mercoledì 19 marzo 2014

Buona festa del papà a tutti





E' la festa del papà, e da quando il mio papà non c'è più, 
capita di sentire un vuoto dentro che sai che non sarà mai colmato. 
Ma capita anche di sentirlo molto vicino 
in determinate scelte o determinati atteggiamenti 
che sai di aver preso in eredità da lui.

E' la festa del papà, e da quando il mio papà non c'è più, 

capita che ritornino alle mente ricordi brutti, 
soprattutto legati alla sua malattia 
o a certe sue rigidità e severità. 
Ma capita anche di riflettere sul suo spirito di sacrificio, 
sul suo superare tutto per amore della famiglia, 
sul suo dedicarsi al lavoro e sulla sua capacità di fare, 
per migliorare sempre, sempre, anche e soprattutto per noi.

E' la festa del papà, e da quando il mio papà non c'è più, 

capita che ripensi a certe frasi che hai detto 
e vorresti non aver dette 
e a certe frasi che non hai detto 
e che vorresti aver dette, 
e se da una parte ora non si può più cambiare nulla 
dall'altra parte va bene così, 
perchè da quando lui non c'è più, 
ormai sa tutto di te, 
e del perchè e del per come, 
senza che tu debba più decidere se dirgli le cose o no...

Con mio padre ho avuto un rapporto vero, 

fatto di silenzi e di dialoghi fiume, 
di complicità e di piccole bugie, 
di ammirazione e di critica, 
di nascondimenti e di svelamenti, 
di sorrisi e di lacrime... 
Mi manca, ma allo stesso tempo 
so che c'è e c'è stato più di tanti altri padri 
che sono assenti anche da presenti... 

Auguro a tutti voi 
di avere un rapporto altrettanto vero e intenso 
con i vostri padri, 
o con i vostri figli...

Buona festa del papà a tutti.

sabato 8 marzo 2014

Perchè non mi piace il film "The Passion"

Mi è capitato di recente di rivedere il film di Mel Gibson "THE PASSION" (titolo che inevitabilmente sentirete pronunciato nei più svariati modi, da "de passion" a "de pession" a "de pescion", tutte storpiature che in fin dei conti contribuiscono a rendermi un pochino più simpatica questa pellicola, che per il resto mi risulta invece abbastanza indigesta. Cercherò di spiegare perchè. 


Innanzitutto qualche dato: uscito nel 2004 e girato interamente in Italia (molte scene a Matera come già per il meraviglioso "Vangelo di Matteo" di Pasolini), il film ha avuto incassi record (più di 600 milioni di dollari) e un successo clamoroso. La critica cinematografica "colta" si è divisa per varie questioni legate quasi tutte all'antisemitismo di cui il film sarebbe intriso, non così invece il pubblico che, almeno per quanto mi è dato di conoscere, generalmente lo acclama come un capolavoro assoluto. Si è anche detto, per un certo periodo, che il Papa stesso (all'epoca Giovanni Paolo II, già gravemente malato) avesse visto la pellicola e avesse detto che la passione di Cristo dovesse essere avvenuta proprio in quel modo. Questo è stato però smentito, almeno a quello che si apprende da wikipedia, e tale voce sarebbe così da ascrivere solamente ad una volontaria (e falsa) propaganda pubblicitaria a favore del film. 

Per chi il film non l'ha visto, dico subito che il carattere principale dello stesso sta nella particolare cruentissima ricostruzione della passione, della crocifissione e della morte di Cristo. Il tutto viene descritto in maniera molto efferata. La scena della flagellazione dura parecchi minuti. Non si risparmia il sangue,  che sgorga a fiumi prima, durante, e dopo la crocifissione, come sarà evidente anche solo guardando le poche immagini qui inserite.


Ecco dunque descritti nel seguito i motivi per cui il film, nonostante quest'ultima volta lo abbia visto con spirito meno critico del solito e nonostante abbia cercato di soffermarmi sugli aspetti positivi e apprezzabili, non riesce proprio a "piacermi". Per punti.

 

Sangue sangue sangue... e ancora sangue

Vediamo come è trattata la flagellazione di Gesù nei Vangeli. Nel vangelo di Matteo (Mt 27, 26):
Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Nel Vangelo di Marco (Mc 15, 15):
Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Nel Vangelo di Luca: ... ... ... ... 
No, nel Vangelo di Luca non si parla di flagellazione di Gesù. Ci credete? E' così! 
Anzi, Gesù fa un bel discorso alle donne durante la Via Crucis (Lc 23, 27-32):
Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: «Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato». Allora cominceranno a dire ai monti: «Cadete su di noi!»,e alle colline: «Copriteci!». Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?». Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.
Gesù dunque in questo Vangelo mentre porta la Croce arringa anche le folle, al contrario nel film non ce la fa nemmeno quasi a respirare, tanto è stato pestato, a tal punto che una guardia si impietosisce e interrompe le altre che lo continuano a pestare pure mentre porta la Croce... (il regista questa scena la avrà letta in qualche suo Vangelo autoprodotto, perchè in quelli canonici non vi è traccia di questo).
Nel Vangelo di Giovanni (Gv 19, 1): 
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.
Insomma, da una analisi assolutamente sommaria e non "da esperto" dei Vangeli, risulta che nel film c'è troppo, ma davvero troppo sangue. Tre Vangeli dedicano alla flagellazione di Gesù mezzo versetto, uno non ne parla proprio. Se fosse stata una cosa così importante, così truculenta e così "eccezionale", come viene descritta nel film - tanto che Gesù solamente viene flagellato in quel modo mentre gli altri condannati a morte insieme a lui no, arrivano al Golgota quasi senza un graffio - ebbene se così fosse stato i Vangeli ne avrebbero parlato diffusamente. I Vangeli invece non vogliono mettere in risalto l'efferatezza della morte di Gesù ma il modo in cui e il fine per cui Gesù vive la sua condanna a morte. Il film devia troppo l'attenzione, a mio avviso, sulla sofferenza fisica, sul sangue, sulla violenza. Ciò conduce a un modo di vedere la passione di Cristo assolutamente marginale e non centrato sul punto realmente importante, che è l'adesione totale di Gesù alla volontà del Padre.

