....

La separazione tra Stato e Chiesa, cioè fra reato e peccato, la indicò Gesù, quando disse: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Ne deduco che, se il papa è cattolico, Cristo non lo era. Altro guaio delle religioni: spesso danno una cornice nobile a comportamenti aberranti. Guardate come i musulmani in certi Paesi lapidano le loro donne. Non potrebbero farla franca, se non fosse per motivi religiosi. Oppure, sempre la Chiesa cattolica. Milioni di persone muoiono in Africa di AIDS anche perché la Chiesa condanna l’uso del preservativo. Il preservativo, a quanto pare, è contro gli insegnamenti di Cristo. Anche se Cristo non ne ha mai parlato... Qualche mese fa il papa ha chiesto a una commissione vaticana un dossier sull’uso del preservativo come protezione dalle malattie. Oh, proprio adesso che mi ero abituato alla castità. Avete letto l’ultima enciclica di Papa Ratzi? E chi non l’ha letta? È così amena! È più divertente di un barile pieno di anguille. «Spe salvi», salvi nella speranza. Un testo sulla superiorità della fede cristiana, che esalta la sofferenza, perché avvicina alle sofferenze di Cristo. Cristo è morto in croce per i nostri peccati! Uuh, ma così ci fa sentire troppo in colpa! Non poteva solo lussarsi un’anca, per i nostri peccati?

L’enciclica è piena di citazioni colte. E questo è il QUIZ della settimana: quali fra questi intellettuali non è citato da papa Ratzi nell’ultima enciclica? Sant’Agostino. Kant. Adorno. De Sade. E la risposta è: De Sade. La Spe salvi, sorpresa! è una dura condanna della modernità. Il giorno che venne eletto, dissi in teatro: “Hanno eletto il nuovo papa. È il cardinal Ratzinger. Subito condannato di nuovo Galileo”. Non mi sbagliavo. Dopo un mese Ratzi disse: “La risposta alla modernità è Cristo”. Io ho 46 anni, nella mia vita ho imparato una cosa: se la risposta è Cristo, la domanda è sbagliata. ... Ratzi attacca l’illuminismo, ma la Chiesa in 18 secoli non abolì la schiavitù, cosa che fece la Prima Repubblica francese del 1794. D’altra parte è noto che la Chiesa è lenta ad abbracciare la modernità. Fino a poco tempo fa, la loro idea di portatile era un chierichetto. ...Dico questo: se Dio avesse voluto che credessimo in lui, sarebbe esistito. ...Le religioni sono un fatto culturale. È tutto molto relativo. Il papa vorrebbe che tutti fossero cattolici. Le mucche vorrebbero che tutti fossero di religione indù. ....Qual è la verità sull’aldilà? Direi di partire da un semplice assioma: che nessuno ne sa niente. Mi piacerebbe che il papa una domenica si affacciasse su S.Pietro e dicesse: “Sapete una cosa? Nessuno ne sa niente. Siete liberi!”...

L’anno scorso Ratzi scrisse la "Lettera sulla collaborazione dell’uomo e della donna". Ratzinger ha scritto un documento sulle donne. La cosa mi colpì perché non immaginavo che Ratzinger ne conoscesse una. Nella lettera, Ratzinger scrive che la famiglia è il fondamento della  società. Vecchio adagio dei reazionari di sempre. Ma già negli anni 60, filosofi e psichiatri come Deleuze e Guattari, Laing, Reich hanno spiegato che la famiglia patriarcale serve a perpetuare la società proprietaria e autoritaria. ....Qualche anno fa, una commissione teologica internazionale guidata da Ratzinger si riunì per rispondere alla domanda: "Dove vanno le anime dei bambini morti senza battesimo?". Questi temi mi affascinano. In auto ascolto sempre Radio Maria. Anche perché è inevitabile: accendi la radio, c’è Radio Maria. ..."Dove vanno le anime dei bambini morti senza battesimo?" Io avrei voluto essere in quella commissione di Ratzinger. Come fai a dare a una risposta? È come chiedere "Dove vanno le anime dei Klingon dopo morti?" Da nessuna parte, dato che i Klingon sono un FRUTTO DELLA FANTASIA UMANA.

Cenni storici ...Nella Genesi, è il serpente a convincere Eva a mangiare la mela proibita. Eva dà un morso e cade in un lungo sonno da cui Adamo la risveglia con un bacio. No, questa è Biancaneve. Bè, se da piccolo ti avessero detto che Biancaneve è una religione, ci avresti creduto! Comunque: Adamo ed Eva mangiano la mela e Dio li caccia dal paradiso terrestre. Meno male che non ha scoperto cosa avevano fatto con le banane. ....Nel tempo, le funzioni mitiche svolte dalle religioni e dalle monarchie non spariscono: oggi vengono assolte dai mezzi di comunicazione di massa e dal potere simbolico dei segni-merce, nuovi mondi-di-sogno. La pubblicità come teologia della lavatrice. Provate adesso a immaginare qualcuno che pretenda di vendervi una lavatrice alla condizione che, se non la comprate, brucerete all’inferno. Lo mandereste a cagare. Ma no, lui pretende anche di essere rispettato, perché non è solo una lavatrice, è una religione! Segnalo una grande novità: nella Spe salvi, il papa mette in dubbio l’esistenza delle fiamme eterne dell’inferno. Ma il paradiso, raccontato da Ratzinger, sembra la stanza  da letto di Cristiano Malgioglio. Il papa oggi scrive che la scienza non salva l’uomo. Allora, d’ora in avanti, niente più antibiotici a Ratzi, ok? ... Sentiamo cos’ha da dirci Nostradamus.

