mercoledì 21 marzo 2012

Il mostro dentro

Incrocio questa foto su Facebook che apre uno squarcio.

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La didascalia recita:

The family that was destroyed this morning. See the nice looking father holding his two sons? He and his sons were slaughtered this morning as he was bringing them to school. See the wife and baby? They are the "lucky" ones. They were not killed. Instead, they will live the rest of their lives with holes in their very beings, knowing that their father and husband, sons and brothers, were taken in such a violent, despicable action, without their having a chance to say good by.

Certi eventi non posso passare come se nulla fosse. Di questa tragedia in particolare, non è solo la follia omicida che mi colpisce. Non è solo il fatto che ad essere uccisi siano dei bambini innocenti, né solamente il fatto che questo atroce gesto sia stato compiuto su degli ebrei in quanto tali.

Mi colpisce ancora di più il fatto che alla violenza, all’odio razzista, all’efferatezza del gesto, si unisce anche la triste consapevolezza che la nostra società, questi mostri, se li porta dentro. Quotidianamente. Ordinariamente. Senza saperli riconoscere, senza saperli isolare o raddrizzare. Il serial killer è andato via, terminata la strage, e sicuramente sarà andato al lavoro, ieri, come se nulla fosse. Avrà preso il caffè con i colleghi, magari chiacchierato con gli amici la sera di fronte a una birra. E nessuno che sia riuscito a rompere quel muro dietro il quale cova esplosiva tanta furia.

Mentre piangiamo le vittime, riflettiamo anche su che società stiamo costruendo, e su cosa dovremmo iniziare a fare per occuparci del mostro che ci portiamo dentro, come singoli e come comunità: solo allora il diverso finalmente non farà più paura a nessuno. 

lunedì 23 gennaio 2012

Subito la benzina a tre euro al litro

Anche in risposta ai blocchi degli autotrasportatori e dei tassisti, che tra gli altri motivi scioperano per il rincaro delle accise, vorrrei dire la mia sul tema, ma vi avviso che stavolta la sparo grossa.
Potrà infatti sembrare un po' provocatorio, e forse lo è, comunque sono serio quando affermo che voglio subito la benzina a tre euro al litro. E se mi date un minuto o due, vi spiego anche il perchè. 
Uno dei problemi principali delle grandi città italiane - Roma, Milano, forse Torino, Firenze, Napoli e Bologna, non credo altre - è il traffico, che si lega in un abbraccio di causa/effetto con la cronica mancanza di infrastrutture  per il trasporto pubblico: tram, metro, linee ferroviarie.
Ebbene, l'idea è questa: disincentiviamo il trasporto privato, rendendo molto sconveniente muoversi con l'automobile personale e diamo risorse allo stesso tempo per la creazione di nuove infrastrutture di trasporto pubblico. Come farlo? Nelle province dove sono presenti quelle città, si potrebbe aumentare il costo del carburante in maniera artificiale, con una speciale tassa che porti la benzina almeno a tre euro al litro (e il prezzo dovrebbe continuare a salire in base agli aumenti "normali" dei carburanti). Il ricavato, cioè l'eccedenza rispetto al prezzo normale, potrebbe andare in maniera trasparente in un fondo speciale, la cui amministrazione dovrebbe essere data ad un gestore  pubblico dalla indiscussa serietà e onestà (ce n'è ancora qualcuno così, in Italia). I soldi raccolti dovrebbero essere spesi, a blocchi di cento milioni di euro, per realizzare progetti riguardanti la mobilità pubblica. 