 

Un Gesù superman, dotato di resistenza fisica straordinaria

Durante la lunghissima scena della flagellazione, le guardie spesso si stupiscono di come Gesù riesca a resistere a tanto dolore. Una guardia afferma "Incredibile! Non ho mai visto una resistenza del genere!". Il capetto delle guardie, stupito anch'esso che Gesù riesca a resistere a così tanto dolore, comanda "Mutate flagellum!", ovvero ordina alle guardie di prendere un flagello più doloroso, più terribile, che laceri di più la carne e produca ancora più sangue... 
Sembra proprio che i normali strumenti di tortura nel caso di Gesù non siano sufficienti, non siano "abbastanza". Gesù è presentato come una sorta di superman, come uno che pur soffrendo, pur sanguinando, pur rigirandosi come un verme incatenato alla colonna, pur impastandosi le ferite nella sabbia, riesce ad andare avanti, riesce a resistere a dolori inumani, in modo ultraterreno, sovraumano. 
Ebbene, non è così! Il Gesù dei Vangeli è un uomo come tutti noi, soffre esattamente come noi, non ha nessuna "capacità" straordinaria di sopportazione della sofferenza... Anche quando Gesù fa i miracoli non li fa mai su di sè, non si da mai dei poteri eccezionali, anzi si priva sempre di qualcosa Lui per darla ai poveri, agli emarginati, ai lebbrosi, agli indemoniati e ai malati che incontra... 
Gesù non è un superman dalla resistenza fisica straordinaria e la sua non è stata una crocifissione "eccezionale" per le guardie romane che l'hanno eseguita, ma una delle tante, simile ad una qualsiasi dei tanti ebrei che si dichiaravano profeti in cerca di adepti per organizzazione una ribellione del loro popolo, falsi profeti molto diffusi al tempo, e che lo stesso Gesù raccomanda di non seguire, ma che in quel periodo erano assai frequenti vista la dominazione romana dell'area.
Ancora una volta, non è una particolare capacità fisica di Gesù che rende la sua passione straordinaria, è piuttosto il modo e il fine della sua passione a renderla davvero unica e "definitiva" per noi cristiani. 

 

La raffigurazione del male

Un altro punto che non mi convince affatto del film, è la raffigurazione del Male (del Demonio, del Peccato, del Diavolo, che dir si voglia). 
Questa figura è onnipresente nel film. Sembra che sia l'orchestratore di ogni sequenza. Di ogni passaggio. Ma non si sta forse qui compiendo il disegno di Salvezza che Dio ha per l'umanità? Non si sta forse scrivendo, tra le righe storte degli uomini, la Parola vivente di Dio che ci aprirà di nuovo, dopo la "felice colpa" di Adamo, le porte del Paradiso? Come si recita nell'Exultet della veglia pasquale:
Davvero era necessario il peccato di Adamo,
che è stato distrutto con la morte del Cristo.
Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!
Nel film il senso di questa salvezza già presente nella Passione non si evince affatto, almeno a mio avviso. Sembra di essere, almeno fino alla scena finale, sotto il completo dominio del Male. Male che è raffigurato come un essere brutto, sessualmente ambiguo, che in una scena porta in braccio un bambino deforme.

Ecco, io non credo che raffigurare il male in questo modo sia una buona idea. Il Male non è visibilmente brutto, non lo è mai! Magari lo fosse! Il Male, purtroppo, appare sempre suadente, buono, appetibile. E' questa la tentazione, è questo il difficile. Riconoscere il male, saperlo "smascherare". Il male non è un bambino deforme che cerca di sostituirsi al  Bambino santo di Betlemme. 
Il male, al contrario, è la tentazione di farsi giustizia da soli, che Pietro ha nel Getsemani, e che appare in quel momento come l'unica cosa buona e giusta da fare dal punto di vista umano, per chi vuole bene al Signore ed è stato suo discepolo. 
Si è preferito secondo me rendere il film più avvincente in questo modo: ad esempio la scena in cui Gesù porta la Croce e ai lati tra la folla scorrono contrapposti Maria da una parte e il Diavolo dall'altra, è sicuramente molto avvincente... Tuttavia una visione del Male da film fantasy, per quanto interessante e magari appunto anche avvincente, non è a mio avviso evangelica, almeno per come io ho inteso finora il peccato e il male nella mia esperienza personale di vita di fede.

 

Il Vangelo "interpretato" e le "licenze artistiche"

L'ultimo punto, su cui veramente il film mi lascia con l'amaro in bocca, è la questione delle numerose "licenze artistiche" che il produttore si prende nel descrivere le scene evangeliche. 
La più evidente è la scena in cui il ladrone "cattivo", dopo lo scambio di battute con Gesù sulla Croce, viene aggredito immediatamente da un corvo che con un atto ai limiti del film horror gli becca e gli mangia un occhio subito dopo essersi posato minaccioso sul legno della sua croce. 
Ma il Vangelo dice (Mt 5, 43-45): 
"Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,  perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti"
E ancora sulla presenza della zizzania insieme al grano e sulla necessità di estirparla (Mt 13, 24-30): 
"No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio"
Da dove nasce dunque questa punizione istantanea del male che vediamo nella scena del corvo? Non è certamente evangelica, ma più simile ancora a una volta a un film fantasy dove il supereroe anche nel momento di maggiore disfatta ha sempre le sue armi segrete pronte a stupirci... 
No, non così Gesù. Nessuna arma segreta, nessun supereroe dei fumetti. Ma solo un uomo, anzi un Uomo con la U maiuscola, che ci svela come essere pienamente uomini e che manifesta così, nella sua piena e totale incarnazione, nella sua piena e totale disfatta, e nella sua misteriosa e misericordiosa adesione alla missione che il Padre gli ha affidato, il suo essere anche veramente Dio. 

