giovedì 3 febbraio 2011

L'informatica dei pressapochisti

Dopo aver vissuto cinque anni di università nel campo dell'ingegneria e dell'informatica, dopo aver superato i  dieci anni di lavoro nello stesso settore, e dopo aver trascorso ancora molto più tempo da semplice appassionato di computer, devo confessarvelo: sono stufo.
 
Sono stufo del pressapochismo, della assoluta mancanza di professionalità, della approssimazione totale con cui sedicenti esperti si accostano normalmente al settore in cui ho deciso di specializzarmi.
 
Non parlo ovviamente dei semplici utenti di PC che per loro piacere o per lavoro cercano di districarsi nel labirintico mondo del Computer, ma di quelli che hanno fatto di questo la loro professione principale eppure continuano ad avere un atteggiamento da bambini alle prime armi, mascherando la loro incapacità con malcelata supponenza.
 
Qualche esempio pratico:
Sono stufo di chi disegna le architetture "sulla carta del pane"
Sono stufo di chi propone stime "spannometriche"
Sono stufo di chi risponde sempre con considerazioni "vuoto per pieno"
Sono stufo di chi "pialla" i PC che hanno dei problemi
Sono stufo di chi ripara gli hardware che "hanno sfiammato"
Sono stufo di chi per verificare quale sia l'opzione corretta ti dice: "cliccale un po' tutte"
Sono stufo di chi guarda i log e dice "non mi è molto chiaro"
Sono stufo di chi di fronte a un malfunzionamento dice "è stranissimo!" con aria sinceramente stupita
Sono stufo di chi parla dei software come fossero persone, tipo "lui in genere fa così"
Sono stufo di chi parla con i software: "dai, dammi soddisfazione bello"
Sono stufo di chi chiama i server "bestioline" o "cuccioli" o "belve" o altro che abbia a che fare con qualsiasi tipo di fauna
Sono stufo di chi fa sempre il paragone con l'automobile: "è come se a una ferrari gli metti il motore della 500"
Sono stufo di chi inserisce nella frase parole inglesi inutili quando non sa cosa dire in italiano "la delivery del progetto sarà on time anche se dobbiamo fare doublecheck su un paio di issue"
Sono stufo di chi parla sempre di sigle anzichè di concetti: "Exchange ora ha il DAG per l'HA e il DAC per il DR"
Ma soprattutto sono stufo di chi inizia ogni discorso dicendo "premesso che non sono un esperto": se non sei esperto stattene a casa!

E voi che ne pensate?

11 commenti:

  1. Praticamente sei stufo di R...a !
    :-)

    "Premetto che non conosco le cose di cui sto parlando ..."
    Ti dice qualcosa questa frase ?

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  2. Mi sono ora accorto di aver postato come "Anonimo" ....
    ma tanto avevi già capito chi fosse no ? :-)

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  3. Concordo appieno.
    La mia preferita è "Premetto che non sono un esperto..." :-)
    Ciao!

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  4. Boh per me dipende :) per certe cose posso essere d'accordo, ma non mi pare un pressapochismo ad esempio se uno vuole additare ad una macchina più o meno potente chiamandola "mostro"... non so perché ti dia fastidio ma non capisco perché sia un pressapochismo :D

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  5. Grazie del commento! Io parlo di pressapochismo perchè in ambito professionale i server si scelgono in base ai requisiti dell'applicazione che devono ospitare, ad esempio per un tipo di applicazione può essere necessario un server con moltissima RAM (anche 48GB per esempio) e pochissimo disco (20GB), mentre per un'altra magari è necessario il contrario, moltissimo spazio disco (anche TB) e pochissima memoria (4 GB)... quindi che senso ha parlare di mostri o di bestie quando ogni caratteristica va scelta in base ai requisiti? A casa è diverso, posso comprarmi un PC che sia "una bestia" rispetto agli standard che trovo comunque nei negozi... Ma non parlo dei PC di casa io!