Sapete quante linee di metropolitana si realizzerebbero per esempio a Roma con i soldi della benzina venduta a tre euro al litro? 
Facciamo due conti da ingegnere:

In Italia abbiamo circa 22.000 impianti (distributori di benzina) che erogano ognuno circa 1.800.000 litri (1.800 metri cubi) di benzina l'anno (FONTE). Questo significa che in tutto vengono venduti in Italia ogni anno circa 40 milioni di metri cubi di benzina. Considerando che nella provincia di Roma vivono circa 4,5 milioni di persone dei 60 milioni di italiani, ne consegue che mediamente nella provincia di Roma vengono venduti circa 3 milioni di metri cubi di benzina l'anno. Ovvero, anche considerando 1,2 euro di tassa speciale per ogni litro di benzina venduto, si avrebbero nelle casse del fondo speciale circa 3,6 miliardi di euro l'anno!
Ora, una nuova linea di metropolitana costa in media cento milioni di euro a kilometro. Premesso che a me sembra una cifra troppo alta, e che dovrebbero essere privilegiate le linee su ferro in superficie che hanno costi molto più contenuti, anche volendo basarci su quella stima, dal semplice calcolo riportato sopra si evince che a Roma ogni anno potremmo avere  36 Kilometri di metropolitana in più, corrispondenti a due linee di metropolitana, lunghe ognuna come la linea A, che è lunga in tutto 18 km.
Che dite, ci tassiamo per una decina d'anni e rendiamo Roma (e le altre città italiane) delle metropoli degne di stare in Europa?

mercoledì 18 gennaio 2012

Brecht all'isola del Giglio


Probabilmente dico una cosa impopolare, o comunque controcorrente. Ma prima di tutto ci tengo a precisare che non ho la minima intenzione di rivalutare chi non è, sinceramente, rivalutabile. Chi non sa stare al suo posto, prendersi le sue responsabilità. Di chi è figlio di una società che ha abolito non solo l'autoritarismo (che sarebbe giusto e comprensibile), quanto proprio ogni senso di autorità.

Detto questo, entro nel merito: il comandante Schettino ha sicuramente sbagliato, e di grosso. Certo, non so come avrebbe reagito nessuno di noi ad una cosa del genere; ma il fatto è che il responsabile, in quel momento, era lui, e ha mostrato tutta la propria inadeguatezza. Senza scampo. Un giorno ci spiegheranno (sempre che sia possibile) il perché della bravata, e il perché non si sia neppure in grado di rispondere delle proprie azioni.

Ad ogni modo, fatico a capire il perché tutto questo baccano, tutte queste urla. Aggiungono qualcosa alla tragedia? No. Sono figlie di una società inquieta, che l'amplificazione mediatica rende isterica? Forse esagero, ma temo di esserci vicino.
Nessuno di noi era là, nessuno di noi (spero) aveva parenti o amici coinvolti, nessuno di noi conosce nessuno. C'è bisogno di urlare così tanto? Se riteniamo di essere migliori di Schettino (il quale, ci dicono giornali e telefonate, se l'è data a gambe levate), probabilmente dovremmo evitare certe reazioni di pancia.
Ha sbagliato, e di grosso. Pagherà (in ogni caso: è sufficiente che abbia una coscienza). Certamente non merita complimenti né indulgenze di alcun genere. Ma neanche processi sommari che, dovrebbe essere di tutta evidenza, nulla aggiungono alla tragedia in atto.

La seconda reazione di pancia è un tarlo che mi rode da tempo. La prendo alla lontana: ogni venerdì, da dicembre a oggi, scrivo un editoriale per il sito www.mondopallone.it (che ho fondato, di cui sono vicedirettore, e cui desidero fare un po' di pubblicità, tanto che ci sono). Venerdì scorso ho terminato con una considerazione su Simone Farina, il difensore del Gubbio che ha rifiutato di vendersi una partita, e anzi ha denunciato la cosa. Tutto giusto. Solo che il fatto di essere una persona educata, onesta, integra, non fa di una persona un eroe; siamo noi ad avere bisogno di pensare che sia tale. Il mio articolo si chiude così: «Le buone azioni devono mantenere un profilo basso, per definizione. Stimiamo Farina, sentiamolo anche vicino a noi, ma senza innalzare statue all'Uomo Normale. È solo la sterile retorica dei nostri tempi. Ma gli esempi non si sbandierano: si imitano, in silenzio. E Farina è il primo a saperlo».