Tante altre sarebbero le "licenze artistiche" che non ho apprezzato nel film. Dalle donne che asciugano il sangue di Cristo dopo la flagellazione (nei Vangeli non ve ne è traccia semplicemente perchè non c'è il sangue...), al Gesù giovane falegname che progetta mobili moderni tipo IKEA (scena ridicola oltre che inventata), alla scena in cui Gesù schiaccia con forza il serpente nell'orto degli ulivi (che invece è il momento di maggior debolezza del Cristo prima della consegna al Sinedrio)... Insomma, fosse stata la trasposizione di un qualsiasi altro libro, avrei anche gradito i tentativi di "personalizzazione" della trama e gli inserti fantasiosi. Ma non quando parliamo della Bibbia. E soprattutto non quando parliamo dei Vangeli. E soprattutto - ancora di più - NON quando parliamo della Passione, che è la chiave per capire (con il cuore, più che con la testa) tutto. Davvero tutto.

 

In conclusione

Per concludere, più volte vedo questo film e più mi convinco che non mi piace. 

La cosa più grave è che, visto che il film ha avuto un così grande successo, ci sono moltissime persone che non hanno mai letto una riga di Vangelo, mai partecipato ad una catechesi con un bravo prete, mai messo piede da anni in una Chiesa, e che della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo avranno un'idea solo grazie a quello che gli ha voluto far vedere Mel Gibson in questo film. 

E' a queste persone che penso, quando dico che il film non è un buon film. Perchè, tutto sommato, i difetti che ho elencato in precedenza, per chi ha già un suo percorso di fede, sono facilmente evidenziabili e superabili. Rimane nonostante tutto, per questo tipo di spettatori, una buona pellicola, che può farci riflettere su come davvero il Signore abbia sofferto, sia stato crocifisso e sia morto per noi, per i nostri peccati, per riaprire quella porta chiusa di cui parlavamo sopra.

Ma chi è digiuno nella vita di fede, purtroppo conserverà il ricordo di un Gesù sanguinante e ultraterreno, rimarrà con in bocca il sapore di una violenza fine a se stessa, eccezionale e insensata, e non potrà gustare il vero senso della Passione di Gesù: salvare tutti noi grazie all'accettazione totale su di sè del peccato dell'uomo e alla donazione piena di se stesso fino alla morte, riscattando così con l'amore di Dio il peccato del mondo.

mercoledì 5 marzo 2014

Buona quaresima a tutt*


"La Quaresima è un tempo adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spogliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffido dell’elemosina che non costa e che non duole."

Dal messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2014, pubblicato oggi.

http://www.news.va/it/news/messaggio-del-santo-padre-francesco-per-la-quaresi

lunedì 3 marzo 2014

Forum in gregoriana sul tema: "Il Valore dell'ospitalità in una prospettiva interreligiosa"

Con la associazione Finestra per il Medio Oriente abbiamo organizzato un Forum presso la Pontificia Università Gregoriana, sul tema 

"Il Valore dell'ospitalità in una prospettiva interreligiosa".

Il Forum aprirà con la testimonianza di Claudio Monge O.P., responsabile del Centro domenicano per il dialogo interreligioso e culturale di Istanbul. Interverranno Cesare Israel Moscati, rabbino capo di Verona, Adnane Mokrani, docente di Studi Islamici presso la Pontificia Università Gregoriana, e Matteo Crimella, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale. Modererà il Forum Ilaria Morali, Direttore del Dipartimento di Missiologia della Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Gregoriana. 

Ci sarà anche un saluto iniziale del Rettore della Gregoriana.
 
Il Forum si terrà 
Lunedì 3 Marzo 2014, alle ore 17 
alla Pontificia Università Gregoriana 
in Piazza della Pilotta, 4 - Roma
Di seguito trovate la locandina. 
Ovviamente siete tutti invitati, se potete venire mi fa molto piacere! 
E se potete, passate parola!



lunedì 23 dicembre 2013

Ringraziamenti

Ci terrei a ringraziare tutti coloro che 
mi hanno fatto gli auguri per il mio compleanno: 

via telefono, 
via sms, 
via chat, 
via mail, 
via facebook, 
e a chi è riuscito a farmeli di persona: 

un grazie a tutti voi! 

A quelli che di cui so tutto 
e a quelli che di cui so a malapena il nome, 
a quelli che conosco da una vita 
e a quelli che si sono aggiunti da pochi mesi, 
a quelli che vedo tutti i giorni 
e a quelli che non vedo da tanti anni, 
a tutti voi voglio inviare un sentito grazie 
per aver reso il giorno del mio 37esimo compleanno 
un po' più speciale, 
e forse anzi il compleanno più speciale 
che abbia mai vissuto!

Per ricambiare vi regalo il video 
che una amica mi ha inviato proprio quel giorno:
con l'augurio che per voi questo video sia attuale, 
come lo è per me! 

Auguri di cuore!


PS: Se per il caso il video venisse rimosso da Youtube, cercate:
MONOLOGO SULLA VITA
da "Il curioso caso di Benjamin Button"

lunedì 2 dicembre 2013

E' arrivato il Calendario Sinottico 2014 della Finestra per il Medio Oriente!

Carissimi,
in questi giorni è uscito il Calendario Sinottico 2014 della Finestra per il Medio Oriente, e quest'anno è più bello che mai!



Questo calendario può essere un utile strumento per crescere nella capacità di dialogo con i nostri fratelli ebrei e musulmani, attraverso la conoscenza delle feste che scandiscono le loro giornate. Per ogni mese infatti sono riportate le festività delle tre religioni con la relativa spiegazione. Anche le feste cristiane sono interessanti, perchè sono riportate non solo quelle della Chiesa Cattolica, ma anche quelle dei nostri fratelli Ortodossi.



Il tema di quest'anno, che unifica il testo introduttivo e i brani proposti ogni mese, è quello della Povertà. Un tema quanto mai attuale, specie per chi segue le omelie di Papa Francesco!
 
