lunedì 15 aprile 2013

Un viaggio in barca a vela



La vita è come un viaggio in barca a vela, una barca di cui noi siamo i timonieri.

E non spetta a noi decidere la destinazione. La destinazione è una sola ed è uguale per tutti, e che ci piaccia o no, la destinazione è la morte. Per chi crede, ci sarà anche un "dopo", un aldilà, per chi non crede finirà tutto con l'arrivo alla meta.

In entrambe i casi non possiamo modificare la destinazione, dunque, ma possiamo scegliere come arrivarci. Da bravi timonieri impariamo, col tempo, ad evitare gli scogli e le secche, a cercare gli approdi sicuri circumnavigando i luoghi pericolosi, in cui sono frequenti le tempeste e le correnti sfavorevoli.

Tuttavia, lungo ogni giorno di navigazione ci confrontiamo con la nostra inadeguatezza. Possiamo tenere in ordine la coperta, lucidare e passare per bene la resina sulla carena, tenere in perfetto stato le diverse vele e le varie cime, ma non potremo mai decidere noi la forza e la direzione dei venti, nè l'intensità delle onde, nè il momento in cui compariranno all'orizzonte quelle nuvole minacciose, cariche di pioggia.

E così il viaggio prosegue in una direzione solo in parte scelta da noi e di fatto condizionata, inevitabilmente, dallo stato dei venti, delle onde, del clima che ci circonda. Per essere bravi timonieri dobbiamo vigilare, tenere i sensi all'erta, e imparare a modificare rapidamente la rotta per sfruttare al meglio quelle nuove opportunità e circostanze, senza incaponirci su una direzione non più praticabile a causa delle mutate condizioni esterne.

Questi cambi di rotta spesso ci stancano. Ci sembra di perdere terreno, siamo persuasi che una direzione intrapresa non sia modificabile senza sudore e senza rischi, e molto spesso ciò è vero. Tuttavia, è solo grazie a quella fatica, grazie a quei piccoli o grandi cambiamenti di ogni giorno, che possiamo navigare su mari nuovi, visitare terre sconosciute arrivando così a gustare nel quotidiano sapori mai provati. 

Buona navigazione...

venerdì 12 aprile 2013

Il "mio" Santo - San Guido di Anderlecht

"E il tuo onomastico quando si festeggia?" Questa domanda rivoltami qualche giorno fa da alcuni amici di famiglia, mi ha spinto a pensare a questo tema, cui non avevo mai prestato molta attenzione finora.
Non ho il nome di un Santo famoso e poichè nella mia famiglia di origine non eravamo usi festeggiare gli onomastici, non avevo mai pensato finora a chi fosse il Santo da cui il mio nome trae origine e diffusione. 
Ho così deciso di approfondire la questione e, come penso sia naturale, da una ricerca sul web ho scoperto che ci sono tanti "San Guido" che si sono avvicendati nella storia della Chiesa. In particolare tre sono i più noti: san Guido abate (della Abbazia di Pomposa), che si festeggia il 12 giugno e cui sono devoti la maggior parte dei "Guido" italiani, san Guido vescovo (di Aqui Terme), e un altro san Guido straniero, dalla storia più esotica, che mi ha colpito in modo particolare. L'ho subito scelto come "mio" Santo, pur non disdegnando gli auguri dei (pochi) amici che si ricordano dell'altro san Guido il 12 giugno. 
Ora comunque so quando si festeggia il mio onomastico!


San Guido di Anderlecht

La biografia di San Guido di Anderleht, riferita al quotidiano Avvenire, è abbastanza stringata:
È uno dei santi più venerati del Belgio. Nato da una famiglia di contadini nella regione del Brabante fu dapprima sagrestano in una chiesa di Laken, nei pressi di Bruxelles. Divenne quindi commerciante, peraltro con l'obiettivo di aiutare i poveri, ma la sua prima nave affondò nella Senna. Decise allora di indossare gli abiti del pellegrino. Per sette anni si mise in cammino lungo le tormentate strade d'Europa e non solo. Si recò a Roma e a Gerusalemme. Di ritorno dal lungo pellegrinaggio fu ospitato da un sacerdote di Anderlecht, dove poco dopo morì. Era il 12 settembre 1012. Sulla sua tomba si verificarono numerosi miracoli e il culto di Guido crebbe rapidamente. Le sue spoglie si trovano nella Collegiata di Anderlecht. 
Di questo Santo cosa può colpirci e interrogarci a distanza di mille anni esatti dalla sua morte? Innanzitutto anche lui è vissuto, come noi, a cavallo di un millennio. Un'affinità che non è cosa da poco, visto che all'epoca si pensava "mille e non più mille" e c'era un diffuso convincimento di trovarsi alla fine di un'era se non alla fine del mondo. Un sentimento quanto mai attuale in questo tempo in cui sembra che ogni certezza, ogni caposaldo del passato sia rimesso in discussione e il senso di precarietà è diventato l'unica cifra di lettura stabile del nostro futuro.