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  6. Ok ma sono cmq dei mostri per un aspetto o per un altro...vuoi tantissima ram, vuoi una cpu a dodicimila core... insomma mi pare esagerato, poi ognuno la vede come preferisce :)

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  7. eh eh, bello questo sfogo...
    E' indice del fatto che fai il tuo lavoro non solo con competenza ma anche con passione.
    Devo riconoscere che, purtroppo, è abbastanza facile ritrovarsi nelle situazioni che descrivi.
    A mio avviso è il risultato della perversa convergenza tra una "domanda" di servizi informatici spesso immatura, o carente, nella capacità di esplicitare le proprie esigenze in modo logico e coerente, e un'"offerta" che pretende di conciliare flessibilità ed eccellenza (un "tuttologo" non può che essere una figura di poco spessore)
    In una situazione di tal fatta non prospera quindi la competenza ma, appunto, il pressappochismo.
    Chi, dopo una lunga riunione, è riuscito a fatica a dare un quadro confuso e parziale delle proprie (complesse) esigenze, conclude chiedendo: "quanto tempo ci vuole,quanto costa farlo?" non può che spalancare la porta, e meritarsi..., lo specialista in stime spannometriche.
    Chi, a fronte di una situazione di cui sopra, di fronte a un piano di progetto proposto, obietta (perarltro senza argomentazioni di merito) sul tempo da dedicare all'analisi, spiana la strada al creatore di architetture "sulla carta del pane".
    Ben venga dunque il tuo sfogo, che si spera contribuisca a diffondere una cultura della serietà e della competenza, che renda irta di ostacoli la via ai professionisti...del pressapochismo.

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  8. Mi aggangio a un paio di frasi che Francesco F. ha sottolineato nel suo commento, da cui son stato "folgorato", probabilmente perchè ne ho riscontro quotidianamo. Mi riferisco in particolare alle "stime spannometriche" e alle "architetture sulla carta da pane". Inerentemente alla prima posso confermarvi che, nella mia esperienza di circa 7 anni nel settore, non mi è stato mai, e sottolineo mai, chiesto quanto tempo ci volesse per implementare qualcosa. Se l'incaricato dell'"analisi" e dello sviluppo è il tecnico, chi meglio di lui, nella sua veste professionale, è in grado di poter affermare con certezza quanto tempo ci vuole (o cuba che va tanto di moda...) al lordo degli imprevisti? Il nocciuolo del problema sta nell'accezione di tempistica: ci fanno credere che l'implementazione di una applicazione sia asservita a tempi tecnici ma, nella realtà, appena finita la riunione, sbianchettano la parola di cui sopra per sostituirla con la parola magica "business". Perchè questo? Semplicemente perchè l'idea iniziale proviene dal business, e fin qui niente da eccepire. L'errore sta nel considerare il business responsabile del tecnico e, in quanto tale, abilitato a prendere decisioni in merito ad argomenti di cui non ha la minima, ne tantomeno spannometrica, idea. Una provocazione: mi prendo la briga di stilare il piano di ammortamento per i prossimi 3 anni? In merito alla seconda frase: dalle mie parti abbiamo finito anche la carta da pane. Il disegno di una architettura è il quarto segreto di fatima. Devo aspettare la fumata bianca perchè, il dententore del segreto neoeletto papa, lo dovulghi nell'enciclica "De Architettura Applicationis"? La prima enciclica su carta da pane.

    Ad majora...

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  9. E bravi i due Franceschi, a quanto pare il mio post ha colpito un nervo scoperto :)

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  10. Perdona il commento telegrafico:

    1) non sei solo
    2) ci sono comportamenti piu' gravi di quelli che citi (e piu' palesemente legati all'incompetenza)
    3) per risollevarti pensa che, in Italia, l-informatica e' un po' nel medioevo... siamo alle prime armi e chiunque la faccia con un minimo di passione rischia di notare cose che gli altri non notano con conseguente mal di fegato...

    Sto ancora cercando una soluzione...

    PS: pensa che io in genere non sopporto molto bene anche solo gli acronimi... e quelli che li subiscono pur di non dire "scusate ma cosa vuol dire PDL?"...

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  11. Grazie Senpai... Ehm... PDL? E se qualcuno pensasse che non la devi buttare in politica? ;) Dai, seriamente ora, torniamo ai nostri PDL a scrivere stime spannometriche sulla carta del pane.

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