Come per gli anni passati, chi è interessato può richie
derne copia per sè e per i propri amici inviando una mail all'indirizzo:
info@finestramedioriente.it


Grazie!

giovedì 14 novembre 2013

Una Parola al giorno - I potenti

La meditazione e la preghiera sulla Sacra Scrittura mi danno da sempre spunti importanti per riflettere su questioni personali, su aspetti della mia vita che altrimenti rimarrebbero inesplorati. Così ho deciso di condividere, in maniera succinta ma spero non banale, alcune di queste riflessioni. Questa "rubrica" all'interno del blog si chiama "Una Parola al giorno", e anche se non avrà ovviamente una frequenza quotidiana, cercherò di essere quanto più possibile assiduo. Buona lettura! Attendo i vostri commenti...

Il brano di oggi è: Sap 6,2-8
2 Porgete l'orecchio, voi che dominate le moltitudini
e siete orgogliosi per il gran numero dei vostri popoli.
3 La vostra sovranità proviene dal Signore;
la vostra potenza dall'Altissimo,
il quale esaminerà le vostre opere
e scruterà i vostri propositi;
4 poiché, pur essendo ministri del suo regno,
non avete governato rettamente,
né avete osservato la legge
né vi siete comportati secondo il volere di Dio.
5 Con terrore e rapidamente egli si ergerà contro di voi
poiché un giudizio severo si compie
contro coloro che stanno in alto.
6 L'inferiore è meritevole di pietà,
ma i potenti saranno esaminati con rigore.
7 Il Signore di tutti non si ritira davanti a nessuno,
non ha soggezione della grandezza,
perché egli ha creato il piccolo e il grande
e si cura ugualmente di tutti.
8 Ma sui potenti sovrasta un'indagine rigorosa.
 
Quando pensiamo ai potenti, credo che ognuno di noi abbia in mente in particolare i capi di Stato, i governanti, i politici, o gli appartenenti a qualche casta specifica (notai, giudici, primari...).  
Per questo motivo, brani come quello della Sapienza su cui ci soffermiamo oggi, in genere provocano due reazioni: da una parte, per chi ha fede nel "giudizio divino", si ha una sorta di consolazione per le ingiustizie piccole e grandi che ciascuno di noi può aver subito nella vita, perchè i potenti in questione che spesso consentono o speculano proprio su tali ingiustizie, subiranno un giudizio molto severo ("sui potenti sovrasta un'indagine rigorosa"); d'altro canto  rischiamo anche di sentire questi passi biblici come molto lontani da noi, non applicabili alla nostra realtà quotidiana, quasi si riducessero soltanto ad un mero contentino per sollevarci il morale, un buffetto sulla spalla da parte del Signore.
Non è così. Se è vero che il passo di Sapienza si rivolge esplicitamente a chi "domina le moltitudini" e a chi è "ministro del suo Regno", per analogia noi dobbiamo applicare questa Parola alla nostra condizione peculiare di vita, a quelle situazioni cioè in cui anche noi possiamo esercitare un potere sugli altri, su chi ci sta intorno. 
Ecco allora che un genitore è "potente" nei confronti dei figli, un capufficio è "potente" nei confronti dei suoi collaboratori, un amico è "potente" nel dire parole taglienti ad un amico, che magari confida invece in una parola morbida e di consolazione... 
Insomma, credo che al termine della vita saremo giudicati in modo "rigoroso", per rimanere al termine della Scrittura, in quelle situazioni in cui avremo avuto un potere nei confronti degli altri. Un potere che non è ovviamente soltanto giuridico o formale, ma che può essere anche solo un potere "di fatto", dovuto alle relazioni e alle situazioni di vita che viviamo. 
E' in quelle situazioni che dobbiamo fare davvero molta attenzione a non abusare della nostra posizione, a non schiacciare mai con le nostre azioni i fratelli e le sorelle che la vita ci pone accanto. Se sbagliamo e pecchiamo quando siamo vittime o subalterni, saremo trattati con molta più indulgenza (perchè "l'inferiore è meritevole di pietà"). 
Ma occhio a quando siamo "potenti". E' lì che bisogna tenere alta la vigilanza.

martedì 12 novembre 2013

CattoNerD - un sito serissimo

Oggi voglio segnalare un sito web che, a dispetto di quanto potrà apparire ad una prima occhiata, secondo me è un sito serissimo: si tratta di www.cattonerd.it, che vi invito a visitare e commentare.  
http://www.cattonerd.it/

Il sito è nato da pochi giorni su iniziativa di un gruppetto di "ragazzi e ragazze (uno dei quali ho la fortuna di conoscere personalmente) provenienti da vari percorsi di Fede, ognuno con la sua storia, le sue idee e i suoi gusti". Del sito colpisce, ad un primo accesso, la piacevole veste grafica e la modernità dell'impostazione. Appena si entra nel merito dei contenuti, però, qualcuno sicuramente avrà da storcere il naso. 
I temi trattati mescolano infatti volutamente due mondi storicamente e tradizionalmente contrapposti: quello dei nerd, ovvero, per citare wikipedia, di "chi ha una certa predisposizione per attività particolari, quali giochi di ruolo, film fantasy e innovazioni tecnologiche, ed è al contempo tendenzialmente solitario e con una più o meno ridotta propensione alla socializzazione" (!!!), con quello della vita di fede nella Chiesa Cattolica. La commistione è certamente provocatoria, e l'operazione culturale farà forse venire qualche prurito ai moderni farisei, puristi della Legge che popolano le nostre agorà cattoliche sia virtuali che reali.
A mio avviso però la mission del sito esprime invece molto bene la buona fede (perdonate il gioco di parole) degli ideatori:
Stanchi delle parodie grottesche che la cultura moderna ci propina del cattolicesimo, e stanchi della troppa serietà con cui per contro viene trattato lo stesso argomento, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo messo su questo sito. Senza mai mancare di rispetto verso quello in cui crediamo, siamo qui per proporvi il nostro punto di vista cattolico su tutto quello che il mondo ci propone, in leggerezza, come se ne parlassimo seduti davanti ad una birra ghiacciata... alla vostra!
Ecco, appena letta questa mission, il sito è entrato nelle mie grazie. Da ormai stagionato nerd ho sempre percepito un distacco inaccettabile e ingiustificato tra la vita di fede e molto di ciò che mi piace del mondo "moderno": fumetti, librigame, romanzi fantasy, cartoni animati, serie TV, film di fantascienza, boardgames, videogiochi, giochi di ruolo, e chi più ne ha più ne metta. Le influenze in questi mondi esercitate dalla cultura cattolica e da uno sguardo di fede alla vita sono continue, perchè dunque non prenderne atto e non analizzare il fenomeno in maniera scevra da pregiudizi? Perchè non cogliere e approfondire queste influenze, e i diversi modi con cui il messaggio cristiano viene ripreso in tali contesti, e forse spesso stravolto o reso più superficiale? Questa è un'operazione di consapevolezza importante, e forse sarebbe ora che la presa di coscienza di ciò che ci circonda tornasse ad essere di moda, anzichè rassegnarsi a subire passivamente i messaggi che ci vengono propinati.