Questo è anche un periodo in cui è ritornato nuovamente "di moda" richiamarsi all'essenziale, ad una certa moralità nei costumi pubblici e privati, ad una certa sobrietà nell'uso delle risorse individuali e di quelle collettive. Anche in questo ambito San Guido di Anderlecht può essere considerato un modello da imitare. Nella sua agiografia scritta dall'autore Piero Bargellini, si legge tra l'altro:
Due secoli prima che il Poverello di Assisi celebrasse con tanto candore le sue nozze con Madonna Povertà, un altro santo, meno conosciuto, aveva avvertito il pericolo che il denaro fa correre alle anime, anche quando lo si riveste di nobili intenzioni, come il desiderio di soccorrere con l'elemosina gli indigenti. E’ Guido di Anderlecht. [...] Mite e generoso, Guido mostrò fin da giovane il suo distacco dai beni terreni, donando quanto possedeva ai poveri. Desideroso di condurre vita ascetica, lasciò anche la casa paterna e a Laken, presso Bruxelles, scelse di fare il sacrestano al parroco, per rendersi utile al prossimo e al tempo stesso dedicarsi alla preghiera e alle pie pratiche dell'ascesi cristiana. A un certo punto della sua vita, non per desiderio di guadagno, ma per costituire un fondo a favore dei poveri, si mise nel commercio. Non fu una scelta felice e se ne accorse quasi subito, poiché la prima nave che riuscì ad armare affondò nella Senna con tutto il carico.
La vita di San Guido, dunque, come può esser capitato a ciascuno di noi, è segnata da entusiasmi, progetti, iniziative virtuose, a cui però seguono fallimenti e sconforto. Se questo vi sembra familiare, ecco che la reazione di San Guido a queste vicissitudini può ancora insegnarci qualcosa:
Per Guido fu un avvertimento del Cielo, non perchè la professione del commerciante sia contraria alle leggi del Signore, ma perché egli aveva preferito la via più comune a quella più ardua nel cammino verso la perfezione. Guido indossò allora l'abito del pellegrino e per sette anni percorse le lunghe e insicure strade dell'Europa per recarsi in visita ai più grandi santuari della cristianità. Fu a Roma e poi proseguì per la Terrasanta.
Una vita, dunque, spesa alla ricerca del Signore, fino ad arrivare alla Terra Santa, passando per Roma. Una attenzione e un amore verso il Medio Oriente che sento particolarmente vicini e forti, nel mio impegno nell'associazione Finestra per il Medio Oriente, e che in san Guido è così intensa da trasformare quest'uomo in età già adulta, in un pellegrino, il quale pur mancando di tutto non rinuncia a cercare una vicinanza sempre più stretta con i luoghi della Salvezza, anche a costo della vita.
Di ritorno dal lungo pellegrinaggio, stanco e malato, venne ospitato da un sacerdote di Anderlecht, una cittadina presso Bruxelles, dalla quale prese l'appellativo e dove poco dopo morì, senza lasciare un ricordo particolare. Infatti anche la sua tomba venne per molto tempo trascurata, finché il ripetersi di alcuni prodigi rinverdì la memoria del santo, al quale fu dedicata una grande chiesa che ne accolse le reliquie. Nel corso dei secoli la devozione a S. Guido si allargò. Così sotto la protezione dell'umile sacrestano, figlio di contadini, si sono posti i lavoratori dei campi, i campanari, i sacrestani, i cocchieri. S. Guido protegge le stalle, le scuderie e in particolare i cavalli, che durante la festa annuale ad Anderlecht vengono benedetti al termine di una folcloristica processione. Poichè sembra sia morto di dissenteria, il suo nome è invocato da quanti sono afflitti da questo male.
Di lui, infine, nella antica versione del Martirologio Romano del 1702 conservata presso la prestigiousa Università di Princeton e digitalizzata da Google, al 12 Settembre, dopo la sfilza degli altri (più importanti?) Santi del giorno, nell'ultima riga si legge solamente quanto segue:



Da questo testo potrebbero nascere delle disquisizioni su come possa un laico essere indicato come confessore. Al di là di questo, visto che si dà il caso che alcuni amici mi chiamano da sempre "Guidone", risulta così dimostrato con certezza che questo è proprio il mio Santo! 

Quindi d'ora innanzi il 12 Settembre fatemi gli auguri! :-)

giovedì 11 aprile 2013

Buona Primavera!

Anche oggi il Raccordo ci si è messo d'impegno per rovinare la giornata a chi lo percorre ogni mattina per andare al lavoro. 
Due ore e mezza di coda nel traffico e nello smog a causa di un incidente banale, un automezzo andato a fuoco. 

Ma oggi non voglio, come al solito, farmi il sangue acido pensando ai vigili del fuoco che hanno solo domato l'incendio senza nel frattempo provvedere a far defluire il traffico, magari sfruttando la carreggiata opposta che era praticamente libera.   
Non voglio pensare nemmeno ai soliti operai della società autostradale che, una volta domato il piccolo incendio, ci hanno messo delle ore a spostare il furgoncino, magari con uno che lavora e dieci intorno che ridono o parlano al cellulare come spesso accade. 
Non voglio nemmeno, colmo dei colmi, pensare ai politici che negli ultimi decenni hanno ridotto la capitale d'Italia ad una città del terzo mondo, con strade insufficienti persino per un sobborgo di provincia ormai. 
Ognuno di questi uomini risponderà alla propria coscienza delle azioni che compie, dell'impegno e della serietà che mette nella sua occupazione professionale. 
Alla propria coscienza e ad una Coscienza superiore alla quale risponderemo un giorno tutti. Per oggi non voglio pensare a tutto questo. 

E' una bella giornata di primavera, e anche nel terrazzo di casa sta sbocciando la vita. Godetevi queste foto, prendete un po' di sole e una boccata d'aria, se potete. 

Buona Primavera a tutti!



venerdì 22 marzo 2013

Quattro vizi tipicamente italiani


Ecco i quattro vizi tipicamente italiani che portano il nostro contesto a essere inevitabilmente indietro rispetto al resto del mondo. 
Per contesto si può intendere qui sia l'azienda in cui si lavora, sia più in generale il nostro Paese. Ognuno ci legga dentro quello che vuole come caso di riferimento specifico, tanto se state in Italia questi vizi capitali si ritrovano secondo me praticamente dappertutto, almeno in tutti i contesti con i quali mi sono trovato in contatto finora.