Il mondo, e il nostro paese non fa eccezione, non è fatto di persone bianche e persone nere, anzi: abbiamo grigi in abbondanza. È molto comodo e (falsamente) rassicurante dipingerlo come una lotta dei buoni contro i cattivi (e, vorrei ricordare, è una cosa che un certo George W. faceva con nonchalance, eppure da lui non lo accettavamo). Facile buttare la croce addosso a qualcuno che, di suo, si è dimostrato fatalmente inadeguato (in un modo che peraltro farebbe ridere, se solo non fosse per le circostanze); facile, troppo facile demonizzare qualcosa o qualcuno per poi lavarsene le mani. Ad altri livelli, lo hanno fatto tutti i totalitarismi (non c'è bisogno di ricordare ogni singolo caso).
Detto questo, quindi: Schettino non è un eroe, certo. Ma forse lo è De Falco?

Non credo di sminuirne il ruolo se dico che ha fatto solo il suo dovere. In certi casi, fare il proprio dovere è tutto (e in questo momento, me ne rendo conto, è una cosa un tantinello inusuale). Si è reso conto della situazione, e ha tirato dritto. Sì, non nego che ci vuole coraggio, a volte, per fare ciò che si deve. Il fatto è che siamo ormai così abituati all'assenza di questo senso e di questo senno, che ogni volta che ci sorprendiamo a trovare qualcuno ligio alle regole, pronto alla bisogna, e disposto a non scendere a patti con le proprie mancanze, beh, ci sembra di avere trovato un nuovo messia. Non è così. Aggiungo: per fortuna.
Se l'Italia è come Schettino, sinceramente, non abbiamo futuro; ma non lo abbiamo neanche se dobbiamo aggrapparci, come fossero degli eroi, a tutti coloro che semplicemente fanno il loro dovere con spirito di responsabilità e abnegazione. Non è così che deve funzionare. Diceva Brecht: «Beato quel paese che non ha bisogno di eroi». E neanche di doverne trovare.

domenica 1 gennaio 2012

Propositi 2012


1. Spostare la vita un passo più in là. Senza sosta. Ancora una volta.
2. «We'd better start savin' up for the things that money can't buy» (cit. Bruce Springsteen).
3. Dispensare qualche abbraccio letterario in meno, e qualche abbraccio fisico in più. Ma va bene anche solo la seconda parte.
4. «Non sottovalutare le conseguenze dell'amore» (cit. Paolo Sorrentino).
5. Fare meno cose, ma farle meglio.
6. Continuare a trasmettere, senza smettere. Continuare a tra.
7. Tutte le strade portano a un libro.
8. Correre, concorrere.
9. Agire prima di pensare, almeno una volta. Le arrabbiature non valgono nel conto.
10. «Stai sereno... sempre» (cit. Andrea Pecile).

giovedì 22 dicembre 2011

Il presepe vuoto


Mentre preparate il vostro presepe, considerate questo...

Non mettete il ruscello, il laghetto e il pozzo,
se sprecate l'acqua e inquinate il mondo con detersivi e prodotti chimici.

Non mettete il pastore con le pecorelle,
se non avete considerazione dei lavori più umili e delle persone più semplici.

Non mettete la stella cometa,
se quando guardate il cielo non riuscite più a stupirvi. 

Non mettete i Re Magi,
se non avete rispetto per la legge e per l'autorità.

Non mettete la capanna o la grotta,
se non siete pronti a dare accoglienza 
a chi se ne va dalla sua terra per cercare una nuova casa.

Non mettete il bue e l'asinello,
se consumate carne in maniera indiscriminata, 
usufruendo di allevamenti che non rispettano gli animali.

Non mettete San Giuseppe,
se non siete disposti a fare per la vostra famiglia 
i sacrifici che lui ha fatto per la sua.
 
Non mettete Maria,
se non pensate che chi rimane incinta, in ogni condizione,
meriti sempre e comunque il massimo sostegno.

Non mettete Gesù Bambino,
se non siete sempre rispettosi della vita umana, 
e non solo al concepimento e al suo termine naturale.

Lasciatelo vuoto, il vostro presepe, 
se per voi non significa più nulla, 
e se oltre alle statuine non ci mettete dentro 
anche un pezzo di voi stessi.