Ancora, e forse più importante: ci si lamenta sempre di come i giovani non siano più attratti dalla pratica della vita di fede; e giustamente ci si lamenta di ciò, perchè il non coltivare il proprio ambito spirituale corrisponde al perdersi il meglio della vita, ma allora perchè non presentare ai giovani le tematiche principali della fede con un linguaggio e con degli esempi che loro possano comprendere e apprezzare? La centralità, sacrosanta e immutabile, della Parola di Dio e della Sacra Scrittura non può e non deve escludere altre forme di comunicazione della Grazia che ciascuno di noi ha ricevuto nel conoscere personalmente Gesù Cristo. E se un personaggio di un fumetto, se il protagonista di una serie TV o se un supereroe della Marvel si comportano in modo simile a quando descritto nella Bibbia, o viceversa se si comportano proprio in modo difforme ai dettami del Vangelo, perchè non prendere spunto da questo per il proprio annuncio Cristiano o per trarne, comunque, dei ragionamenti utili? 
Questa è una vera e propria forma di Nuova Evangelizzazione e per questo io penso che il sito www.cattonerd.it, con la sua aria scansonata e il suo stile volutamente leggero e a tratti "ridanciano", sia in realtà proprio... un sito serissimo. 
Leggere, per credere!

lunedì 11 novembre 2013

Una Parola al giorno: Una sposa per sette fratelli

La meditazione e la preghiera sulla Sacra Scrittura mi danno da sempre spunti importanti per riflettere su questioni personali, su aspetti della mia vita che altrimenti rimarrebbero inesplorati. Così ho deciso di condividere, in maniera succinta ma spero non banale, alcune di queste riflessioni. Questa "rubrica" all'interno del blog si chiama "Una Parola al giorno", e anche se non avrà ovviamente una frequenza quotidiana, cercherò di essere quanto più possibile assiduo. Buona lettura! Attendo i vostri commenti...

Il brano di oggi è: Lc 20, 27-40.
27 Gli si avvicinarono poi alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e gli posero questa domanda: 28 «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo fratello si prenda la vedova e dia una discendenza al proprio fratello. 29 C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. 30 Allora la prese il secondo 31 e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza lasciare figli. 32 Da ultimo anche la donna morì. 33 Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». 34 Gesù rispose: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; 35 ma quelli che sono giudicati degni dell'altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; 36 e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio. 37 Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. 38 Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui». 39 Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». 40 E non osavano più fargli alcuna domanda.

Questo passo del Vangelo riguarda una apparente contraddizione tra la legge mosaica del Levirato (ossia l'obbligo di ogni ebreo di prendere in moglie la vedova del fratello maggiore qualora sia senza eredi, per assicurare una discendenza al fratello morto) e gli insegnamenti di Gesù circa la resurrezione dei morti. 
In realtà, al di là del tema della resurrezione, che Gesù spiega citando proprio la legge di Mosè usata anche dai Sadducei, qui c'è in gioco qualcosa di molto più sottile. E' il rapporto stesso dei sadducei con la Legge in quanto tale, questione che diventa insegnamento per tutti noi.
Questo aspetto si coglie andando a considerare anche il passo biblico tratto dal secondo libero dei Maccabei, che la Liturgia accosta al brano di Luca nelle letture di domenica scorsa - si tratta di 2Mac 7,1-19. 
1 Ci fu anche il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re a forza di flagelli e nerbate a cibarsi di carni suine proibite. 2 Uno di essi, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi di indagare o sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le patrie leggi». 3 Allora il re irritato comandò di mettere al fuoco padelle e caldaie. 4 Diventate queste subito roventi, il re comandò di tagliare la lingua, di scorticare e tagliare le estremità a quello che era stato loro portavoce, sotto gli occhi degli altri fratelli e della madre. 5 Quando quegli fu mutilato di tutte le membra, comandò di accostarlo al fuoco e di arrostirlo mentre era ancora vivo. Mentre il fumo si spandeva largamente all'intorno della padella, gli altri si esortavano a vicenda con la loro madre a morire da forti, esclamando: 6 «Il Signore Dio ci vede dall'alto e in tutta verità ci dà conforto, precisamente come dichiarò Mosè nel canto della protesta: Egli si muoverà a compassione dei suoi servi». 7 Venuto meno il primo, in egual modo traevano allo scherno il secondo e, strappatagli la pelle del capo con i capelli, gli domandavano: «Sei disposto a mangiare, prima che il tuo corpo venga straziato in ogni suo membro?». 8 Egli rispondendo nella lingua paterna protestava: «No». Perciò anch'egli si ebbe gli stessi tormenti del primo. 9 Giunto all'ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». 10 Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani 11 e disse dignitosamente: «Da Dio ho queste membra e, per le sue leggi, le disprezzo, ma da lui spero di riaverle di nuovo»; 12 così lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza del giovinetto, che non teneva in nessun conto le torture. 13 Fatto morire anche costui, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. 14 Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio l'adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te la risurrezione non sarà per la vita». 15 Subito dopo, fu condotto avanti il quinto e fu torturato. 16 Ma egli, guardando il re, diceva: «Tu hai potere sugli uomini, e sebbene mortale, fai quanto ti piace; ma non credere che il nostro popolo sia stato abbandonato da Dio. 17 Quanto a te, aspetta e vedrai la grandezza della sua forza, come strazierà te e la tua discendenza». 18 Dopo di lui presero il sesto; mentre stava per morire, egli disse: «Non illuderti stoltamente; noi soffriamo queste cose per causa nostra, perché abbiamo peccato contro il nostro Dio; perciò ci succedono cose che muovono a meraviglia. 19 Ma tu non credere di andare impunito dopo aver osato di combattere contro Dio».