1. Non si applica al nostro contesto. Il nostro contesto è differente.

Ovvero sì, tutti riconoscono che nel resto del mondo una certa cosa funziona in un certo modo e andrebbe fatta in un certo modo, ma questo non si applica al nostro contesto, perchè da noi funziona in modo diverso, noi siamo differenti.
Alla domanda: "Perchè siamo diversi noi, scusa? In cosa siamo diversi esattamente?", inevitabile alzata di spalle e sorriso sardonico, "EEEEEhhhh  dai, sei troppo giovane-inesperto-idealista-nuovo per poter capire!"

2. Si è sempre fatto così. 

Domanda: "E allora? Se si è sempre sbagliato si deve continuare a sbagliare?" 
Risposta: Silenzio.

3. Non ci sono le risorse per farlo come andrebbe fatto. 

4. Non c'è il tempo per farlo come andrebbe fatto.

Poi però, una volta fatta una cosa male, ci sono le risorse e il tempo per rimetterci le mani tante e tante volte e produrre una cosa rappezzata che costa il doppio o il triplo di risorse, e ha richiesto il doppio o il triplo del tempo per venire alla luce.

Vi ci ritrovate anche voi? O sono fantasie solo mie?

giovedì 14 marzo 2013

E’ bianca! E’ bianca!

Arrivo a san Pietro verso le 18.30. Il quarto scrutinio dovrebbe essere già finito e se la fumata non è ancora arrivata, è improbabile che quella successiva sia bianca. Cosa vuoi che cambi tra uno scrutinio e quello immediatamente successivo? Di cosa vuoi che discutano i signori Cardinali in quei pochi minuti che passano tra una votazione e l’altra?
La piazza non è pienissima, anche perché piove abbastanza forte. I soliti americani in shorts, le suorine che pregano, i turisti incuriositi che commentano i cerchi dei segni zodiacali sulla piazza, il copione che si ripete ad ogni occasione simile a quella che stiamo vivendo. E’ il conclave, rito antico e che dovrebbe essere una delle manifestazioni più tangibili dello Spirito sulla terra, ma che forse ormai è vittima anch’esso della politica che si è insinuata in Vaticano, almeno secondo quanto dicono i giornali, e specie nella Curia, indicata come epicentro del malessere della Chiesa. Tuttavia, è sempre emozionante stare qui, tutti insieme, tra persone stralunate e altre impettite che sembrano appena uscite da un consiglio di amministrazione. E’ sempre emozionante vedere la grande varietà umana e spirituale che la Chiesa riesce ancora, nonostante tutto, a raccogliere intorno a sè. Mi volto indietro, verso la platea che è stata costruita per ospitare le televisioni di tutto il mondo. Per un momento rimango abbagliato dalle luci che da quel palco cercano di illuminare la piazza che si sta facendo sempre più buia nel calar della sera.
Come mi ero preparato all’attesa? Ieri ho scritto questo sul mio profilo Facebook:
Chiusa in questo momento la cappella sistina. Inizia il conclave. Consiglio a tutti anzichè seguire i gossip e i totopapa, di rivolgere un'invocazione allo Spirito perchè scombini come al solito le carte e crei cose nuove. Ne abbiamo tutti bisogno.
E allora rivolgo anche in questo momento un’invocazione allo Spirito. I Cardinali ne hanno bisogno. Poi il vociare: la fumata attesa? No, è solo un gabbiano che si è appollaiato sulla ciminiera e che farà parlare di sè tutta la piazza nei minuti successivi, prima di prendere il volo, noncurante di essere stato per qualche istante al centro delle cronache mondiali. La pioggia aumenta. Gli ombrelli si fanno più fitti, anche nella parte della piazza dove ci siamo messi, da cui la sommità della cappella sistina non si vede benissimo e che quindi è rimasta leggermente più vuota. Non riusciamo quasi a vedere nemmeno i megaschermi presenti sul piazzale. Ma non ce n’è bisogno, come scopriremo a breve.
Un altro pensiero di questi ultimi giorni mi torna alla mente. Mi aveva colpito un passo del Vangelo di domenica scorsa.
Al Pontefice che sarà, chiederei solo di meditare in profondità questa frase del Vangelo di Luca, proclamata proprio domenica scorsa prima dell'inizio del conclave:
"In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro»."
Ecco, la chiesa deve essere capace di accogliere tutti come faceva Gesù, compresi i peccatori, nessuno escluso per nessun motivo, e non solo di accoglierli ma anche di mangiare con loro, ovvero creare intorno a se stessa un unico popolo di Dio, in cui tutti possiamo sentirci fratelli.
Scoccano le 19. Quanto ci sarà da aspettare ancora? Si discute del più e del meno, del fatto che ormai se ne parlerà domani, del fatto che però è strano perchè forse oggi sarebbe stato Scola il favorito ed effettivamente poteva essere lui - una persona di esperienza ma non troppo legata alla curia - forse il più adatto a guidare la Chiesa in un momento così difficile. Domani potrebbe essere il turno dei non europei. Ma, ad un certo punto, ecco che un urlo diffuso e concitato, continuo e ripetuto, come un comune contagio di sorpresa, ci interrompe nei nostri discorsi. Allunghiamo il collo, guardiamo in alto, gli ombrelli ci sono ancora ma non si sa come una consapevolezza ormai è già presente in tutti noi: è bianca! E’ bianca! E’ davvero bianca, bianchissima! Inconfondibile! Incontestabile! Urla, suoni, confusione! E’ Bianca! E’ biancaaaaaaaaaa! ABEMUSPAPAAAA!
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E subito tutti, mossi da un comune sentire, tutti corriamo, tutti corrono, le suorine gli americani gli impettiti gli stralunati tutti capiscono che è giunto il momento in cui conosceremo un nuovo pastore di santa-romana-chiesa, tutti allora di corsa, senza indugio, via dai lati della piazza dove i megaschermi si vedevano meglio, ma ormai non importano più i megaschermi, tutti allora verso il centro, avanti, il più possibile sotto la loggia, vicino, per vedere chi sarà, per essere lì sotto, per capire meglio cosa diranno… Suonano le campane, urlano i bambini, gli adulti, tutti! E una volta trovato un assetto, smette anche di piovere. Il vociare è tutto un totopapa, tutto un pregare, un chiacchiericcio, fino a che non si iniziano a sentire anche i tamburi delle bande, sia di quella vaticana che dei carabinieri. Le campane suonano ancora a distesa! Sarà Scola, sicuro, lo avevano detto che si erano già messi d’accorso, si sapeva che era già tutto organizzato… Scola sicuro, altri così rapidi non sarebbero mai potuti essere eletti, così la pensano tutti, così afferma il seminarista che la sa lunga, il vecchietto napoletano, la giovane donna che sembra musulmana, l’americano che tuttavia spera ancora in Dolan.
Ed ecco che finalmente appaiono. La voce stentata del cardinale Tauran, figura generosa, simbolo di una Chiesa che non si risparmia. Finalmente, l’annuncio tanto atteso.
Annuntio vobis gaudium magnum… habemus-Papam…
Ecco, ora dice Angelum, angelum, angelum…
Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum… Dominum…
Ecco, ora dice Angelum, angelum, angelum…
Georgium Marium!
(!?) Georgium Marium? E chi è? Noooooooooo! Ma davvero è l’argentino!? Quello che va in giro in autobus? Il gesuita? … Inizia una nuova stagione signori… Eccitazione nella piazza, qui non abbiamo capito nemmeno il nome che ha scelto… Urla, tamburi, flash, salti, strepiti… Al telefono – mamma davvero Francesco!? – ma è il primo a chiamarsi così? Come il poverello d’Assisi? Ma non si doveva chiamare Leone per una chiesa forte e decisa? Forse che come dice San Paolo “quando sono debole, è allora che sono forte”…
Ma il momento più bello e toccante è quando compare Lui, e visibilmente commosso chiede di essere benedetto da noi.
Lui, da noi! Mai nella storia un pontefice lo aveva fatto. Mai! Alcuni pensano addirittura che sia improprio, che sminuisca la sacralità del papato… A me in quel momento di silenzio – silenzio assoluto che se chiudevi gli occhi sembrava di essere da soli in una piazza ormai superaffollata – in quel momento di silenzio in cui ognuno ha pregato per il nuovo Pastore di santa-romana-chiesa e lo ha benedetto in cuor suo, in quel momento è sembrato davvero di sentire lo Spirito sorvolare la Piazza e sorridere, compiaciuto, di aver ancora una volta scombinato le carte, di aver ancora una volta creato qualcosa di nuovo per guidare la Chiesa di Cristo verso l’incontro con il Padre.