Tanti Auguri.

domenica 18 dicembre 2011

Per chi ancora pensa al crocifisso nelle classi...

Il pensiero più attuale per descrivere la situazione dei Cristiani ai tempi d'oggi l'ho sentito oggi durante la Messa ed è il seguente:
Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni, dandoci così la vita, ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del nostro cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro.
Questo pensiero dovrebbero rileggerlo coloro che sostengono il Cristianesimo come "religione civile", quelli che continuano a promuovere "leggi cattoliche" piuttosto che leggi giuste, quelli che a furia di mettere i crocifissi nelle classi, hanno dimenticato cosa sia realmente il crocifisso. 

Queste parole così attuali non le ha dette monsignor Tonino Bello o don Andrea Gallo, non sono il frutto di qualche dissidente cattocomunista, ma sono quello che S. Ilario di Poitiers (nella foto), Padre della Chiesa del IV secolo dopo Cristo, scriveva per mettere in guardia i suoi contemporanei dalle lusinghe dell’imperatore Costanzo, figlio di Costantino, l’imperatore che per primo aveva legalizzato la religione cristiana nel 313 d. C. con l’editto di Milano.

Se valeva per i cristiani che da poco erano usciti dalle catacombe e che erano pronti a dare la vita per Cristo, a maggior ragione vale per noi, qui e oggi.

lunedì 5 dicembre 2011

L'euforia e la paura

A caldo (e febbricitante) scrivo una memoria in diretta. Lo dico subito: l'entusiasmo anti-Berlusconi mi fa paura. Voglio dire: in democrazia, la caduta di un governo non scatena entusiasmi, non libera follie. Al più, si dovrebbe riconoscere l'onore all'avversario sconfitto.

Dice: ma Berlusconi non riconosce mai alcun onore agli avversari. Per me, è semplicemente un motivo in più per riconoscerglielo -- per marcare la differenza, anzitutto.

***

Detto questo, la mia inquietudine è di tutt'altra natura: tutto sembra un miscuglio di rabbia stile Hotel Raphael (ma le monetine, una volta tanto, ce le ridessero indietro...) e euforia modello Mondiali 2006 (e dire che quella Nazionale l'avevamo demolita, prima della partenza).

Ma cosa ci aspetta, domani? E poi: un governo tecnico lo accetteremo di buon grado? (Preciso: in astratto, sono contrario ai cosiddetti governi tecnici, perché sono il commissariamento della politica, e quindi della democrazia. Ma in concreto, temo che siano gli unici governi che, forse, possano fare scelte impopolari.) Voglio dire: adesso si vada con Mario Monti, si vada con tecnici o tecnici+politici, ma saremo pronti ad accettare quante cose del tutto impopolari dovrebbero fare? E, all'opposto, non è che, se le cose sconvenienti ce le propone una faccia diversa, allora accettiamo di buon grado anche il peggio?

***

Infine, non posso non aprire una critica, e forte, a sinistra. Parlo prima che Tony Blair arrivi a «Ballarò», e dico che, finché non avremo un Blair italiano, non ci saremo rivelati pronti per una democrazia matura. Non basta dire di no: bisogna dettare la linea e avere il coraggio delle proprie azioni. E se Berlusconi non ha mai avuto il coraggio delle azioni dei suoi governi (cito un esempio a caso: il famoso contributo di solidarietà, messo e poi tolto e poi rimesso annacquatissimo, per tacere delle considerazioni sulla patrimoniale), non mi sembra che a sinistra ci sia poi tutto questo coraggio di prendere decisioni impopolari e che scontentano parte del paese.

Il neolaburismo, pur con tutti i suoi difetti, è stato questo: progressismo nei diritti civili, nella scuola e nella sanità, ma pugno duro contro l'emarginazione sociale, una barra a dritta che aveva portato Blair, quando era ministro ombra dell'Interno (una funzione istituzionale, di là dalla Manica), su posizioni di critica forte ai conservatori, rei di avere la manica troppo larga.