In questo brano troviamo sette fratelli (strane le coincidenze della Bibbia) che pur di non mangiare carne suina, pur quindi di non trasgredire la Legge del Signore, sono disposti a farsi torturare e uccidere. Interessante soprattutto ciò che afferma uno dei fratelli di fronte al loro carnefice: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».
Il tema dunque, anche in questo passo della Scrittura, è la resurrezione. Ma a ben vedere, questi due passi hanno in comune anche qualcosa d'altro. Nel primo, la Legge viene usata dai sadducei per mettere in difficoltà Gesù, essi dunque la usano pretestuosamente per mettere in crisi il loro avversario. Non c'è un coinvolgimento personale dei personaggi, la Legge è un argomento teorico di discussione per loro. Addirittura, essi parlano di resurrezione pur non credendoci, col solo fine di produrre un assurdo logico, che Gesù capovolge. Nel secondo brano invece, la Legge è vissuta in prima persona dai protagonisti, che sono disposti a farsi uccidere pur di seguirla, e il fine è quello di mantenere vivo un legame con il Signore nelle certezza di ottenere da Lui in questo modo la vita eterna.
Questo semplice paragone tra due modi di considerare e vivere la Legge ci deve porre in questione personalmente. Di fronte alle leggi del Signore, di fronte agli imperativi morali ed etici, di fronte alle questioni più spinose del nostro credo, come ci poniamo? Pensiamo per un momento in particolare alle norme riguardanti la morale sessuale, l'etica, i temi "caldi" della fede. Come li viviamo? Ci ragioniamo sopra in maniera esteriore, senza coinvolgerci in prima persona, e anzi spesso li usiamo come una clava per aggredire ed escludere le persone che non ci piacciono, quelli che consideriamo "impuri" o inadeguati, o ci lasciamo toccare da essi, e li usiamo per cercare di entrare noi stessi in prima persona in una relazione vera con il Signore!?

giovedì 7 novembre 2013

Una Parola al giorno: La pecora smarrita

La meditazione e la preghiera sulla Sacra Scrittura mi danno da sempre spunti importanti per riflettere su questioni personali, su aspetti della mia vita che altrimenti rimarrebbero inesplorati. Così da oggi ho deciso di condividere, in maniera succinta ma spero non banale, alcune di queste riflessioni. Questa "rubrica" all'interno del blog si chiamerà "Una Parola al giorno", e anche se non avrà ovviamente una frequenza quotidiana, cercherò di essere quanto più possibile assiduo. Buona lettura! Attendo i vostri commenti...

Il brano di oggi è: Lc 15, 4-7.
4 «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? 5 Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, 6 va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. 7 Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.


Da questo brano emerge un atteggiamento del Signore che dobbiamo fare nostro: preoccuparci di andare incontro agli altri, in particolare a quelli che sono in situazioni difficili, di peccato o di sofferenza, e specialmente ai cosiddetti "lontani" (lontani da chi poi? Non di certo da Dio che anzi si vuole fare vicino proprio a loro). 
Andare loro incontro con nessun altro desiderio che far sentire loro il nostro amore, la nostra "vicinanza". Questo amore si traduce in un gesto concreto, nel caricarseli sulle spalle e nel riportali "a casa". Faticoso, sicuramente, e soprattutto scomodo. 
Eppure per iniziare a realizzare tutto ciò il primo ingrediente necessario non è qualcosa di pratico da fare, qualcosa di fisico e volontaristico da mettere in campo. Serve innanzitutto una cosa: credere che gli altri non siano condannati dal loro passato. Credere che tutti possono cambiare, migliorare, crescere. Credere che i vizi degli altri non siano marchi da portarsi addosso vita natural durante ma che, come cantava De Andrè, è dal letame che nascono i fiori. 
Credere, in ultima analisi, nella bontà di un Dio che non si stanca di chinarsi proprio su chi è più distante dalla nostra idea di perfezione (nostra, non Sua), perchè è proprio quella creatura che ha più bisogno dell'amore del Padre, e per questo "ci sarà più gioia per un solo per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento". E credere così tanto a questo paradosso da prestare le nostre mani per permette a Dio di realizzare tutto ciò nella storia di ogni giorno.


venerdì 16 agosto 2013

La Calabria migliore che non può morire


Sia detto a chiare lettere: io la Calabria la amo. 

La amo non solo perchè mio padre era di questa terra, non solo perchè ho tanti dei miei parenti e dei miei migliori amici calabresi, non solo perchè ho i ricordi di un'infanzia ancorati a quelle spiagge, a quelle rocce. 

La amo perchè la Calabria è una terra che sorprende. 
Sorprende con i suoi colori, i colori di un terra arsa sulle coste, ma che sa accoglierti con boschi e pinete freschissime appena ti allontani di pochi chilometri dal mare. 
Sorprende con i suoi sapori, quelli del pesce appena scottato sulla piastra, che dischiude un piacere nuovo al palato, delle frittelle di bianchetto, sapore antico e delizioso, che solo mia zia ancora riesce ancora a trovare, del piccante e immancabile peperoncino e della dolcissima e inimitabile pasta di mandorle. 
Sorprende con il suo calore, quello del sole che brucia sulla pelle salata dopo un bagno ristoratore, e quello dei calabresi sempre accoglienti nonostante i tanti problemi e le tante difficoltà quotidiane.