mercoledì 27 febbraio 2013

Benvenuti grillini

Il primo giorno dopo le elezioni ecco che il Movimento 5 Stelle inizia già a spaccarsi sul voto alla fiducia o meno ad un eventuale governo PD. 
Nell'ultimo post di PeppeKrillo sul suo blog dove il capo-popolo manda per l'ennesima volta a cagare Bersani, ecco comparire centinaia di commenti contrari dei "cittadini comuni" che vorrebbero invece che il M5S governasse insieme al PD o quantomeno appoggiasse il futuro governo con la fiducia...
 Alcuni esempi:
Mi pare un errore non votare la fiducia , vorrebbe dire andare a votare tra pochi mesi con la stessa legge elttorale , può portare un vantaggio al movimento in termini di voti ed anche a berlusconi , ma porterebbe un danno enorme al paese . lo spread purtroppo è reale e ci costa un sacco di soldi.
Scusa Beppe, senza polemizzare e senza volerti attaccare (tra l'altro ti ho votato), ma mi spieghi dove sta la "DEMOCRAZIA DELLA RETE"? A me pare che qui scegli tutto tu. Non potresti lanciare un sondaggio su come muoversi? Che so magari scopriresti che la maggioranza è per questa linea, però se tu lanci i tuoi strali dal blog e noi qui passivi, non capisco la differenza tra il M5S e i "VECCHI PARTITI".
Noi vi abbiamo votato e su questa decisione di non aprire al PD non siamo stati interpellati. Io non ho votato Beppe Grillo presidente ma ho votato per dei cittadini il cui compito è ora fare quella politica che i partiti non sono riusciti a fare.
Quanti giorni durerà il Movimento senza spaccarsi in correnti, rivoli e sottogruppi ognuno con la sua visione delle cose e con la sua strategia sulle scelte da prendere, quando di destra e quando di sinistra, visto che ha unito al suo interno persone opposte tra loro in una specie di Frankenstein molto di più del PD e del PDL?
Benvenuti nella politica cari grillini... mò so cazzi pure vostri...

martedì 26 febbraio 2013

La Patente

PD al 30%, Monti al 19%, Berlusconi al 15%, Grillo al 10%. Se tutti gli Italiani avessero votato così, avremmo un governo stabile di centrosinistra sia al Senato che alla Camera. Peccato invece che sia il voto dei soli italiani all'estero
Certo, finchè il voto del professore dell'università americana fuggito dall'italia avrà lo stesso valore di Ciro er patata che vende le olive al mercato di via dei Giubbonari, non ci sarà mai salvezza per questo povero Paese.

Insisto con un mio pensiero che mi porto dentro da sempre: perchè per guidare un'automobile ci vuole la patente e invece per scegliere chi guida il Paese tutti devono essere abilitati?

lunedì 25 febbraio 2013

Amarezza elettorale

All'uscita dei primi dati elettorali, che davano in centrosinistra in forte vantaggio, Borsa a +4% e Spread al minimo storico a 255.
Ora che le proiezioni invece mostrano PDL e M5S in grande rimonta e il centrosinistra sotto, Borsa in caduta libera e Spread in rimbalzo quasi a 300. E siamo solo all'inizio.