***

Ora, con tutto ciò, non voglio dire che le ricette neolaburiste siano perfette per l'Italia, questo no; e non voglio neanche dire che sto dalla parte di Matteo Renzi: non è il mio candidato, e anzi, se devo dire un nome nel PD, dico e dirò Chiamparino, l'unico serio, l'unico che fa parlare i fatti (ma siccome buca poco il video, ha pochissime possibilità).

Quindi, non faccio nomi; ma mi limito a dire che nell'alveo del centrosinistra dovremmo cominciare a proporre un programma vero, ben lontano da quello che è stato nel 2006 (quasi 300 pagine per dire tutto e il contrario di tutto). Un programma progressista, che abbia idee chiare e sappia proporle.

Voglio dire, e qui chiudo: non basta l'entusiasmo. Ci vogliono programmi, idee e una visione complessiva del mondo. Bisogna dettare la linea -- quale che sia, purché sia; e Blair, in campo progressista, in tempi recenti è stato l'ultimo a farlo (con i suoi pregi e con i suoi difetti, ovviamente).

E non credo che il centrosinistra italiano, negli ultimi 17 anni, abbia mai avuto niente del genere. E questo mi fa paura.

(Scritto il 12 novembre 2011 alle ore 22.05)

martedì 22 novembre 2011

Sei gradi di separazione... o cinque!?


Da tempo mi affascina la "teoria dei sei gradi di separazione" ovvero, riprendendo da Wikipedia, quella ipotesi secondo cui qualunque persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari. Tale teoria è stata proposta per la prima volta nel 1929 dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy in un racconto breve intitolato Catene.
Quest'idea mi affascina, perchè da una parte mostra come il mondo, quell'orizzonte vasto e inconoscibile nella sua totalità, possa essere in realtà considerato "a portata di mano", e come le risorse a nostra disposizione siano virtualmente infinite; dall'altra perchè è una delle idee prodotte dall'igegno umano che sfuggono ad un giudizio di validità di primo acchitto... Sarà vera o no questa teoria? Difficile dare una valutazione sensata e provata. 

Ci aveva provato, sempre riprendendo da Wikipedia, nel 1967 il sociologo americano Stanley Milgram. Egli trovò un nuovo sistema per testare la teoria, che chiamò "teoria del mondo piccolo". Selezionò casualmente un gruppo di 256 americani del Midwest e chiese loro di mandare un pacchetto a un estraneo che abitava nel Massachusetts, a diverse migliaia di chilometri di distanza. Ognuno di essi conosceva il nome del destinatario, la sua occupazione, e la zona in cui risiedeva, ma non l'indirizzo preciso. Fu quindi chiesto a ciascuno dei partecipanti all'esperimento di mandare il proprio pacchetto a una persona da loro conosciuta, che a loro giudizio avesse il maggior numero di possibilità di conoscere il destinatario finale. Quella persona avrebbe fatto lo stesso, e così via fino a che il pacchetto non venisse personalmente consegnato al destinatario finale. I promotori dello studio si aspettavano che la catena comprendesse perlomeno un centinaio di intermediari, mentre invece, per far arrivare il pacchetto, ci vollero in media solo tra i cinque e i sette passaggi.

Questa fu una prima parziale verifica che la teoria dei sei gradi di separazione potesse essere valida, ma di fatto fino ad oggi mancavano delle verifiche ad ampio spettro della veridicità dell'ipotesi. Fino ad oggi, appunto. 

Ora le notizie sono due: 
  • Facebook, analizzando il grafo di connessioni di amicizia dei suoi 721 milioni di utenti attivi, ha dimostrato su un campione di persone mai così ampio che la teoria è valida, e che anzi nel 99,6% delle coppie possibili di persone bastano solo 5 intermediari, e nel 92% delle coppie possibili ne bastano addirittura
  • Lo studio è stato reso possibile grazie all'uso di state-of-the-art algorithms developed at the Laboratory for Web Algorithmics of the Università degli Studi di Milano. Quindi un successo parzialmente italiano!
L'articolo dove viene presentata questa analisi dei dati presenti su Facebook è disponibile qui.

A questo, una volta dimostrato che io posso entrare in contatto così facilmente con chiunque voglia, ecco cosa rimane da capire:

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