E da qualche anno questa terra mi ha sopreso anche per una sua eccellenza, che ho avuto modo di conoscere personalmente: una rassegna teatrale estiva che, giunta alla sua XXVIII edizione, porta ogni anno a Catona, località nei pressi di Reggio Calabria, i migliori attori nazionali, le migliori rappresentazioni teatrali, e grandi personaggi e interpreti da tutto il mondo. Tutto questo è Catona Teatro, una realtà ormai conosciuta in tutta Italia e non solo, come ha affermato qualche giorno fa dal palco l'attore Guarneri alla fine della sua performance. Una realtà nata e sopravvissuta finora grazie all'impegno e alla passione di un gruppo di poche persone che conosco, che credono nel teatro, nell'arte, nella cultura, nel fatto che un Paese con la storia e la tradizione artistica che ha l'Italia non può rassegnarsi a vivacchiare solo di fabbriche malconce, call center deprimenti e cassa integrazione, ma anzi deve puntare tutto, tutto, tutto, sull'arte, sulla cultura, sul turismo, sulle nostre tradizioni.


E allora ecco che, anche, la Calabria la odio. 

La odio perchè sa far parlare di sè solo per l'ultimo arresto di mafia, solo per l'ennesimo comune dissestato e commissariato, solo per le sparatorie nell'entroterra, e anche nel caso di questa eccellenza, torna sulle prime pagine dei giornali perchè forse il prossimo anno Catona Teatro non ci sarà più, dopo ben 28 anni di vita in cui la passione e l'impegno di pochi hanno sopperito all'incuranza e all'ignoranza di molti. Molti amministratori comunali, provinciali, regionali, che hanno fatto mancare il loro sostegno, perchè, si sa, "con la cultura non si mangia" come sosteneva il famoso economista da quattro soldi... 



E così Catona Teatro, dimenticata dagli enti locali, umiliata persino dalla SIAE, che dovrebbe invece stendergli il tappeto rosso per il fatto di portare il teatro a Reggio, rischia di morire. Perchè, come scriveva una comune amica su Facebook, si trovano i soldi per le sagre e le feste di paese dove si balla appresso al santo, dove ci si abbuffa di stocco, pecorino e cinghiale fino a star male, ma per il teatro no. Per la cultura no. Perchè il politico di turno ci vuole così: obesi e intontiti, disattenti a tutto e a tutti. Perchè una serata in compagnia di Eduardo o Verdi o Moliere o Shakespeare o Verga sono considerate pericolose o, peggio, inutili. 

Io però questa terra voglio continuare ad amarla, e so che la gente migliore che abita quei luoghi meravigliosi (nella foto in alto, una vista panoramica di Scilla), non si rassegnerà a far morire la sua parte migliore. E' faticoso, faticosissimo, remare contro tutto e contro tutti, ma è l'unica cosa da fare.

Lunga vita al teatro, quindi. Lunga vita, se e come sarà, a Catona Teatro.

lunedì 15 aprile 2013

Un viaggio in barca a vela



La vita è come un viaggio in barca a vela, una barca di cui noi siamo i timonieri.

E non spetta a noi decidere la destinazione. La destinazione è una sola ed è uguale per tutti, e che ci piaccia o no, la destinazione è la morte. Per chi crede, ci sarà anche un "dopo", un aldilà, per chi non crede finirà tutto con l'arrivo alla meta.

In entrambe i casi non possiamo modificare la destinazione, dunque, ma possiamo scegliere come arrivarci. Da bravi timonieri impariamo, col tempo, ad evitare gli scogli e le secche, a cercare gli approdi sicuri circumnavigando i luoghi pericolosi, in cui sono frequenti le tempeste e le correnti sfavorevoli.

Tuttavia, lungo ogni giorno di navigazione ci confrontiamo con la nostra inadeguatezza. Possiamo tenere in ordine la coperta, lucidare e passare per bene la resina sulla carena, tenere in perfetto stato le diverse vele e le varie cime, ma non potremo mai decidere noi la forza e la direzione dei venti, nè l'intensità delle onde, nè il momento in cui compariranno all'orizzonte quelle nuvole minacciose, cariche di pioggia.

E così il viaggio prosegue in una direzione solo in parte scelta da noi e di fatto condizionata, inevitabilmente, dallo stato dei venti, delle onde, del clima che ci circonda. Per essere bravi timonieri dobbiamo vigilare, tenere i sensi all'erta, e imparare a modificare rapidamente la rotta per sfruttare al meglio quelle nuove opportunità e circostanze, senza incaponirci su una direzione non più praticabile a causa delle mutate condizioni esterne.

Questi cambi di rotta spesso ci stancano. Ci sembra di perdere terreno, siamo persuasi che una direzione intrapresa non sia modificabile senza sudore e senza rischi, e molto spesso ciò è vero. Tuttavia, è solo grazie a quella fatica, grazie a quei piccoli o grandi cambiamenti di ogni giorno, che possiamo navigare su mari nuovi, visitare terre sconosciute arrivando così a gustare nel quotidiano sapori mai provati. 

Buona navigazione...

venerdì 12 aprile 2013

Il "mio" Santo - San Guido di Anderlecht

"E il tuo onomastico quando si festeggia?" Questa domanda rivoltami qualche giorno fa da alcuni amici di famiglia, mi ha spinto a pensare a questo tema, cui non avevo mai prestato molta attenzione finora.
Non ho il nome di un Santo famoso e poichè nella mia famiglia di origine non eravamo usi festeggiare gli onomastici, non avevo mai pensato finora a chi fosse il Santo da cui il mio nome trae origine e diffusione. 
Ho così deciso di approfondire la questione e, come penso sia naturale, da una ricerca sul web ho scoperto che ci sono tanti "San Guido" che si sono avvicendati nella storia della Chiesa. In particolare tre sono i più noti: san Guido abate (della Abbazia di Pomposa), che si festeggia il 12 giugno e cui sono devoti la maggior parte dei "Guido" italiani, san Guido vescovo (di Aqui Terme), e un altro san Guido straniero, dalla storia più esotica, che mi ha colpito in modo particolare. L'ho subito scelto come "mio" Santo, pur non disdegnando gli auguri dei (pochi) amici che si ricordano dell'altro san Guido il 12 giugno. 
Ora comunque so quando si festeggia il mio onomastico!