A me sembra talmente chiaro cosa farebbe bene al nostro Paese...
Purtroppo però la Borsa e lo Spread non gridano dai palchi nelle piazze, non promettono sogni, non vaghegghiano rimborsi dell'IMU, non incitano la folla a mandare a fanculo il mondo, e quindi ci vuole un minimo di intelligenza per capire questi dati, cosa che la maggior parte degli italiani non ha mai avuto e forse non avrà mai.
Comunque vada, sarà un disastro.

giovedì 17 gennaio 2013

IFTTT, metti internet al lavoro per te!




Ho scoperto grazie alla segnalazione di un collega un sito che sembra davvero interessante!


IFTT, ovvero IF This Then Than (se questo, allora quello).

Si possono creare delle "ricette" che, attivandosi in seguito a determinati eventi, produrrano un effetto desiderato. Ad esempio, si possono inviare via mail degli aggiornamenti presi da un sito internet, inserire dei post nei principali social network in automatico, ma anche svolgere compiti programmati ad orario, o altro ancora!

L'unico limite è la fantasia a questo punto... e vi confesso che questo post lo sto creando proprio per vedere come funziona questo servizio!

Buon IFTTT a tutti!  

giovedì 20 dicembre 2012

Censura suicida

Io vorrei vederli in faccia, questi signori delle otto "Commissioni per la revisione cinematografica", che fanno capo al Dipartimento dello Spettacolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del Ministero del Turismo e dello Spettacolo.


Vorrei capire cosa passa loro nella mente, e quali sono i criteri che applicano nel censurare e vietare ai minori di 18 anni un film di animazione come "La bottega dei suicidi", che a giudicare dalle recensioni (per quanto io non l'abbia ancora visto) sembra un film, sebbene noir, con un messaggio positivo e senza scene violente, mentre vengono mandati nelle sale tranquillamente e per tutti una serie di film (sempre più frequenti tra l'altro), in cui emaciati vampiri mangiano cervelli ancora caldi e fumanti, baldanzosi licantropi azzannano dolci fanciulle e aitanti maschioni fanno saltare di netto le teste dei loro nemici, con i loro lunghissimi e vibranti spadoni. Film divertenti e che a me piacciono, beninteso, ma che non sono certo più consoni ai ragazzini di quello che ora hanno vietato.


"Forte rischio di emulazione" è la motivazione addotta. Già, proprio come il rischio di emulazione che un giovane pochi giorni fa ha pienamente dimostrato nel massacrare una classe intera e annessi docenti in una scuola di provincia negli USA... Però i film pieni di massacri e di sparatorie vanno tranquillamente nelle sale. 

Secondo me il criterio è questo: un film che non segue la grande distribuzione si può tranquillamente censurare anche se non lo merita, tanto non ha alle spalle le multinazionali a fare le telefonate giuste a ministri e sottosegretari... Mente i vari Twilight e affini hanno sempre la luce verde, con buona pace della Paramàunt (come la chiama qualcuno) e sorelle...

Quando la smetteremo di essere come al solito ipocriti e stupidi? 
TUTTI A VEDERE "LA BOTTEGA DEI SUICIDI", finchè c'è!!!

sabato 15 dicembre 2012

Giornalisti in malafede o incapaci?

Ecco un esempio lampante che dimostra che bella stampa abbiamo in Italia... Giornalisti in malafede o incapaci: 

Corriere della Sera: IL PAPA E LE NOZZE GAY: OFFESA ALLA VERITA' 
Repubblica: IL PAPA: "NOZZE GAY UNA FERITA ALLA PACE" "IMPOSSIBILE TOLLERARE ABORTO E EUTANASIA" 
La Stampa: IL PAPA: "NOZZE GAY UNA FERITA ALLA PACE. EUTANASIA E ABORTO SONO INTOLLERABILI" 
Ansa: PAPA CONTRO NOZZE GAY "FERITA A GIUSTIZIA" 
Il fatto quotidiano: IL PAPA ATTACCA I MATRIMONI GAY: "UNA FERITA ALLA GIUSTIZIA E ALLA PACE" 

Prima di dare retta a quello che dicono i giornali vi consiglio di leggere il discorso del Papa riportato nel link sottostante, di cui i giornalisti parlano a vanvera... Quelle cose che i giornali titolano tra virgolette non ci sono nel discorso. Purtroppo abbiamo giornalisti che riportano notizie false, addirittura tra virgolette... E' solo una delle cose che non funzionano in questo Paese, dove ormai non funziona più niente. Per fortuna il discorso del Papa lo si può leggere nel sito riportato sotto e non c'è proprio quello che i giornali hanno titolato a caratteri cubitali... Anzi ci sono tantissimi spunti contro l'economia di mercato, contro il consumismo, contro il materialismo, che sono molto di sinistra e molto moderni ma che ovviamente i giornali si guardano bene dal pubblicare... 

Perciò la domanda vera che ci dobbiamo fare è: i giornalisti in Italia sono incapaci o sono in malafede? O entrambe le cose?  