LE ULTIME PROFEZIE DI NOSTRADAMUS: La mafia aumenterà gli stipendi ai dipendenti. Verrà scoperta una nuova suoneria cellulare di Mozart. Fabrizio Cicchitto si ritirerà dalla vita politica. Passerà più tempo coi familiari, che chiederanno di non essere identificati. L’editore di Penthouse diventerà cattolico e metterà sulla copertina del mensile una Vergine "gratta&annusa". Un gigantesco asteroide colpirà la Terra nel 2014. L’impatto avrà l’effetto di 20 milioni di bombe atomiche simili a quella sganciata su Hiroshima. Le autorità militari prepareranno il mondo alla nuova vita post-impatto detonando una bomba atomica al giorno nei sette anni precedenti. Quello della Chiesa è pensiero magico. Nell’udienza di mercoledì, il papa ha esortato gli esorcisti a continuare il buon lavoro. Parole di incoraggiamento anche ai cacciatori di vampiri.

Dice: Ma tu Daniele sei cattolico? Certo. Sono cattolico, apostolico, decaffeinato..... E mi affascina la storia di Giacomo, il fratello di Gesù. Sapevate che Gesù aveva un fratello? Io l’ho letto anni fa sulla Settimana enigmistica e non l’ho più dimenticato. Dev’essere stata dura, avere Gesù come fratello. Vinci una gara di nuoto, lui cammina sulle acque. Sai fare un cocktail, lui trasforma l’acqua in vino. Fai ripartire un’auto in panne, lui resuscita Lazzaro. Ti viene l’herpes, lui muore crocifisso. Che palle! ....

No, in realtà non sono cattolico. Sono cristiano monofisita: non riconosco le decisioni del concilio di Calcedonia nel V secolo. Ero cattolico, finchè un giorno Dio mi è apparso in sogno e mi ha rivelato
che erano tutte stronzate. Ok, non era un sogno: mi ha parlato da un roveto ardente. Ok, non era un roveto ardente: era il boschetto di una ragazza che stavo leccando. Comunque resto convinto che il cristianesimo sarebbe stato diverso, se Gesù avesse avuto una decappottabile.

mercoledì 12 dicembre 2007

Live Messenger I'm

image

Vi segnalo questa iniziativa che permette a chiunque comunichi via chat mediante Messenger di far donare da parte di Microsoft una quota verso una società benefica a vostra scelta.

L'iniziativa si chiama image e ne potete trovare i dettagli alla home page

http://im.live.com/Messenger/IM/Home/

mentre le istruzioni per partecipare, si trovano alla pagina

http://im.live.com/Messenger/IM/About/

In sostanza basta modificare il proprio nome visualizzato su Live Messenger, inserendo il logo dell'iniziativa, e il gioco è fatto. Al momento sono stati raccolti circa 350.000 dollari.

Personalmente ho scelto come associazione a cui destinare fondi la National AIDS Fund

Vi invito a contribuire!!!

venerdì 23 novembre 2007

La Locanda dei Girasoli

Do spazio ad una "pubblicità" particolare, un post un po' diverso dal solito, ma penso che sia un'iniziativa da valorizzare e sostenere:

---

A Roma c'è un ristorante carino, con persone gentili e orgogliose della loro nuova attività.  Ma questo locale ha qualcosa in più del solito ristorante: la Locanda dei Girasoli è nata dalla volontà di alcuni genitori di ragazzi con la sindrome di Down di dare una prospettiva lavorativa ai loro figli; già oggi ci lavorano come camerieri Claudio, Valerio, Emanuela e Viviana. Purtroppo, dare adeguata pubblicità al ristorante (che non è in una via molto frequentata - in zona Tuscolana) è assai difficile, e se non riusciamo a farlo conoscere in fretta, le prospettive non sono molto allegre. La pizza è buona, il locale è carino ed economico e vale la pena di dar loro una mano.

girasole La Locanda dei Girasoli
Ristorante - pizzeria - insalateria
La locanda dei girasoli è un accogliente ristorante situato in via dei Sulpici nell'antico quartiere del Quadraro,  raggiungibile con la metro A). Una volta varcata la porta d'ingresso verrete colpiti dalla molteplicità dei colori che identificano in pieno l'anima e la creatività del locale; avrete la possibiltà di scegliere tra piatti tipici della cucina laziale, toscana e siciliana uniti alle nostre rivisitazioni dei piatti tipici dei paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. La pizza è cotta nel forno a legna e le scelte possono ricadere o sulle classiche italiane o tra le appetitose proposte della casa. La locanda dei girasoli pone particolare attenzione sull'aspetto qualitativo dei prodotti e degli ingredienti usati. L'olio utilizzato per i condimenti è esclusivamente extra vergine di oliva, i prodotti sono di  stagione e i tempi della cottura sono tesi alla perfetta conservazione delle caratteristiche dei cibi. Infine la locanda dei girasoli tiene conto, nella composizione delle portate, delle eventuali intolleranze alimentari o restrizioni di natura  etica, religiosa o sanitaria. Su prenotazione è possibile preparare piatti particolari o a richiesta.

Locanda dei Girasoli
Via dei Sulpici 117/h - 00174 Roma
Tel - Fax 06.76.10.194
info@lalocandadeigirasoli.it

http://www.lalocandadeigirasoli.it

---

Chi già c'è stato può inserire un commento su come si è trovato...

Post più popolari