San Guido di Anderlecht

La biografia di San Guido di Anderleht, riferita al quotidiano Avvenire, è abbastanza stringata:
È uno dei santi più venerati del Belgio. Nato da una famiglia di contadini nella regione del Brabante fu dapprima sagrestano in una chiesa di Laken, nei pressi di Bruxelles. Divenne quindi commerciante, peraltro con l'obiettivo di aiutare i poveri, ma la sua prima nave affondò nella Senna. Decise allora di indossare gli abiti del pellegrino. Per sette anni si mise in cammino lungo le tormentate strade d'Europa e non solo. Si recò a Roma e a Gerusalemme. Di ritorno dal lungo pellegrinaggio fu ospitato da un sacerdote di Anderlecht, dove poco dopo morì. Era il 12 settembre 1012. Sulla sua tomba si verificarono numerosi miracoli e il culto di Guido crebbe rapidamente. Le sue spoglie si trovano nella Collegiata di Anderlecht. 
Di questo Santo cosa può colpirci e interrogarci a distanza di mille anni esatti dalla sua morte? Innanzitutto anche lui è vissuto, come noi, a cavallo di un millennio. Un'affinità che non è cosa da poco, visto che all'epoca si pensava "mille e non più mille" e c'era un diffuso convincimento di trovarsi alla fine di un'era se non alla fine del mondo. Un sentimento quanto mai attuale in questo tempo in cui sembra che ogni certezza, ogni caposaldo del passato sia rimesso in discussione e il senso di precarietà è diventato l'unica cifra di lettura stabile del nostro futuro.

Questo è anche un periodo in cui è ritornato nuovamente "di moda" richiamarsi all'essenziale, ad una certa moralità nei costumi pubblici e privati, ad una certa sobrietà nell'uso delle risorse individuali e di quelle collettive. Anche in questo ambito San Guido di Anderlecht può essere considerato un modello da imitare. Nella sua agiografia scritta dall'autore Piero Bargellini, si legge tra l'altro:
Due secoli prima che il Poverello di Assisi celebrasse con tanto candore le sue nozze con Madonna Povertà, un altro santo, meno conosciuto, aveva avvertito il pericolo che il denaro fa correre alle anime, anche quando lo si riveste di nobili intenzioni, come il desiderio di soccorrere con l'elemosina gli indigenti. E’ Guido di Anderlecht. [...] Mite e generoso, Guido mostrò fin da giovane il suo distacco dai beni terreni, donando quanto possedeva ai poveri. Desideroso di condurre vita ascetica, lasciò anche la casa paterna e a Laken, presso Bruxelles, scelse di fare il sacrestano al parroco, per rendersi utile al prossimo e al tempo stesso dedicarsi alla preghiera e alle pie pratiche dell'ascesi cristiana. A un certo punto della sua vita, non per desiderio di guadagno, ma per costituire un fondo a favore dei poveri, si mise nel commercio. Non fu una scelta felice e se ne accorse quasi subito, poiché la prima nave che riuscì ad armare affondò nella Senna con tutto il carico.
La vita di San Guido, dunque, come può esser capitato a ciascuno di noi, è segnata da entusiasmi, progetti, iniziative virtuose, a cui però seguono fallimenti e sconforto. Se questo vi sembra familiare, ecco che la reazione di San Guido a queste vicissitudini può ancora insegnarci qualcosa:
Per Guido fu un avvertimento del Cielo, non perchè la professione del commerciante sia contraria alle leggi del Signore, ma perché egli aveva preferito la via più comune a quella più ardua nel cammino verso la perfezione. Guido indossò allora l'abito del pellegrino e per sette anni percorse le lunghe e insicure strade dell'Europa per recarsi in visita ai più grandi santuari della cristianità. Fu a Roma e poi proseguì per la Terrasanta.
Una vita, dunque, spesa alla ricerca del Signore, fino ad arrivare alla Terra Santa, passando per Roma. Una attenzione e un amore verso il Medio Oriente che sento particolarmente vicini e forti, nel mio impegno nell'associazione Finestra per il Medio Oriente, e che in san Guido è così intensa da trasformare quest'uomo in età già adulta, in un pellegrino, il quale pur mancando di tutto non rinuncia a cercare una vicinanza sempre più stretta con i luoghi della Salvezza, anche a costo della vita.
Di ritorno dal lungo pellegrinaggio, stanco e malato, venne ospitato da un sacerdote di Anderlecht, una cittadina presso Bruxelles, dalla quale prese l'appellativo e dove poco dopo morì, senza lasciare un ricordo particolare. Infatti anche la sua tomba venne per molto tempo trascurata, finché il ripetersi di alcuni prodigi rinverdì la memoria del santo, al quale fu dedicata una grande chiesa che ne accolse le reliquie. Nel corso dei secoli la devozione a S. Guido si allargò. Così sotto la protezione dell'umile sacrestano, figlio di contadini, si sono posti i lavoratori dei campi, i campanari, i sacrestani, i cocchieri. S. Guido protegge le stalle, le scuderie e in particolare i cavalli, che durante la festa annuale ad Anderlecht vengono benedetti al termine di una folcloristica processione. Poichè sembra sia morto di dissenteria, il suo nome è invocato da quanti sono afflitti da questo male.
Di lui, infine, nella antica versione del Martirologio Romano del 1702 conservata presso la prestigiousa Università di Princeton e digitalizzata da Google, al 12 Settembre, dopo la sfilza degli altri (più importanti?) Santi del giorno, nell'ultima riga si legge solamente quanto segue:



Da questo testo potrebbero nascere delle disquisizioni su come possa un laico essere indicato come confessore. Al di là di questo, visto che si dà il caso che alcuni amici mi chiamano da sempre "Guidone", risulta così dimostrato con certezza che questo è proprio il mio Santo! 

Quindi d'ora innanzi il 12 Settembre fatemi gli auguri! :-)

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