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/peace/documents/hf_ben-xvi_mes_20121208_xlvi-world-day-peace_it.html

venerdì 7 settembre 2012

Lo scempio


Ogni mattina ci accoglie prima di arrivare al lavoro: 
immobile, muto, desolato monumento, 
simbolo dell'incapacità della nostra classe politica, 
dello zero gestionale dei nostri amministratori, 
ma anche dell'indifferenza di noi cittadini.
Questo scempio, 
megalite nudo di una società ormai depressa, 
non ci ruba solo minuti e benzina ogni giorno, 
ci ruba la speranza che l'Italia possa cambiare in meglio.
Come si può tollerare che una struttura 
che doveva essere pronta nel 2009, 
sia ancora in questo stato, 
e che probabilmente ci rimarrà per sempre?
Facciamo qualcosa, 
vi prego!

mercoledì 25 luglio 2012

Le sessioni più interessanti del Teched Europe 2012


Di recente sono stato al TechEd Europe 2012. Di seguito un elenco delle sessioni più interessanti, per amministratori IT ma anche per il semplice utente di PC casalingo. Questa è solo una piccola selezione, chi fosse interessato ad altri argomenti può consultare la lista completa delle sessioni qui: http://channel9.msdn.com/Events/TechEd/Europe/2012

mercoledì 25 aprile 2012

Rock in the Parrock!

ritpImmaginate qualche centinaio di giovani (giovani davvero, under 25, in maggioranza ragazzi dai 15 ai 20 anni), che ballano di fronte ad un palco sul quale si suona musica rock. Rock duro, di quello death ed heavy metal (qualsiasi cosa questo voglia dire!), suonato da gruppi amatoriali di ragazzi loro coetanei. Alcuni dei presenti, dopo un po’, iniziano a “pogare” in maniera spinta (se non sapete che vuole dire, non siete giovani!!!). Tutto ciò mentre altri preparano penne alla matriciana, bruschette con salsicce, patatine fritte e crepes alla nutella, sotto la guida esperta di un altrettanto giovane chef che mostra di avere il giusto phisique du role (è un colosso alto quasi due metri che non nasconde, anche con la sua mole, di essere davvero una buona forchetta).

Guido, ma dove diavolo sei capitato, vi starete chiedendo? Nell’ultima trovata del Circolo degli Artisti, o al Torretta, o in un altro centro sociale della capitale? Oppure ad una edizione eccezionale della Festa dell’Unità d’altri tempi? O ancora in qualche organizzazione residua di CasaPound e simili? Niente di tutto questo.

La serata, proprio così come ve l’ho descritta, si svolge all’incirca ogni mese in una grossa parrocchia romana, e precisamente alla parrocchia di San Policarpo sulla tuscolana (altezza Giulio Agricola), e si chiama Rock in the Parrock. In parrocchia!? Sì, in parrocchia. E già da quattro anni ormai. I due preti che attualmente curano questa atipica “attività pastorale”, assicurano che in ogni serata si affrontino anche temi formativi, ad esempio nell’ultimo appuntamento si è parlato di dialogo interreligioso, prendendo come spunto la figura di don Andrea Santoro (da cui la nostra presenza). Fare una testimonianza sul dialogo interreligioso, e sul senso di riconoscenza che dobbiamo avere nei confronti del Medio Oriente, su un palco nell’intermezzo tra due brani rock non era mai capitato, ma credo che lui (don Andrea) ne sarebbe contento.

L’esperienza in sè è stata molto formativa per me. Ho trovato un modo nuovo di vivere la Parrocchia. Si percepiva che i ragazzi sentono la Parrocchia (quella parrocchia!) come casa loro, che ci si trovano bene e che, al di là della giornata rock, quello è un modo per farli sentire a casa anche in altri momenti della loro vita. Un ragazzo che cresce in quell’ambiente saprà sempre, anche se è lontano dalla fede, anche se non crede in Dio, anche se ci va solo per sentirsi un concerto gratis e mangiare a poco prezzo, che la Parrocchia esiste, che è un luogo dove c’è qualcuno che ti ascolta e dove puoi andare quando stai nei guai. I genitori dei ragazzi sostengono l’iniziativa proprio per questo: al giorno d’oggi è necessario che la Parrocchia e le altre strutture ecclesiali in generale trovino forme nuove per avvicinarsi ai giovani, che inizino a parlare la loro lingua e che inizino a trasmettere l’idea che nei luoghi religiosi ci si può anche divertire, che la religione è anche e soprattutto gioia, energia, e non solo riflessione e introspezione.

Ed ora, buon ascolto!

 

…c’era anche rock molto più duro ma non l’ho trovato su Youtube…

domenica 1 aprile 2012

Il Giorno dell'Amnesia

Stai per leggere un articolo che probabilmente non è molto adatto a un blog. Rilassati. Prenditi il tempo che occorre, perché non sarà una lettura immediata; se non ne hai a bastanza, ritorna più tardi, o domani, o mai. Chiudi la porta, e per qualche minuto lascia fuori tutto il resto del mondo. Se necessario, abbassa la serranda o chiudi gli scuri, per non farti disturbare dai rumori. Oppure spera che il resto del mondo non ci interrompa e ci lasci in pace. Mettiti comodo, finché in questa stanza non ci saremo solo io e te.

***
« Il ricordo è poesia, e la poesia non è se non ricordo.
Giovanni Pascoli


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L’ho vista e sentita citata in tutte le salse, a conferenze, dibattiti, in libri ed esami universitari. Qualche anno fa, oltretutto, un’amica me ne consigliò la lettura, dopo aver capito che genere di vita conducessi. Lo dico con 7 anni di ritardo: negli ultimi mesi ho compreso come e perché lo facesse, e in quale misura avesse ragione. Sto parlando delle Lezioni americane di Italo Calvino, e nello specifico della prima lezione, quella sulla Leggerezza. Inizia come segue: «Dedicherò la prima conferenza all’opposizione leggerezza-peso, e sosterrò le ragioni della leggerezza. Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solo che sulla leggerezza penso d’aver più cose da dire».
È un paradosso strano, perché la mia intenzione è di applicare lo stesso meccanismo al dualismo memoria/oblio; e la particolarità è che ogni cosa di positivo che si può dire sull’oblio sia dovuto esclusivamente a qualche risorsa mnemonica; tutto ciò che posso dire sulla dimenticanza, lo posso dire solo perché lo rammento. Si può scegliere di ricordare, certo; ma si può anche scegliere di dimenticare?

La Settimana Bella e il rapporto con il Tempo

Con la Domenica delle Palme inizia la Settimana Santa, quella che i nostri fratelli ortodossi chiamano la Settimana Grande o la Settimana Bella, e che quest'anno coincide anche con la festa ebraica di Pesach in cui per una settimana i nostri fratelli ebrei evitano di mangiare cibi lievitati e ricordano la liberazione dalla schiavitù in terra d'Egitto con il passaggio miracoloso del Mar Rosso (Pasqua = Pesach = Passaggio).

Al di là delle convinzioni religiose di ciascuno, il mio augurio è che questa settimana sia per tutti l'occasione propizia per fare un uso migliore del proprio tempo, che è davvero il dono più grande di cui disponiamo senza mai esserne padroni, e per cercare di lasciare più spazio possibile alle cose che consideriamo più importanti. E' un augurio che faccio a me stesso per primo, iniziando da un uso più sobrio di internet.

Vi saluto quindi con un brano tratto dal libro che sto leggendo in questo periodo ("Il danno" di Josephine Hart) e che ho trovato molto stimolante su questo tema.

Arrivederci a dopo Pasqua, e auguri!


mercoledì 21 marzo 2012

Il mostro dentro

Incrocio questa foto su Facebook che apre uno squarcio.

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La didascalia recita:

The family that was destroyed this morning. See the nice looking father holding his two sons? He and his sons were slaughtered this morning as he was bringing them to school. See the wife and baby? They are the "lucky" ones. They were not killed. Instead, they will live the rest of their lives with holes in their very beings, knowing that their father and husband, sons and brothers, were taken in such a violent, despicable action, without their having a chance to say good by.

Certi eventi non posso passare come se nulla fosse. Di questa tragedia in particolare, non è solo la follia omicida che mi colpisce. Non è solo il fatto che ad essere uccisi siano dei bambini innocenti, né solamente il fatto che questo atroce gesto sia stato compiuto su degli ebrei in quanto tali.

Mi colpisce ancora di più il fatto che alla violenza, all’odio razzista, all’efferatezza del gesto, si unisce anche la triste consapevolezza che la nostra società, questi mostri, se li porta dentro. Quotidianamente. Ordinariamente. Senza saperli riconoscere, senza saperli isolare o raddrizzare. Il serial killer è andato via, terminata la strage, e sicuramente sarà andato al lavoro, ieri, come se nulla fosse. Avrà preso il caffè con i colleghi, magari chiacchierato con gli amici la sera di fronte a una birra. E nessuno che sia riuscito a rompere quel muro dietro il quale cova esplosiva tanta furia.

Mentre piangiamo le vittime, riflettiamo anche su che società stiamo costruendo, e su cosa dovremmo iniziare a fare per occuparci del mostro che ci portiamo dentro, come singoli e come comunità: solo allora il diverso finalmente non farà più paura a nessuno. 

lunedì 23 gennaio 2012

Subito la benzina a tre euro al litro

Anche in risposta ai blocchi degli autotrasportatori e dei tassisti, che tra gli altri motivi scioperano per il rincaro delle accise, vorrrei dire la mia sul tema, ma vi avviso che stavolta la sparo grossa.
Potrà infatti sembrare un po' provocatorio, e forse lo è, comunque sono serio quando affermo che voglio subito la benzina a tre euro al litro. E se mi date un minuto o due, vi spiego anche il perchè. 
Uno dei problemi principali delle grandi città italiane - Roma, Milano, forse Torino, Firenze, Napoli e Bologna, non credo altre - è il traffico, che si lega in un abbraccio di causa/effetto con la cronica mancanza di infrastrutture  per il trasporto pubblico: tram, metro, linee ferroviarie.
Ebbene, l'idea è questa: disincentiviamo il trasporto privato, rendendo molto sconveniente muoversi con l'automobile personale e diamo risorse allo stesso tempo per la creazione di nuove infrastrutture di trasporto pubblico. Come farlo? Nelle province dove sono presenti quelle città, si potrebbe aumentare il costo del carburante in maniera artificiale, con una speciale tassa che porti la benzina almeno a tre euro al litro (e il prezzo dovrebbe continuare a salire in base agli aumenti "normali" dei carburanti). Il ricavato, cioè l'eccedenza rispetto al prezzo normale, potrebbe andare in maniera trasparente in un fondo speciale, la cui amministrazione dovrebbe essere data ad un gestore  pubblico dalla indiscussa serietà e onestà (ce n'è ancora qualcuno così, in Italia). I soldi raccolti dovrebbero essere spesi, a blocchi di cento milioni di euro, per realizzare progetti riguardanti la mobilità pubblica. 

Sapete quante linee di metropolitana si realizzerebbero per esempio a Roma con i soldi della benzina venduta a tre euro al litro? 
Facciamo due conti da ingegnere:

In Italia abbiamo circa 22.000 impianti (distributori di benzina) che erogano ognuno circa 1.800.000 litri (1.800 metri cubi) di benzina l'anno (FONTE). Questo significa che in tutto vengono venduti in Italia ogni anno circa 40 milioni di metri cubi di benzina. Considerando che nella provincia di Roma vivono circa 4,5 milioni di persone dei 60 milioni di italiani, ne consegue che mediamente nella provincia di Roma vengono venduti circa 3 milioni di metri cubi di benzina l'anno. Ovvero, anche considerando 1,2 euro di tassa speciale per ogni litro di benzina venduto, si avrebbero nelle casse del fondo speciale circa 3,6 miliardi di euro l'anno!
Ora, una nuova linea di metropolitana costa in media cento milioni di euro a kilometro. Premesso che a me sembra una cifra troppo alta, e che dovrebbero essere privilegiate le linee su ferro in superficie che hanno costi molto più contenuti, anche volendo basarci su quella stima, dal semplice calcolo riportato sopra si evince che a Roma ogni anno potremmo avere  36 Kilometri di metropolitana in più, corrispondenti a due linee di metropolitana, lunghe ognuna come la linea A, che è lunga in tutto 18 km.
Che dite, ci tassiamo per una decina d'anni e rendiamo Roma (e le altre città italiane) delle metropoli degne di stare in Europa?

mercoledì 18 gennaio 2012

Brecht all'isola del Giglio


Probabilmente dico una cosa impopolare, o comunque controcorrente. Ma prima di tutto ci tengo a precisare che non ho la minima intenzione di rivalutare chi non è, sinceramente, rivalutabile. Chi non sa stare al suo posto, prendersi le sue responsabilità. Di chi è figlio di una società che ha abolito non solo l'autoritarismo (che sarebbe giusto e comprensibile), quanto proprio ogni senso di autorità.

Detto questo, entro nel merito: il comandante Schettino ha sicuramente sbagliato, e di grosso. Certo, non so come avrebbe reagito nessuno di noi ad una cosa del genere; ma il fatto è che il responsabile, in quel momento, era lui, e ha mostrato tutta la propria inadeguatezza. Senza scampo. Un giorno ci spiegheranno (sempre che sia possibile) il perché della bravata, e il perché non si sia neppure in grado di rispondere delle proprie azioni.

Ad ogni modo, fatico a capire il perché tutto questo baccano, tutte queste urla. Aggiungono qualcosa alla tragedia? No. Sono figlie di una società inquieta, che l'amplificazione mediatica rende isterica? Forse esagero, ma temo di esserci vicino.
Nessuno di noi era là, nessuno di noi (spero) aveva parenti o amici coinvolti, nessuno di noi conosce nessuno. C'è bisogno di urlare così tanto? Se riteniamo di essere migliori di Schettino (il quale, ci dicono giornali e telefonate, se l'è data a gambe levate), probabilmente dovremmo evitare certe reazioni di pancia.
Ha sbagliato, e di grosso. Pagherà (in ogni caso: è sufficiente che abbia una coscienza). Certamente non merita complimenti né indulgenze di alcun genere. Ma neanche processi sommari che, dovrebbe essere di tutta evidenza, nulla aggiungono alla tragedia in atto.

La seconda reazione di pancia è un tarlo che mi rode da tempo. La prendo alla lontana: ogni venerdì, da dicembre a oggi, scrivo un editoriale per il sito www.mondopallone.it (che ho fondato, di cui sono vicedirettore, e cui desidero fare un po' di pubblicità, tanto che ci sono). Venerdì scorso ho terminato con una considerazione su Simone Farina, il difensore del Gubbio che ha rifiutato di vendersi una partita, e anzi ha denunciato la cosa. Tutto giusto. Solo che il fatto di essere una persona educata, onesta, integra, non fa di una persona un eroe; siamo noi ad avere bisogno di pensare che sia tale. Il mio articolo si chiude così: «Le buone azioni devono mantenere un profilo basso, per definizione. Stimiamo Farina, sentiamolo anche vicino a noi, ma senza innalzare statue all'Uomo Normale. È solo la sterile retorica dei nostri tempi. Ma gli esempi non si sbandierano: si imitano, in silenzio. E Farina è il primo a saperlo».

Il mondo, e il nostro paese non fa eccezione, non è fatto di persone bianche e persone nere, anzi: abbiamo grigi in abbondanza. È molto comodo e (falsamente) rassicurante dipingerlo come una lotta dei buoni contro i cattivi (e, vorrei ricordare, è una cosa che un certo George W. faceva con nonchalance, eppure da lui non lo accettavamo). Facile buttare la croce addosso a qualcuno che, di suo, si è dimostrato fatalmente inadeguato (in un modo che peraltro farebbe ridere, se solo non fosse per le circostanze); facile, troppo facile demonizzare qualcosa o qualcuno per poi lavarsene le mani. Ad altri livelli, lo hanno fatto tutti i totalitarismi (non c'è bisogno di ricordare ogni singolo caso).
Detto questo, quindi: Schettino non è un eroe, certo. Ma forse lo è De Falco?

Non credo di sminuirne il ruolo se dico che ha fatto solo il suo dovere. In certi casi, fare il proprio dovere è tutto (e in questo momento, me ne rendo conto, è una cosa un tantinello inusuale). Si è reso conto della situazione, e ha tirato dritto. Sì, non nego che ci vuole coraggio, a volte, per fare ciò che si deve. Il fatto è che siamo ormai così abituati all'assenza di questo senso e di questo senno, che ogni volta che ci sorprendiamo a trovare qualcuno ligio alle regole, pronto alla bisogna, e disposto a non scendere a patti con le proprie mancanze, beh, ci sembra di avere trovato un nuovo messia. Non è così. Aggiungo: per fortuna.
Se l'Italia è come Schettino, sinceramente, non abbiamo futuro; ma non lo abbiamo neanche se dobbiamo aggrapparci, come fossero degli eroi, a tutti coloro che semplicemente fanno il loro dovere con spirito di responsabilità e abnegazione. Non è così che deve funzionare. Diceva Brecht: «Beato quel paese che non ha bisogno di eroi». E neanche di doverne trovare.

domenica 1 gennaio 2012

Propositi 2012


1. Spostare la vita un passo più in là. Senza sosta. Ancora una volta.
2. «We'd better start savin' up for the things that money can't buy» (cit. Bruce Springsteen).
3. Dispensare qualche abbraccio letterario in meno, e qualche abbraccio fisico in più. Ma va bene anche solo la seconda parte.
4. «Non sottovalutare le conseguenze dell'amore» (cit. Paolo Sorrentino).
5. Fare meno cose, ma farle meglio.
6. Continuare a trasmettere, senza smettere. Continuare a tra.
7. Tutte le strade portano a un libro.
8. Correre, concorrere.
9. Agire prima di pensare, almeno una volta. Le arrabbiature non valgono nel conto.
10. «Stai sereno... sempre» (cit. Andrea Pecile).

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